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Dario Gedolaro

Il Coronavirus un merito l’ ha avuto: ha fatto esplodere problemi che da tempo covavano sotto la cenere. Mi riferisco a due questioni importanti: il dumping fiscale esistente nell’ Ue e i rapporti con la Cina, Paese responsabile del disastro economico planetario causato dalla pandemia. Problemi che deve risolvere la Politica con la “p” maiuscola. A portare di nuovo alla ribalta la prima questione è stata la decisione di Fca di chiedere un prestito da 6,3 miliardi alla banche, garantito dallo Stato italiano. Fca ha trasferito dal 2014 la sede legale ad Amsterdam e la sede fiscale a Londra (altri grandi gruppi industriali italiani di nascita sono in realtà diventati stranieri, basti pensare alla Ferrero, a Mediaset, a Cementir), decisione determinata da considerazioni di convenienza fiscale e giuridica. Insomma, tanto per semplificare si pagano meno tasse e le leggi sono più “amichevoli” per le imprese.

Ora, siccome quando Fca prese la decisione di diventare un’ azienda straniera, sia l’ Olanda che Londra erano entrambe nell’ Ue, qualsiasi Politico (“sempre con la “p” maiuscola) avrebbe dovuto sollevare il problema di come potesse accadere che all’ interno dell’ Unione Europea esistesse una concorrenza (che definirei sleale) in tema di tasse e imposte, cioè che ci fosse qualcuno (anche il Lussemburgo) che avesse leggi e attuasse il ribasso di aliquote e pressione fiscale per attrarre contribuenti ed investitori (dumping fiscale). E’ evidente che è una contraddizione grave, che indebolisce le posizioni degli europeisti e rafforza quelle dei sovranisti, i quali, è bene ricordarlo, in Italia annoveravano fra le loro fila partiti come la Lega, il M5S e Fratelli d’ Italia. Ho usato il verbo al passato, perché oggi il sovranismo non ruggisce più tanto, visto che c’ è una verità lampante: o l‘ Europa ci aiuta a salvarci o andremo a fondo. Ogni tanto però rialza la testa, come nel caso del Mes (il fondo salva stati), ma si tratta di posizioni minoritarie.

Resta comunque il problema dell’ inerzia politica nel tentare di arginare simili operazioni in uscita, salvo poi mettersi a strillare (un po’ demagogicamente) se una multinazionale che ha lasciato l’ Italia chiede un prestito miliardario garantito dallo Stato italiano. E’ evidente che il problema è a monte, perché quella multinazionale non è fuggita in un paradiso fiscale, cioè in uno di quei Paesi messi nella black list mondiale, ma in un Paese “fratello” della Ue con un’ operazione del tutto lecita. C’è anche da domandarsi perché, scoppiato il caso Fca, lo stesso ministro dell’ Economia del nostro governo, sia corso ai ripari – “Abbiamo chiesto degli impegni aggiuntivi a quelli già piuttosto stringenti introdotti nel decreto” – ammettendo così implicitamente che quel decreto aveva qualche falla (fra l’ altro, impegni aggiuntivi che Macron in Francia ha adottato: bastava copiare). Giorgia Meloni ha sottolineato a proposito del prestito chiesto da Fca: “E’ un problema complesso perché Fca è comunque una azienda che in Italia ha decine di migliaia di dipendenti. Il problema è a che cosa serve il prestito. Se serve a distribuire dividendi, non si può fare; se può servire a far camminare e ad aiutare i lavoratori e i fornitori in Italia, è tutt’altra vicenda”. Da condividere.

E veniamo alla Cina. Finalmente a livello mondiale qualcosa si muove per richiamare il grande Paese asiatico alle sue responsabilità. Il progetto di risoluzione promosso dall’Unione Europea e dall’Australia che chiede un’inchiesta indipendente sulle origini e la diffusione del coronavirus ha ottenuto il sostegno di 116 nazioni all’Assemblea dell’Organizzazione mondiale della Sanità.

Il presidente cinese, Xi Jinping, ha affermato imbarazzato “Ci vorrà un’indagine esaustiva sul Covid-19 basata su scienza e eseguita con professionalità, ma

Il presidente cinese, Xi Jinping,

solo quando l’emergenza sarà sotto controllo”, aggiungendo che se Pechino dovesse trovare un vaccino contro il Covid-19 ne farebbe “un bene pubblico mondiale”.

Il Coronavirus, comunque, è solo la punta dell’ icerberg: dimostra l’ arretratezza sociale e politica della Cina, il cui tumultuoso boom economico si basa su scarso rispetto della democrazia, dell’ ecologia, dei corretti rapporti commerciali internazionali. Si fa ricerca, ma non sempre con quelle cautele indispensabili per non provocare disastri o con il rispetto di norme etiche che tutelino il futuro del pianeta e dell’ umanità.

La Cina è un gigante con un piede nel futuro e l’ altro nel Medioevo; a fronte di megalopoli avveniristiche ci sono migliaia di zone rurali molto arretrate, dove dilagano sudiciume e carenza di igiene pubblica. Si macella e si mangia di tutto, incuranti dei gravi rischi sanitari. Nel campo economico si producono prodotti elettronici sofisticati, ma gran parte della produzione industriale è fatta di stabilimenti pericolosi e inquinanti, che sfornano merci scadenti o copiate, aggirando le norme che regolano marchi e brevetti, a prezzi molto concorrenziali perché i lavoratori hanno paghe bassissime e nessun diritto sindacale. Non a caso Trump ha fatto del contrasto (tramite dazi) all’ economia cinese uno dei suoi cavalli  di battaglia elettorali in difesa dell’ industria e dell’ agricoltura americane.

Ci vorrebbe un atteggiamento altrettanto battagliero da parte dell’ Unione Europea. Ma il governo italiano, e in particolare il MS5, sembra essersi incamminato su un’ altra strada, a un certo punto senza via di ritorno: porte spalancate alla Cina. E allora la fuga delle holding italiane in altri Paesi dell’ Ue potrebbe essere un male assai minore di quello di diventare una colonia della strapotente economia cinese.

Il Presidente della Puglia, Michele Emiliano

Faccio mia l ‘ amara considerazione del Presidente della Puglia, Michele Emiliano: “Occorrerebbero politici con un profilo professionale elevato. Invece il prototipo del politico degli anni 2000 è quello che non ha mai lavorato un’ora, ovviamente con le dovute eccezioni, che a scuola c’ è andato e non c’ è andato, che non ha mai risolto problemi in vita sua e assume un ruolo elevatissimo in maniera del tutto random, cioè senza nessun cursus honorum. Nel momento in cui si smette di stare sui social e di giocare partite virtuali e la battaglia è vera, non è che improvvisamente ti puoi inventare, ti alzi la mattina e diventi uno che sa guidare gli eserciti in battaglia. Quindi i tecnocrati prendono in mano la situazione, loro hanno le loro categorie. Ho fatto battaglie interminabili con i tecnocratici per piegarli a rispettare la sostanza dell’ indirizzo politico. Questa cosa è drammatica: hanno bruciato Berlusconi, Renzi, Salvini. Conte mi auguro che se la cavi, ma sarà durissima anche per lui”.

Author: Pier Carlo Sommo

Torinese, Laureato in Giurisprudenza, Master in comunicazione pubblica e Giornalista professionista. Dal 1978 si occupa di comunicazione e informazione nella pubblica amministrazione. Ha iniziato la carriera professionale presso la Confindustria Piemonte. Dopo un periodo presso l'Ufficio Studi e Legislativo della Presidenza della Regione Piemonte nel 1986 è diventato Vice Capo di Gabinetto e Responsabile Relazioni Esterne della Provincia di Torino Dal 1999 al 2020 è stato Direttore delle Relazioni Esterne e Capo Ufficio Stampa dell'ASL Città di Torino. Autore di saggi, articoli e ricerche, ha pubblicato numerosi volumi e opuscoli dedicati alla comunicazione culturale - turistica del territorio. È docente in corsi e seminari sui problemi della comunicazione e informazione presso le società di formazione pubbliche e private . Professore a contratto di Comunicazione Pubblica presso l'Università di Torino e Università Cattolica). È stato Segretario Generale dell'Associazione Italiana per la Comunicazione Pubblica e Istituzionale dal 2013 al 2020. Membro del Direttivo del Club di Comunicazione d'Impresa dell’Unione Industriale di Torino, dal 2005 al 2008 è stato Vice Presidente. Membro del Comitato Promotore dell' Associazione PA Social