Search

Carola Vai

Il Castello di Moncalieri, alle porte di Torino, custodisce ottocento anni di storia. Tra le sue mura la famiglia Savoia ha vissuto 7 secoli di governo. Il Castello è cambiato con l’alternarsi di successi, sconfitte, amori, tradimenti, lutti, gioie, di personaggi ed avvenimenti. Il susseguirsi dei fatti dalla prima costruzione dell’edificio, nel 1200 circa, a quando il Castello nel 1926 ha perso il ruolo di residenza, non sono mai stati del tutto raccontati. Nemmeno sono stati uniti alla trasformazione avvenuta dal 1948 quando, in questo luogo, si sono stabiliti i Carabinieri, ancora presenti. Da qui l’idea del volume “Il Castello di Moncalieri. Una presenza sabauda fra Corte e Città” con le vicende che lo riguardano dalla nascita ai nostri giorni. Il libro, 420 pagine, tante fotografie, narra gli accadimenti incluse le metamorfosi murarie, ambientali, sociali. L’opera pubblicata dal Centro Studi Piemontesi è stata presentata dall’assessore alla cultura di Moncalieri, Laura Pompeo, nel giardino delle rose, il 23 luglio, pochi giorni dopo la riapertura al pubblico del Castello seguita alla lunga pausa imposta dalla diffusione del coronavirus.

Laura Pompeo, Assessore alla Cultura, Città di Moncalieri

Presenti i curatori del volume: Albina Malerba, Andrea Merlotti, Gustavo Mola di Nomaglio e Maria Carla Visconti. E molte firme dei vari saggi come ad esempio Laura Moro ,( “Dal 1926 ad oggi: tutela, restauri e nuove funzioni”) , e Lino Malara (“Di là dal fiume e tra gli alberi”). E la liutista, Gabriella Perugini.

L’opera, molto elegante, in vendita a 58 euro, è dedicata alla memoria di Mario Chianale (1948-2016) che ha donato un lascito alla città di Moncalieri per diffondere e valorizzare storia e patrimonio culturale. Chianale, moncalierese, innamorato della propria città dove fu consigliere comunale, pur lavorando a lungo a Torino e poi a Roma, ha mai scordato la sua terra d’origine . Spesso anch’io nei nostri vari incontri ho raccolto le sue speranze sulla diffusione della conoscenza culturale e turistica di Moncalieri confinante con Torino.

Il Castello ,  residenza sabauda diversa dalle altre sparse per il Piemonte, è

Mario Chianale

comunque, come le altre, dal 1997 nella lista dei patrimoni dell’umanità dell’Unesco. Adagiato in punta ad una collina, nel centro storico di Moncalieri, si vede a chilometri di distanza. Qui, Casa Savoia visse avventure e disavventure. La sua costante presenza ha attratto l’interesse altrettanto costante dell’aristocrazia che nel territorio ha realizzato molti edifici.

Allorché Carlo Alberto,(1798-1849), detto “il magnanimo”, ma anche “re tentenna”, trasformò il Castello in residenza reale abbellendone soprattutto gli interni, venne realizzato poco distante persino il Real Collegio Carlo Alberto voluto dal sovrano nel 1838, poi affidato ai padri Barnabiti per educare i giovani della classe dirigente. Collegio tra i migliori d’Europa, con insegnanti conosciuti a livello internazionale e allievi diventati famosi in vari settori sociali. Oggi in gran parte inutilizzato, con alcuni ambienti trasformati in museo, mostra comunque parti interessanti come le sale di rappresentanza del piano terreno, la cappella e lo scalone monumentale.

Andrea Merlotti, Albina Malerba e Maria Carla Visconti

Ma tornando al Castello, molto amato da quasi tutti i componenti della famiglia Savoia,  come si legge nel libro, fu teatro di continui miglioramenti. Il grave incendio del 2008 purtroppo spazzò via molti ambienti in seguito ricostruiti. Visitando oggi l’edificio con i suoi appartamenti reali , dal 2015 sotto la custodia del Polo Museale del Piemonte, si ha difficoltà ad immaginare la maestosità del luogo in tempi remoti. Eppure tra le spesse pareti della residenza è passata la storia che ha anticipato la costruzione dell’Italia e, verrebbe da dire, dell’Europa.  Il volume, scritto in chiave storica, ricorda molti accadimenti e personaggi. Ad esempio Vittorio Amedeo II (1666-1732), il sovrano che  nel castello trascorse vari periodi e finì per morirvi.  Lui che aveva vissuto anni di guerra a fasi alterne contro la Francia, la Spagna, gli Asburgo, decise di abdicare in favore del figlio Carlo Emanuele III. Vedovo della madre dei suoi 9 figli, Anna Maria D’Orleans, nipote di Luigi XIV, scelse di sposare in seconde nozze la marchesa di Spigno, già frequentata in gioventù. Con il tempo si pentì di aver ceduto la corona e tentò di riprendersi il trono. Ma il figlio glielo impedì e lo tenne prigioniero con la moglie nel castello di Moncalieri fino alla morte.  Altri due sovrani Vittorio Amedeo III e il figlio Vittorio Emanuele I abbellirono e vissero  lunghi periodi nel Castello, morendovi rispettivamente nel 1796 e nel 1824.  Carlo Alberto, come detto, lo rese una delle residenze abituali della sua famiglia. Così, nei vari locali vissero

Gabriella Perugini, liutista

sua moglie, la regina Maria Teresa d’Asburgo (1801-1855) e i loro figli, compreso il primo re d’Italia, Vittorio Emanuele II, (1820-1878) e la primogenita di quest’ultimo, Maria Clotilde, (1843-1911) nata e cresciuta nel castello. La principessa dopo il matrimonio con Napoleone Girolamo Bonaparte , di  21 anni più grande, rimasta vedova, tornò a vivere nel Castello fino al giorno della morte.

Ultima abitante regale del Castello è stata Maria Letizia Bonaparte (1866-1926).  Consorte di Amedeo di Savoia, la nobildonna introdusse una serie di trasformazioni, compreso l’ascensore. Con 22 anni in meno del marito, vedova un anno dopo il matrimonio, curiosa, vivace e indifferente alle critiche, dopo anni di vedovanza Maria Letizia si legò ad un ufficiale dell’esercito più giovane di 21 anni che alla sua morte divenne erede universale di tutti i suoi beni. Oggi, visitando il Castello, si trovano ancora stanze pressoché intatte del periodo o comunque ricostruite identiche a quelle originali come quelle carbonizzate dal disastroso incendio del 2008.

Carola Vai nel Giardino delle rose.

Certo la grandezza vissuta dai vari locali ha subito enormi stravolgimenti. Ad esempio l’occupazione dei francesi nel 1798  cancellò gran parte della bellezza dei vari saloni . Gli invasori trasformarono la residenza reale in caserma, ospedale militare e carcere causando gravi danni . Persino una zona del parco venne distrutta per fare spazio al cimitero. Tornato nelle mani dei Savoia, Vittorio Emanuele I nel 1817 avviò comunque un’attenta ricostruzione, proseguita in seguito fino ai nostri giorni. Pur con qualche pausa dettata da avvenimenti politici.

“L’intento, la speranza, l’ambizione, – scrivono i Curatori del libro – è da una parte chiarire la storia di un’opera tanto importante come il Castello, dall’altra contribuire alla tutela e valorizzazione del sistema delle Residenze Sabaude”. Obiettivo raccolto dall’Assessore alla Cultura di Moncalieri Laura Pompeo. La storia del Castello testimone di molti eventi importanti dei Savoia e del loro Stato, si intreccia con quella della città e del Po ai suoi piedi. Tutto intorno, ancora oggi, esistono e sono abitate antiche ville, un tempo dette “vigne” perché al centro di estesi vigneti. L’urbanizzazione e i vari cambiamenti  hanno quasi cancellato il panorama vitivinicolo.  Tuttavia in questo periodo di “turismo di prossimità” imposto dai tragici effetti della diffusione mondiale del #coronavirus e dalla mancanza di visitatori stranieri, è utile cogliere l’occasione di conoscere meglio il Castello di Moncalieri, come le altre testimonianze sabaude, per rendersi conto, o avere conferma, dell’importanza di tale patrimonio in fatto di possibilità di produrre economia e benessere, oltre generare senso di appartenenza, educazione all’ambiente, alla bellezza, al valore della storia .

 

Visita al castello: 

Orari 

da venerdì a domenica e nei giorni festivi – dalle 10.00 alle 18.00 (ultimo ingresso 17.00)

da lunedì a giovedì (non festivi) – chiuso

Accesso contingentato max 8 persone ogni ora

Prenotazione obbligatoria online a cura del Consorzio delle Residenze Reali Sabaude
www.lavenaria.it  – Informazioni: tel. 011 4992333

 

Author: Carola Vai

Laureata in Lingue e Letterature straniere, giornalista e scrittrice. Ha lavorato in varie testate tra le quali: “la Gazzetta del Popolo”, “La Stampa”, “Il Mattino” di Napoli, “Il Giornale” di Montanelli. Passata all’AGI (Agenzia Giornalistica Italia) dal 1988 al 2010, è diventata responsabile della redazione regionale Piemonte-Valle d’Aosta. Relatrice e moderatore in convegni in Italia e all’estero; Consigliere dell’Ordine Giornalisti del Piemonte fino al 2010, poi componente del consiglio di amministrazione della Casagit (Cassa Autonoma Assistenza dei Giornalisti Italiani) dove attualmente è sindaco effettivo. Tra i libri scritti “Torino alluvione 2000 – Per non dimenticare” (Alpi Editrice); “Evita – regina della comunicazione” (CDG, Roma ); “In politica se vuoi un amico comprati un cane – Gli animali dei potenti” (Daniela Piazza Editore).