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Carola Vai

Entrare nella stazione ferroviaria di Roma Termini al tempo del Covid-19 è quasi come finire in un labirinto senza uscita. Strisce e frecce colorate sul pavimento a indicare direzioni avanti o indietro; nastri rossi per delimitare corridoi di fantasia. Dipendenti ferroviari ai varchi di partenza dei treni impegnati a fermare chi sbaglia entrata o uscita. Controllori che a caso tentano di misurare la temperatura di qualche passeggero. (Io ad esempio sono stata esclusa). Una ragnatela creata per indurre i viaggiatori a mantenere l’indispensabile distanza fisica. Sforzo lodevole, eppure quasi inutile. Del resto il traffico in questo fine giugno a Roma Termini è tornato essere numericamente di poco ridotto rispetto ai giorni prima della pandemia. Almeno nelle principali ore della giornata. Difficile, se non quasi impossibile, applicare le regole imposte dal governo per evitare l’eventuale contagio del virus.

Stazione Roma Termini

Infatti persone di ogni età, sesso, forma, con le più assurde mascherine su volti indecifrabili, sfrecciano in un turbinio senza fine.  E’ già una conquista personale evitare di essere travolti da chi corre come se non ci fosse futuro. L’annuncio dei treni in partenza o in arrivo comunicato da un alternare di voci  anonime giunge all’udito di chiunque in modo appena comprensibile. I cartelloni elettronici appesi nelle posizioni di sempre sono considerati la salvezza di chi vuole sapere quando può partire. Pertanto, sotto ad ognuno di questi, lunghe code di persone con il naso all’insù e a pochi centimetri l’una dell’altra, attendono pazientemente. Se prima della pandemia, Termini aveva un aspetto caotico, oggi è alle prese con difficoltà di ogni genere. Comprensibile se si ricorda che è la stazione più grande d’Italia, 32 binari, e la quinta in Europa. Tra i viaggiatori in questo periodo sono assenti le lingue straniere che fino allo scorso febbraio facevano sembrare la stazione una sorta di Babele. Si sente solo più parlare in italiano. Ma il numero dei treni non sembra soddisfare le necessità. Come evitare assembramenti e pericolose vicinanze se mancano i posti e le persone devono muoversi?

La carenza di convogli è attribuita dalla società ferroviaria alla carenza di viaggiatori. Ma il primo vero week end

Borsa take away di frecciarossa

estivo sembra aver appannato, se non proprio cancellato, negli italiani la paura del contagio del virus. Voglia di vacanza dopo tanta angoscia, oppure semplice desiderio di qualche ora di libertà mescolate ad altre motivazioni hanno contribuito ad accrescere il traffico.

Situazione quasi serena invece per i viaggiatori dei Frecciarossa, i treni di punta del servizio alta velocità di Trenitalia in grado di raggiungere fino 300 chilometri all’ora. Tutti i passeggeri qualche istante prima di salire sul treno vengono indistintamente omaggiati di un sacchetto contenente mascherina, gel disinfettante, una lattina di acqua minerale naturale e una fascia poggia testa di carta. Il sacchetto è distribuito da un dipendente delle Frecce. Quando arrivo al mio posto scopro che l’allontanamento fisico è assicurato. I sedili sono occupati uno sì, l’altro no. Inoltre sul treno è disponibile anche un disinfettante per le mani. Durante il viaggio, da Roma a Torino, essendo seduta nella ‘business class’, posso avere un piccolo snack accompagnato da una bibita a scelta. E’ l’unico momento dove tolgo la mascherina. Per il resto del viaggio diventa parte di me. Sulle Frecce è ovviamente consigliato muoversi il meno possibile: dunque niente passeggiate nei corridoi e nemmeno al bar. E niente caffè. La mia carrozza fino a Milano ha tutti i posti disponibili occupati. Un po’ meno nel tragitto Milano-Torino. Considerato l’affollamento dei treni locali e di quelli regionali, la situazione del mio Frecciarossa mi sembra una vera fortuna. Dal finestrino vedo scorrere un lungo pezzo dell’Italia. Il paesaggio nella sua varietà sembra quello di sempre. Non così le stazioni dove il treno si ferma, quasi sempre con pochi passeggeri in arrivo o in partenza. Fatto lontano dalle abitudini praticate fino allo scorso mese di febbraio. Certo le Frecce hanno

Carola Vai

ancora un numero di viaggiatori ridotto rispetto a prima della pandemia. E se nelle prossime settimane la gente tornerà a viaggiare, forse ci dovranno essere più collegamenti, oggi limitati a 86 contro i 201 esistenti prima dell’arrivo del coronavirus. Ciò che mi ha stupita nel mio primo viaggio in treno dopo i lunghi mesi di lockdown è stato il fatto che i bagagli non sono un problema, come capita invece sugli aerei. Tuttavia sulla carrozza dove ho viaggiato la zona bagagli è rimasta vuota per tutto il tempo. La gran parte dei passeggeri aveva piccoli trolley o addirittura borse minuscole. La tranquillità del viaggio non è stata accompagnata dalla puntualità. Il treno, proveniente da Salerno, già arrivato a Roma con oltre dieci minuti di ritardo, ha finito per accumulare altro ritardo, arrivando a Torino Porta Nuova più di mezz’ora dopo il previsto, oltre le ore 20.30. La stazione torinese, silenziosa e deserta, è apparsa quasi spettrale. La difficoltà di arrivare in orario delle Frecce è tra le abitudini, negative, che la pandemia ha lasciato indenne. Tutto il resto invece è stato stravolto. Ad esempio, per chi vuole viaggiare di notte in cabina, deve prenotarla in esclusiva. E’ consentito essere in compagnia solo se con i propri famigliari. In

Torino Porta Nuova

merito la sicurezza, Intercty Notte di Trenitalia ha fatto sapere che ogni scompartimento viene sanificato e igienizzato dopo ogni viaggio. Pronto per ospitare altri viaggiatori.

Stazioni e treni, ma meno degli aeroporti e degli aerei, hanno assunto un volto diverso da come  eravamo  abituati prima della pandemia. Ed è un’altra delle realtà da affrontare, mentre alcune regioni litigano per la vicenda dei posti ridotti in treno causa distanziamento tra un sedile e l’altro imposto dal governo. C’è chi è d’accordo mantenerlo e chi vorrebbe eliminarlo per soddisfare la richiesta dei viaggiatori dei treni locali e regionali. Tra coloro che hanno chiesto al governo di tornare ad un’offerta completa dei posti c’è la Regione Piemonte.

 

 

 

 

 

Author: Carola Vai

Laureata in Lingue e Letterature straniere, giornalista e scrittrice. Ha lavorato in varie testate tra le quali: “la Gazzetta del Popolo”, “La Stampa”, “Il Mattino” di Napoli, “Il Giornale” di Montanelli. Passata all’AGI (Agenzia Giornalistica Italia) dal 1988 al 2010, è diventata responsabile della redazione regionale Piemonte-Valle d’Aosta. Relatrice e moderatore in convegni in Italia e all’estero; Consigliere dell’Ordine Giornalisti del Piemonte fino al 2010, poi componente del consiglio di amministrazione della Casagit (Cassa Autonoma Assistenza dei Giornalisti Italiani) dove attualmente è sindaco effettivo. Tra i libri scritti “Torino alluvione 2000 – Per non dimenticare” (Alpi Editrice); “Evita – regina della comunicazione” (CDG, Roma ); “In politica se vuoi un amico comprati un cane – Gli animali dei potenti” (Daniela Piazza Editore).