Dario Gedolaro
C’è una “Upper class” torinese che giustifica le violenze dei gruppi di estrema sinistra, come Askatasuna? La Procuratrice Generale del Piemonte e della Valle d’Aosta, Lucia Musti, ha lanciato chiare e precise accuse, non si è nascosta dietro parole fumose: “Le Piazze sono usate come strumento di lotta con la benevola tolleranza della upper class”. E cioè di quella classe media radical chic che cavalca qualsiasi protesta purchèabbia una parvenza di progressismo e di sinistrismo. Sono parte di quei voti che la sinistra torinese raccoglie nella cosiddetta “Zona ZTL”, cioè nei quartieri borghesi. I risultati delle elezioni comunali sono lì a dimostrarlo: Piero Fassino fu sconfitto da Claudia Appendino, ma non nei quartieri del Centro e della Crocetta, un consenso che si è ripetuto con Stefano Lo Russo.

Ora – finalmente – le parole della Procuratrice Generale hanno squarciato il velo di ipocrisia e di silenzi intorno a una intellighenzia che trova sponda in buona parte della stampa cittadina, a cominciare dal quotidiano fino ad ora, e non più per molto, della famiglia Agnelli.
“Si finisce per minimizzare– ha ancora affermato Lucia Musti – il grave disvalore, non solo giuridico ma sociale, delle condotte violente commesse in occasioni di pur legittime manifestazioni di protesta e che invece finiscono con delegittimare chi protesta pacificamente». E ancora, si registra una “benevola tolleranza” e una “lettura compiacente di condotte, che altro non sono che gravi reati”.
Un “j’accuse” circostanziato che si riferiva ai fatti che hanno riguardato l’area antagonista, come le guerriglie urbane seguite allo sgombero del centro sociale Askatasuna, le tensioni durante i cortei per Gaza e lo sciopero generale in autunno. L’allarme lanciato dalla procuratrice andrebbe rapidamente colto da chi ha responsabilità politiche cittadine, perché le condotte violente, ha ancora denunciato la Procuratrice, sono fatte non solo dalle “ stesse persone”, ma anche da “nuovi sodali, e manovalanza varia, vecchi capi che incitano a distanza alla rivolta e consigliano le scelte di attuazione della stessa, e nuovi capi che incitano sul campo”. E ancora, il proselitismo passa attraverso “il presidio presso scuole medie superiori che porta al reclutamento di forze nuove” e il “campeggio che viene organizzato a settembre, a margine dell’inizio dell’attività scolastica, laddove vengono richiamati giovani studenti – la più parte minorenni – che gli organizzatori – è ragionevole ritenere – indottrinano indirizzandoli all’agire illegale”. “Iniziativa ben diversa da un campo Wwf – ha ancora detto Lucia Musti – ove si educa al rispetto per la natura, ovvero dai campi di Libera di don Ciotti dove si educa al rispetto della legalità”.

Su Don Ciotti qualche riserva sarebbe opportuna avanzarla, ed è doloroso dirlo perché si tratta di un prete coraggioso e impegnato, ma da qualche tempo troppo politicizzato, nel senso di appartenenza a una determinata area politica, come si è visto nella dichiarazione: “Askatasuna è stato anche ossigeno, non tutto va criminalizzato”. Siamo chiari: per quanto riguarda l’“l’ossigeno” citato da Don Ciotti basta andarsi a rileggere le cronache dei giornali e i rapporti delle forze dell’ordine per capire che si tratta di un ossigeno molto “inquinato”. Forse i sacerdoti dovrebbero documentarsi meglio quando fanno certe affermazioni. Luigi Einaudi, nella sue “Prediche inutili”, ne stigmatizzava l’ignoranza in campo economico e affermava: “l’economia dovrebbe essere una delle materie di insegnamento nei seminari”. Aggiungiamoci la Costituzione e l’Educazione civica.

Purtroppo il sindaco Stefano Lo Russo ha commesso un’ingenuità quando ha cercato un accordo che consentisse al centro sociale di mantenere la propria sede in corso Regina Margherita. Un’ingenuità politicamente grave, come fa rilevare Carmine Festa nell’intervista sul Corriere della Sera: “Lei sul progetto Askatasuna ci ha messo la faccia. Sente franare il terreno sotto ai piedi per la sua ricandidatura?” E sì, perché Lo Russo ha come alleata di governo Avs, di cui i capigruppo in Regione e in Comune, oltre a un parlamentare, hanno aderito all’ ultima manifestazione specificatamente indetta “pro Askatasuna” e durante la quale si sono svolte le solite inaccettabili violenze. La loro gravità è stata resa ancor più palese dalle riprese in cui un poliziotto viene preso a calci, pugni e martellate.
Se a Torino nel Pd vi fosse ancora un’area moderata in grado di svolgere il suo ruolo, la protesta dovrebbe salire forte, la presa di distanza chiara. Il progetto Lo Russo è fallito, così come il recupero delle periferie, dove la violenza criminale è diffusa. Negli Anni 50 e 60 a Torino abbiamo avuto una classe politica cittadina in grado di assorbire gli sconvolgimenti provocati da un’immigrazione che ha assunto il carattere di esodo biblico: 600 mila persone giunte in pochi anni in città per lavorare, cui si dovevano offrire asili, scuole, case, assistenza medica, sicurezza, oltre che integrazione sociale. Non possiamo che rimpiangere quegli amministratori.


