Pier Carlo Sommo
Nel cuore del centro storico di Saluzzo (CN), si trova il Museo Civico Casa Cavassa, un edificio simbolo, che rappresenta una delle testimonianze più significative del Rinascimento piemontese. La sua storia, l’architettura e le opere d’arte che custodisce la rendono una tappa imprescindibile per chi desidera comprendere l’evoluzione culturale e artistica di questo territorio. Casa Cavassa non è solo il museo civico della città ma costituisce una delle più importanti testimonianze dell’architettura civile rinascimentale nel Piemonte sud-occidentale.

L’edificio si colloca nel contesto storico del Marchesato di Saluzzo, realtà politica che fu autonoma fino al 1548, caratterizzata da una posizione di cerniera tra area francese e Italia settentrionale. Saluzzo, con il territorio circostante, divenne parte integrante della Francia per circa mezzo secolo, fino a quando il duca Carlo Emanuele I di Savoia, al termine della guerra franco-savoiarda, con il trattato di Lione nel 1601, ne ottenne il definitivo possesso, cedendo in cambio al sovrano vittorioso Enrico IV alcuni territori d’oltralpe Nel periodo del Marchesato, la collocazione geopolitica, fece di Saluzzo un vivace centro politico e culturale, aperto agli influssi francesi e nord-europei. Casa Cavassa rappresenta una delle testimonianze più evidenti di questo dialogo artistico internazionale.
L’edificio ha origini antiche, risalenti almeno al XV secolo. Inizialmente non apparteneva alla famiglia omonima, ma fu donata nel 1464 dal Marchese di Saluzzo Ludovico II a Galeazzo Cavassa, un uomo di fiducia e vicario generale nel marchesato. La residenza passò poi al figlio Francesco Cavassa, che tra il 1505 e gli anni successivi la trasformò e decorò seguendo i canoni del Rinascimento padano, rendendola una dimora di grande prestigio.

Nel corso dei secoli successivi l’edificio conobbe un progressivo degrado, l’imprigionamento di Francesco per motivi politici e la sua successiva morte segnarono l’inizio di una rapida e inarrestabile decadenza: l’edificio rimase proprietà degli eredi dei Cavassa fino al 1700, in seguito la casa venne ripartita in appartamenti privati, giungendo a gravi condizioni di degrado. Questo fino alla fine dell’Ottocento, quando il marchese Emanuele Tapparelli d’Azeglio, diplomatico, collezionista e appassionato d’arte, lo acquistò e promosse un imponente restauro “in stile”. Furono eliminate le aggiunte postume e ricreati gli ambienti secondo un ideale rinascimentale, con l’acquisto di mobili, arredi e opere d’arte coevi. Suo intento era quello di restituire al palazzo l’atmosfera di inizio Cinquecento. Nel suo testamento Tapparelli d’Azeglio lasciò Casa Cavassa alla città affinché diventasse museo civico, compreso tutto il mobilio e le opere raccolte. Nel 1890 l’edificio fu aperto al pubblico come museo.
Oggi Casa Cavassa offre un percorso museale di quindici sale, caratterizzate da soffitti lignei decorati e pareti affrescate che raccontano l’eleganza della residenza e lo stile di vita rinascimentale. All’interno si conservano numerose opere di pregio, tra cui spicca La “Madonna della Misericordia” di Hans Clemer, un pittore fiammingo attivo nel Marchesato di Saluzzo tra il 1496 e il 1511, considerata uno dei capolavori della collezione. L’artista era noto come “Maestro d’Elva”. L’opera, databile ai primi anni del Cinquecento, raffigura la Vergine che accoglie sotto il suo manto i fedeli, secondo un’iconografia molto diffusa, qui interpretata con un linguaggio raffinato e influenze nordiche evidenti nei dettagli dei volti e dei tessuti. Il dipinto testimonia l’apertura culturale del Marchesato di Saluzzo, crocevia tra Italia e area franco-fiamminga.

Nella loggia interna si conservano affreschi a grisaille raffiguranti le Imprese di Ercole, attribuiti anch’essi a Hans Clemer. Scelta iconografica non casuale: Ercole rappresenta la virtù, la forza morale e la capacità di superare le prove, valori che la famiglia Cavassa intendeva esibire come simbolo della propria autorità e integrità politica. L’uso della grisaille (pittura monocroma che simula il rilievo scultoreo) rivela un aggiornamento stilistico tipico dell’ambiente rinascimentale padano.
Le sale interne sono arricchite da arredi originali o d’epoca, i soffitti lignei sono finemente decorati e costituiscono altri esempi di arte e artigianato rinascimentale. Uno degli ambienti più suggestivi è la cosiddetta Sala Baronale, caratterizzata da un magnifico soffitto ligneo a cassettoni decorati. L’apparato ornamentale non aveva soltanto funzione estetica, ma costituiva una vera dichiarazione di prestigio sociale.

Molti soffitti e arredi oggi visibili sono però frutto del restauro ottocentesco promosso da Emanuele Tapparelli d’Azeglio, che volle restituire alla dimora un’unità stilistica rinascimentale, secondo il gusto storicista dell’epoca. All’interno delle sale sono inoltre ospitate altre significative opere d’arte appartenute alla collezione di Tapparelli d’Azeglio: il coro ligneo tardogotico proveniente dalla cappella dei Marchesi di Saluzzo a Revello una culla con decorazioni a grottesche attribuite alla scuola di Pietro Dolce (1560), proveniente dal castello di Lagnasco; i ritratti di Carlo Emanuele I di Savoia e della consorte Caterina d’Austria, dipinti da Giovanni Caracca.
Casa Cavassa non è soltanto un edificio rinascimentale: è anche un esempio di restauro ottocentesco “in stile”. Il museo, racconta due epoche: il Rinascimento e il modo in cui l’Ottocento immaginava il Rinascimento.

La facciata esterna è caratterizzata da cornici in cotto, un portale marmoreo del primo Cinquecento ascrivibile allo scultore Matteo Sanmicheli (1520 circa), con finiture in marmo policromo e decorazioni d’epoca. L’architrave riporta anche il motto della famiglia Cavassa, “droit quoi quil soit”, (“Vai dritto a qualunque costo” o “Giustizia a qualunque costo“). È un’espressione che riflette la funzione pubblica e giudiziaria svolta dalla famiglia nel Marchesato. Una curiosità, il motto è stato ripreso dal Battaglione Alpini Saluzzo nato nel 1904, tuttora esistente e di stanza nella vicina Cuneo,
La visita di questa eccezionale casa – museo permette non solo di ammirare capolavori artistici e arredamenti storici, ma anche di immergersi nella vita quotidiana e nell’ideale estetico di una delle famiglie più influenti del Marchesato di Saluzzo. Significa entrare in una dimora che conserva non solo opere d’arte di grande pregio, ma anche un progetto culturale preciso: raccontare l’identità rinascimentale di Saluzzo.
Tra pittura fiamminga, simbolismo umanistico e architettura civile, il museo offre un’esperienza immersiva nella storia del territorio.
ORARI
Dal 1° marzo al 31 ottobre: martedì, mercoledì, giovedì, venerdì e sabato dalle ore 10.00 alle 13.00 e dalle ore 14.00 alle 18.00. Domenica e festivi dalle ore 10.00 alle 13.00 e dalle ore 14.00 alle 19.00.
Orario invernale (1° novembre – 6 gennaio): sabato, domenica e festivi dalle ore 10.00 alle 13.00 e dalle 14.00 alle 18.00.
Chiusa il 25 dicembre e il 1° gennaio.
Dal 7 gennaio al 28 febbraio chiusura invernale, possibilità di aperture straordinarie per le scuole, da concordare contattando musa@itur.it o +39 329 394 0334.
Prima di partire verifica l’apertura contattando i riferimenti indicati.
MUSEO CASA CAVASSA
Via S. Giovanni, 5
Saluzzo


