Pier Carlo Sommo
Oltre 80 opere di Pontormo, ossia Jacopo Carucci, provenienti da collezioni di tutto il mondo, sono in mostra nelle sale delle Scuderie del Quirinale dal 9 ottobre scorso fino al 7 febbraio 2027. L’esposizione, realizzata in partnership scientifica con le Gallerie degli Uffizi, è la più completa e ampia mai realizzata sull’artista.

Questa rassegna espone opere provenienti dai musei più prestigiosi del mondo. (Galleria dell’Accademia e Musei del Bargello, Istituto Centrale per la Grafica, Louvre, National Gallery, British Museum, Metropolitan Museum of Art, National Gallery of Art di Washington, Art Institute di Chicago, Getty Museum di Los Angeles ed altri)
Il risultato è un viaggio immersivo nell’animo tormentato, visionario e moderno del caposcuola del Manierismo fiorentino. Nato a Pontorme, Jacopo si trasferì a Firenze a tredici anni, formandosi nelle botteghe di maestri come Piero di Cosimo, Fra Bartolomeo e Mariotto Albertinelli, oltre ad aver avuto contatti con Leonardo da Vinci. Tuttavia, fu il legame con Andrea del Sarto, di cui fu allievo dal 1512, a influenzare profondamente le sue prime opere. Dopo un probabile soggiorno a Roma intorno al 1515, il suo talento fu riconosciuto da artisti come Raffaello Sanzio e Michelangelo Buonarroti, ma Pontormo scelse presto di abbandonare i canoni classici per elaborare un linguaggio autonomo e anticlassico, spesso ispirato anche alle incisioni di Albrecht Dürer.

Per secoli, la figura di Pontormo è stata parzialmente offuscata dal giudizio severo di Giorgio Vasari, che nelle sue celebri Vite lo descriveva come un uomo eccentrico, solitario e tormentato, quasi “stravagante”. Vasari non gli perdonava la rottura con l’equilibrio geometrico e classicista di maestri come Raffaello e Michelangelo.
Per comprendere a fondo i capolavori in mostra, occorre parlare del linguaggio del Manierismo, una corrente nata nel Cinquecento che decise di abbandonare l’armonia, la prospettiva geometrica e la simmetria tipiche del Rinascimento maturo. Gli artisti non dipinsero più imitando la natura, ma creando “alla maniera” dei grandi maestri (Michelangelo in primis), estremizzandone lo stile. Il percorso espositivo alle Scuderie mette in luce i cardini di questa rivoluzione. Le figure umane perdono la rigidità classica per avvitarsi in pose dinamiche,

artificiali e a spirale, che sfidano le leggi della gravità e dell’anatomia. Scompare la prospettiva geometrica con il suo punto di fuga. Le scene si fanno affollate, prive di una reale profondità, schiacciando i personaggi in primo piano per accentuare il dramma emotivo. Tutto è volutamente teatrale. La grazia e la complessità tecnica diventano più importanti della verosimiglianza accademica.
La vera svolta critica, come evidenzia il percorso espositivo, è arrivata nel Novecento. Valenti storici dell’arte hanno riscoperto in Pontormo il caposcuola della “crisi del Rinascimento”, leggendo la sua pittura anticonvenzionale non come un declino, ma come una precoce modernità. Pontormo non cercò la perfezione delle proporzioni, ma l’emozione pura, la vulnerabilità umana e una spiritualità quasi astratta.

Percorrere le sale delle Scuderie del Quirinale in questi giorni significa immergersi nella luce e colore luce e colore . La tavolozza di Pontormo è unica, con color accesi e cangianti. Accanto ai panneggi rosa confetto e azzurro polvere, esplodono verdi smeraldo e gialli dorati che sembrano quasi fosforescenti, proiettando le scene sacre in una dimensione lirica e senza tempo.
I corpi dei suoi personaggi si allungano, si avvitano in pose instabili e i loro sguardi, spesso sgranati e rivolti direttamente verso lo spettatore, trasmettono un senso di profonda inquietudine esistenziale.

L’esposizione offre una panoramica completa che spazia dai disegni preparatori (dove emerge tutta la sua perizia grafica) fino alle grandi pale d’altare. Tra i capolavori esposti spiccano i prestiti eccezionali che raramente lasciano le loro sedi originarie.
La mostra ricorda anche il fascino della ricerca scientifica. Durante le fasi di preparazione e restauro per l’esposizione alle Scuderie, è emersa infatti una splendida scoperta: il dipinto conosciuto come il San Giovannino si è rivelato essere, sotto la pulitura delle vernici, un angioletto, offrendo una nuova chiave di lettura agli studiosi.
La mostra, nel complesso, avvicina a capire dove affondano le radici dell’arte moderna, e affascina un uso del colore pressoché unico nella storia del Cinquecento, un appuntamento imperdibile dell’ autunno romano.
Orari mostra
Dal 9 ottobre 2026 al 7 febbraio 2027 – dalle 10.00 alle 20.00 (ultimo ingresso ore 19.00) – https://scuderiequirinale.it/biglietti/
La prenotazione online è consigliata per evitare lunghe attese in biglietteria.


