Pier Carlo Sommo
Si è svolto a Cherasco (Cuneo) il 23 e 24 ottobre 2026 il convegno storico “Cherasco 1631. Una speranza di pace per l’Europa in guerra”. L’evento prendeva le mosse dal trattato firmato il 6 aprile 1631 nella cittadina cuneese, un episodio storico meno conosciuto del successivo “Armistizio di Cherasco” tra il Re di Sardegna e le armate di Napoleone Bonaparte del 1786.

Ci sono momenti della storia che, pur appartenendo a un passato lontano, continuano a parlare con forza al presente. È il caso della pace di Cherasco del 1631, che fu un passaggio significativo nella complessa vicenda europea del Seicento, quando guerre, rivalità dinastiche e ambizioni territoriali mettevano a dura prova l’equilibrio politico del continente. L’incontro è stato un’occasione per riportare al centro dell’attenzione una pagina importante della storia piemontese ed europea, interrogandosi anche sul significato della diplomazia, sul valore del dialogo e sulla possibilità di costruire la pace anche nei momenti più difficili.
Il Seicento fu un secolo segnato da conflitti che coinvolsero le principali potenze europee. La guerra dei Trent’anni, iniziata nel 1618, sconvolse vaste aree del continente, intrecciando motivazioni religiose, interessi dinastici e strategie politiche. Anche gli Stati italiani furono coinvolti in questo scenario, nel quale il controllo dei territori e delle vie di comunicazione, rappresentava una questione di primaria importanza.

L’evento storico analizzato nel convegno è la firma della pace che pose fine alla guerra di successione di Mantova e del Monferrato, conflitto che fece anche da sfondo ai Promessi sposi di Alessandro Manzoni. Il trattato di pace di Cherasco fu firmato il 6 aprile 1631 in Palazzo Salmatoris da: Vittorio Amedeo I di Savoia, Giulio Mazzarino (legato papale) i rappresentanti del Sacro Romano Impero, del Ducato di Mantova e dei Regni di Francia e di Spagna. La pace, riconosceva a Carlo di Nevers la signoria sul Ducato di Mantova, al Duca di Savoia le località monferrine di Trino ed Alba, con i loro territori e pertinenze, e alla Francia il punto strategico piemontese di Pinerolo.
In quel momento il Ducato di Savoia e il Piemonte, erano collocati in una posizione strategica tra la penisola italiana e l’Europa occidentale, si trovarono al centro di equilibri delicati e di tensioni internazionali. Per il piccolo Ducato la questione aveva un’importanza particolare: la regione si trovava infatti esposta alle pressioni delle grandi potenze e doveva misurarsi con la necessità di tutelare la propria autonomia in uno scenario internazionale instabile. La pace non cancellò le rivalità né inaugurò un’epoca priva di conflitti. Rappresentò un passaggio significativo nella ricerca di una soluzione negoziata a una crisi che aveva coinvolto numerosi attori europei. È proprio in questa prospettiva che Cherasco assume un valore che supera i confini della storia locale: quello di luogo della diplomazia, dove la trattativa si affiancò alla forza militare nel tentativo di ristabilire un equilibrio. La cittadina piemontese divenne uno dei luoghi nei quali la diplomazia cercò una via d’uscita dalla contrapposizione militare.

Il convegno si è articolato in due giornate, nella prima al mattino vi sono state le relazioni di : P. Merlin (Università di Torino) Il cammino verso il disastro. L’Europa e la Guerra dei Trent’Anni. S. Externbrink (Università di Heidelberg) Il Sacro Romano Impero e la Pace di Cherasco. La politica imperiale nella Guerra di Successione di Mantova e Monferrato. M. Rivero Rodriguez (Università Autonoma di Madrid) “Arrivano dalla luce ed escono dal fuoco”: il conte duca, Mantova e la Pace di Cherasco. Stefano Tabacchi (Consigliere parlamentare della Camera dei deputati), Un ambizioso diplomatico al lavoro: Mazzarino, la Santa Sede e la guerra in Piemonte. A. Ruelle (CY Cergy Paris Universitè) Il diplomatico e il militare. Abel Servien e Jean de Saint-Bonnet de Toiras tra preliminari di pace, trattati ufficiali e articoli segreti. B.A. Raviola (Università di Milano, Statale) Cherasco 1631. Un trattato di dimensione europea.

Nel pomeriggio vi è stata una sessione speciale per sottolineare l’importanza del tema del dialogo tra le nazioni e della pace con interventi dei rappresentanti del Corpo diplomatico e consolare delle potenze straniere che nel 1631 sottoscrissero la Pace di Cherasco. Ha concluso la giornata un concerto di musica barocca tenuto dall’Accademia di Santo Spirito di Torino.
Nella mattinata successiva sono stati esaminati altri aspetti, con le relazioni di: R. Tamalio (Accademia Virgiliana di Mantova) La diplomazia mantovana a Cherasco: cenni storici e storiografici. L. Facchin (Università dell’Insubria) Celebrare la Pace. Il trattato di Cherasco e le fonti visive. F. Ieva (Università di Torino-Rivista Storica Italiana) La Pace di Dio e la Pace degli uomini: il Panegirico di Emanuele Tesauro per la Pace di Cherasco. D. Lanzardo (Associazione Cherasco Cultura) La peste al tempo della Pace. B. Taricco (Associazione Cherasco Cultura) Cherasco 1631. Economia e società.

Il convegno ha offerto l’occasione per approfondire non soltanto gli avvenimenti del 1631, ma anche i meccanismi politici e diplomatici che resero possibile il raggiungimento degli accordi. Studiare la pace di Cherasco aiuta a comprendere quanto fosse complesso negoziare in un’Europa attraversata da interessi contrapposti. Significa anche riconoscere il ruolo dei territori, delle città e dei loro rappresentanti nei processi che contribuirono a ridisegnare la geografia politica del continente.
La diplomazia del Seicento era profondamente diversa da quella contemporanea, ma alcune questioni restano attuali. Il titolo del convegno, «Una speranza di pace per l’Europa in guerra», richiama un tema che continua a interrogare le coscienze e le istituzioni. In un mondo segnato da nuove guerre e da tensioni internazionali, tornare a riflettere sulle esperienze diplomatiche del passato non significa cercare facili analogie, ma riconoscere il valore della memoria storica.

La pace non è mai un risultato scontato. È spesso il frutto di trattative difficili, compromessi, scelte politiche e della capacità di riconoscere che la prosecuzione di un conflitto può produrre conseguenze ancora più gravi.
Gli interrogativi rendono lo studio della storia uno strumento prezioso per leggere il presente, evitando semplificazioni e comprendendo le radici profonde dei conflitti. Riscoprire oggi quella pagina di storia significa mantenere viva la consapevolezza che il dialogo, la conoscenza e la memoria sono strumenti essenziali per immaginare un futuro diverso.
ll convegno è stato organizzato dal Comune di Cherasco, dal Consiglio regionale del Piemonte e dall’Associazione Cherasco Cultura.


