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Dario Gedolaro

Una vicenda finita nel peggior modo possibile, nell’indifferenza quasi totale, nell’incapacità della politica locale di fare una proposta, di condurre una battaglia. Così è arrivata al capolinea la vicenda della vendita de La Stampa. John Elkann ha cancellato 100 anni di storia della sua famiglia, cedendo la testata a un editore di giornali locali, Alberto Leonardis, proprietario del gruppo SAE, che ha già Il Tirreno, La Nuova Sardegna, Gazzetta di Modena, Gazzetta di Reggio, La Nuova Ferrara e La Provincia Pavese. Economicamente un’operazione relativamente piccola, Leonardis ha offerto per La Stampa 22 milioni di euro.

La Stampa, Redazione

E si parla già di un forte ridimensionamento del personale, in particolare giornalistico che pesa come un macigno sui conti del giornale perennemente in rosso (le perdite dell’ultimo anno ammonterebbero intorno ai 10 milioni di euro). I giornalisti a libro paga sono ancora 174, un numero esorbitante per un giornale che vende ormai poche decine di migliaia di copie. E’ comunque stupefacente che la vicenda si sia dipanata in questi mesi senza che Torino e il Piemonte – dell’economia, delle professioni, dell’imprenditoria – si siano mossi. Ora Leonardis dice che coinvolgerà “forze economiche del Nord Ovest”, quali non si sa e comunque dovrebbero essere a suo rimorchio (perché lui manterrebbe il 51%). Insomma, si chiuderebbero le porte quando i buoi sono ormai scappati dalla stalla.

Certo La Stampa e i suoi giornalisti hanno fatto di tutto per creare il vuoto intorno a sè. La proprietà ha gestito il Gruppo Editoriale di cui La Stampa faceva parte (la Gedi) in modo disastroso, accumulando negli anni 500 milioni di perdite. Per La Stampa l’errore più macroscopico è stato scegliere come direttore  il giornalista del salotto di Santoro, Massimo Giannini.  Un estremista e un affabulatore alla romana, capace di scrivere lunghi editoriali infuocati e pieni di livore politico. E così La Stampa si schiera a difesa dei rave party, dei centri sociali, della droga libera, delle più bislacche teorie gender, insomma si posiziona nell’area dell’ estremismo radical chic. Inevitabile che alla Torino produttiva e professionale, quella che si sveglia presto per andare in fabbrica  o in ufficio,  si siano drizzati i capelli. Il crollo di vendite è la ovvia conseguenza: alla fine, quando Giannini, viene allontanato, La Stampa ha perso il 25% delle copie. Ma cosa ancora più grave, ha creato intorno a sé un clima di diffidenza e di ostilità. A Torino non era mai accaduto. John Elkann si è reso conto della pessima deriva e, non sapendo che pesci pigliare per raddrizzare il “suo”giornale, ha deciso di disfarsene. Leonardis cerca già di recuperare il consenso ed ha dichiarato che vuole far tornare La Stampa ad essere “il giornale della borghesia illuminata, dopo anni di appannamento”. Auguri.

La Stampa Redazione

Va bene, John Elkann ha le sue colpe, ma la triste fine de  La Stampa si è consumata anche per altre complicità. Innanzi tutto di chi ha la responsabilità di governo della città e della Regione, Oggi il sindaco Stefano Lo Russo e il governatore Alberto Cirio assicurano: “Vigileremo sugli sviluppi della vicenda”. Avrebbero fatto meglio a stare zitti, visto che l’approdo de La Stampa a un piccolo editore semi sconosciuto è avvenuto in un arco di tempo abbastanza ampio,  con trattative prolungate e note. E loro dov’erano? Perché non hanno pensato di creare un tavolo dove sollecitare l’interesse di gruppi imprenditoriali seri e solidi (in Piemonte ce ne sono ancora parecchi)? Perché hanno consentito che le due grandi fondazioni di origine bancaria – la Compagnia di Sanpaolo e la Fondazione Crt – si tirassero fuori? Sono enti che hanno un patrimonio complessivo di 6 miliardi di euro e che hanno una capacità di pressione e aggregazione forte sul milieu imprenditoriale e culturale torinese.

Ma ancora più stupefacente è che i giornalisti de La Stampa abbiano assistito indifferenti o impauriti all’evolversi della situazione. Patetica la manifestazione davanti al Municipio di Torino a giochi ormai fatti. Ricordo le accorate e focose battaglie fatte negli Anni Settanta dai giornalisti della Gazzetta del Popolo quando il suo editore, la Democrazia Cristiana, ne annunciò la vendita. Riuscirono addirittura a impedire (e col senno di poi si può dire che fu un errore) che il giornale finisse nella mani della Montedison presieduta da Eugenio Cefis. Ma misero in piedi un progetto editoriale e si assunsero la responsabilità di portarlo avanti.

Dalla redazione de La Stampa è venuto solo un assordante silenzio, forse i troppi anni vissuti nella bambagia hanno impigrito e cloroformizzato volontà e menti. Chiaro che ora vi sia molta preoccupazione perché con le vendite crollate e la pubblicità al palo per loro saranno giorni difficili.

VENDITA LA STAMPA: L’IMMOBILISMO DI TORINO

LA STAMPA CAMBIA: FINISCE L’ERA GIANNINI

Author: Pier Carlo Sommo

Torinese, Laureato in Giurisprudenza, Master in comunicazione pubblica e Giornalista professionista. Dal 1978 si occupa di comunicazione e informazione nella pubblica amministrazione. Ha iniziato la carriera professionale presso la Confindustria Piemonte. Dopo un periodo presso l'Ufficio Studi e Legislativo della Presidenza della Regione Piemonte nel 1986 è diventato Vice Capo di Gabinetto e Responsabile Relazioni Esterne della Provincia di Torino Dal 1999 al 2020 è stato Direttore delle Relazioni Esterne e Capo Ufficio Stampa dell'ASL Città di Torino. Autore di saggi, articoli e ricerche, ha pubblicato numerosi volumi e opuscoli dedicati alla comunicazione culturale - turistica del territorio. È docente in corsi e seminari sui problemi della comunicazione e informazione presso le società di formazione pubbliche e private . Professore a contratto di Comunicazione Pubblica presso l'Università di Torino e Università Cattolica. embro del Direttivo del Club di Comunicazione d'Impresa dell’Unione Industriale di Torino, dal 2005 al 2008 è stato Vice Presidente. Presidente del Comitato scientifico di OCIP Confindustria Piemonte Membro del Comitato Promotore dell' Associazione PA Social, È stato Segretario Generale Nazionale dell'Associazione Comunicazione Pubblica e Istituzionale dal 2013 al 2020.