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Dario Gedolaro

Nessun trionfalismo, cautela, se non proprio silenzio. E’ strana l’atmosfera che si respira dopo il referendum che ha bocciato la riforma della giustizia proposta dal governo di centro-destra.

La maggioranza si lecca le ferite, fa pulizia al suo interno (vedi i casi Delmastro e Santanchè) e tira avanti. L’opposizione favorevole al No (non lo erano Renzi e Calenda) ha archiviato rapidamente la vittoria, non chiede a gran voce le dimissioni della premier Giorgia Meloni. Addirittura la magistratura (dopo qualche raro caso di scompostezza istituzionale) porge l’altra guancia ed elegge un segretario dell’Associazione nazionale magistrati che più cauto non si può (è di Magistratura Indipendente, la corrente di destra) e che apre subito al dialogo col governo.

Tutto il contrario della gazzarra che si verificò nel 2016 dopo la bocciatura della riforma istituzionale voluta dal povero Renzi, che tagliava i parlamentari, trasformava il Senato in un “Senato delle Regioni” con numero ridotto di membri, eliminava il CNEL, riduceva i costi delle istituzioni. Tanto che Renzi fu costretto alle dimissioni e messo alla porta dal Pd.

Cautela forse dovuta sia alle divisioni sulla consultazione nel “campo largo”, sia alla consapevolezza che il potere in mano alla magistratura, così come da lei esercitato da Mani Pulite in poi, non può non sollecitare qualche dubbio e timore.

Forse il Pd è cauto anche perché teme che l’abbraccio troppo stretto col M5S possa essere mortale. I sondaggi appaiono piuttosto chiari: in un’eventuale voto per le primarie che stabiliscano chi deve essere il rivale di Giorgia Meloni, Giuseppe Conte ad oggi è il leader più gradito del “campo largo”. E così per Elly Schlein la vittoria rischia di trasformarsi in un boomerang, anche perché il diabolico Renzi le ha gettato fra i piedi un terzo incomodo: la sindaca di Genova, Silvia Salis, moderata e cattolica esponente del Pd, omonima di quell’altra Salis, “eroina” dell’estrema sinistra, che cerca sempre di farsi passare per perseguitata dal “regime” meloniano.

Sul Partito Democratico non è tenero il politologo/sociologo Luca Ricolfi. In un’intervista al Riformista accusa Elly Schlein di essere “allergica a ogni cambiamento”. “Questa sinistra – aggiunge –  pur dicendosi riformista e progressista  non vuole riformare né progredire: è sistematicamente il fronte del no”. Sul piano politico il Pd targato Schlein “considera un ritorno al partito comunista delle origini una correzione dell’errore capitale di Renzi. E’ una sinistra retrograda, nel senso letterale, perché torna indietro rispetto al percorso degli ultimi trent’anni”.

Nell’ottica di Schlein, Veltroni e Prodi hanno iniziato l’allontanamento dall’alveo comunista – accusa ancora Ricolfi – Renzi, Minniti e Gentiloni hanno peggiorato ulteriormente. In tre anni l’attuale segretaria ha corretto trent’anni di evoluzione dalla svolta della Bolognina. E’ stata efficace in questo: un bullldozer, una demolitrice”. Insomma, il Pd ha una “deriva sempre più estrema”. A sinistra, secondo Ricolfi, regnano demagogia (Pd) e populismo (M5S), con il populismo che rischia il sorpasso: “I sondaggi da mesi danno Conte davanti a Schlein, persino sopra Meloni. E’ l’inizio di una possibile marcia trionfale che rischia di marginalizzare Schlein”.

 

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Author: Pier Carlo Sommo

Torinese, Laureato in Giurisprudenza, Master in comunicazione pubblica e Giornalista professionista. Dal 1978 si occupa di comunicazione e informazione nella pubblica amministrazione. Ha iniziato la carriera professionale presso la Confindustria Piemonte. Dopo un periodo presso l'Ufficio Studi e Legislativo della Presidenza della Regione Piemonte nel 1986 è diventato Vice Capo di Gabinetto e Responsabile Relazioni Esterne della Provincia di Torino Dal 1999 al 2020 è stato Direttore delle Relazioni Esterne e Capo Ufficio Stampa dell'ASL Città di Torino. Autore di saggi, articoli e ricerche, ha pubblicato numerosi volumi e opuscoli dedicati alla comunicazione culturale - turistica del territorio. È docente in corsi e seminari sui problemi della comunicazione e informazione presso le società di formazione pubbliche e private . Professore a contratto di Comunicazione Pubblica presso l'Università di Torino e Università Cattolica. embro del Direttivo del Club di Comunicazione d'Impresa dell’Unione Industriale di Torino, dal 2005 al 2008 è stato Vice Presidente. Presidente del Comitato scientifico di OCIP Confindustria Piemonte Membro del Comitato Promotore dell' Associazione PA Social, È stato Segretario Generale Nazionale dell'Associazione Comunicazione Pubblica e Istituzionale dal 2013 al 2020.