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Pier Carlo Sommo

Nel cuore del Golfo di Napoli, collegato all’isola d’Ischia da un lungo ponte in muratura, il Castello Aragonese domina il profilo dell’isola. È una cittadella fortificata costruita su un isolotto vulcanico alto oltre cento metri, luogo dove si intrecciano vicende storiche complesse. Ancora oggi rappresenta il simbolo più riconoscibile dell’isola d’Ischia.

Pier Carlo Sommo sugli spalti del castello

Le sue origini sono antichissime. La storia del castello affonda le radici nel V secolo avanti Cristo. Secondo la tradizione storica, la prima fortificazione fu edificata nel 474 a.C. dal tiranno siracusano Gerone I di Siracusa, giunto sull’isola per aiutare i Cumani nella guerra contro i Tirreni. La posizione strategica dello scoglio consentiva di controllare il traffico marittimo e di difendere il territorio dagli attacchi nemici. Nei secoli successivi il complesso passò sotto il controllo di Romani, Bizantini, Normanni, Svevi e Angioini, subendo continue trasformazioni architettoniche e militari.

Alfonso V d’Aragona (Palazzo Reale di Napoli)

L’aspetto attuale del castello si deve tuttavia soprattutto agli Aragonesi. Nel 1441, Alfonso V d’Aragona fece ampliare e fortificare la struttura, costruendo il ponte artificiale che ancora oggi collega lo scoglio all’isola principale e scavando una grande galleria nella roccia per rendere più sicuro l’accesso alla rocca. Fu allora che la fortezza assunse il nome di “Castello Aragonese” e divenne una vera cittadella.

Tra il Cinquecento e il Seicento il castello raggiunse il suo massimo splendore. La minaccia costante delle incursioni dei pirati spinse gli di abitanti di Ischia a rifugiarsi tra le sue mura. All’interno della fortezza vivevano quasi duemila famiglie, insieme a religiosi, soldati e nobili. Vi erano chiese, conventi, orti, abitazioni, forni, cisterne per l’acqua: una vera città fortificata sospesa sul mare. Significativa fu la presenza del convento delle Clarisse, noto anche per il celebre “cimitero delle monache”,  impressionate macabra struttura che possiamo ancora vedere oggi.

L’impressionante “cimitero delle monache”

Con il progressivo venir meno delle incursioni saracene e piratesche, nel XVIII secolo gli abitanti iniziarono ad abbandonare la rocca per trasferirsi in luoghi più accessibili dell’isola. Il castello perse gradualmente la sua funzione strategica. Durante le guerre napoleoniche, subì gravi danni a seguito dei bombardamenti inglesi del 1809. Successivamente fu utilizzato anche come carcere dal governo borbonico. Nel Novecento il complesso fu acquistato da privati, che avviarono un importante lavoro di recupero e valorizzazione. Grazie ai restauri, il Castello Aragonese è oggi uno dei principali poli culturali e turistici della Campania.

Ischia vista dagli spalti del castello

Oggi visitare il Castello Aragonese significa attraversare venticinque secoli di storia. Un comodo ascensore porta a terrazzi panoramici dove si aprono vedute spettacolari sul mare, sul borgo di Ischia Ponte e sul profilo del Vesuvio e di Capri nelle giornate limpide. Giardini mediterranei, antiche chiese, ruderi suggestivi e passaggi scavati nella pietra convivono in un equilibrio  tra natura e memoria storica. Visitando la rocca ci si può rilassare in due bar ed un ristorante posti in posizioni eccezionalmente panoramiche.

Lato del castello verso la costa

La fortezza non è soltanto un monumento: è un racconto vivente della storia del Mezzogiorno, non solo il simbolo di Ischia, ma anche una metafora della storia mediterranea: una rocca nata per difendersi che, attraverso i secoli, si è trasformata in luogo di turismo e svago.

 

Author: Pier Carlo Sommo

Torinese, Laureato in Giurisprudenza, Master in comunicazione pubblica e Giornalista professionista. Dal 1978 si occupa di comunicazione e informazione nella pubblica amministrazione. Ha iniziato la carriera professionale presso la Confindustria Piemonte. Dopo un periodo presso l'Ufficio Studi e Legislativo della Presidenza della Regione Piemonte nel 1986 è diventato Vice Capo di Gabinetto e Responsabile Relazioni Esterne della Provincia di Torino Dal 1999 al 2020 è stato Direttore delle Relazioni Esterne e Capo Ufficio Stampa dell'ASL Città di Torino. Autore di saggi, articoli e ricerche, ha pubblicato numerosi volumi e opuscoli dedicati alla comunicazione culturale - turistica del territorio. È docente in corsi e seminari sui problemi della comunicazione e informazione presso le società di formazione pubbliche e private . Professore a contratto di Comunicazione Pubblica presso l'Università di Torino e Università Cattolica. embro del Direttivo del Club di Comunicazione d'Impresa dell’Unione Industriale di Torino, dal 2005 al 2008 è stato Vice Presidente. Presidente del Comitato scientifico di OCIP Confindustria Piemonte Membro del Comitato Promotore dell' Associazione PA Social, È stato Segretario Generale Nazionale dell'Associazione Comunicazione Pubblica e Istituzionale dal 2013 al 2020.