Dario Gedolaro
Ma che peccato! Gli studenti italiani non imitano (per ora) quelli francesi, non scendono in piazza, non sfasciano automobili, non incendiano istituti scolastici e non cospargono di benzina i presidi. A volte a leggere i più importanti giornali italiani si rimane sconcertati. E’ il caso del Corriere della Sera che, in un articolo a firma Alessandro Trocino, titola: “Francia e Spagna in piazza, Italia avvolta nel torpore”. “L’Italia sembra avvolta in un torpore inspiegabile – si legge – mentre tutto intorno il mondo brucia. La Spagna è sulle barricate per il diritto alla casa, in Francia gli studenti hanno occupato centinaia di scuole” .
Forse non è proprio così e lo ammette anche Trocino: “Secondo i dati di Euronews, nel primo trimestre del 2026 in Italia ci sono stati 190 scioperi, contro i 105 della Francia e i 108 della Spagna. In teoria, siamo in stato di agitazione permanente. In pratica, non sembra proprio. In questi giorni migliaia di agricoltori hanno protestato in Calabria contro il caro carburante. In Sicilia si sono mobilitati i pescatori. A Rho, un comitato di cittadini ha fatto irruzione nel cantiere di un nuovo data center…”. Si tratta però di “microproteste”, ma non della “rivolta sociale che prefigurava il segretario della Cgil Maurizio Landini…”. Ed ecco l’elenco dei motivi per cui non si giustifica il “torpore”: la sanità pubblica, con liste d’attesa di mesi, se non di anni (è vero, ma siamo sicuri che la situazione qualche anno fa non fosse peggiore?);il potere d’acquisto degli italiani travolto dall’inflazione (per colpa del caro petrolio a causa di guerre che l’Italia non ha in nessun modo voluto e su cui non può incidere); la scuola italiana (che sarebbe messa peggio di quella francese, chissà perché);il caro casa. A questo proposito Trocino riconosce che più del 70 per cento degli italiani ha casa di proprietà (in realtà, secondo gli ultimi dati diffusi da Confedilizia, è l’ 81,6%, e l’aumento più consistente riguarda gli under 36). Ma, aggiunge, “molti la stanno ancora pagando (a caro prezzo)”. E ancora: “Secondo Nomisma, il 15,5% delle famiglie italiane vive un disagio abitativo, dovendo destinare almeno il 30% del reddito disponibile per l’affitto o per la rata del mutuo”. Desinare il 30% del reddito al mutuo o all’affitto non è proprio un’esagerazione, da sempre è una delle spese – se non la spesa – maggiore. Infine, ”il lavoro sempre più povero”, anche se, ammette lo stesso Trocino “il lavoro c’è”, in quanto si sono creati in questi anni centinaia di migliaia di nuovi posti.
Per carità le due guerre in corso creano un sacco di guai a quelle nazioni che non hanno sufficienti risorse energetiche proprie, perché le altre che ce le hanno e non sono toccate dai due conflitti (dal Venezuela al Brasile, ad esempio) ne traggono cospicui vantaggi. Ergo, bisognerebbe prendersela soprattutto con Trump e Putin e non con i governanti europei (da Sanchez a Macron, a Meloni), che subiscono la situazione. Con ciò non vuol dire che i suddetti non abbiano commesso degli errori, ma l’attuale acuirsi delle tensioni non è principalmente colpa loro.
Ma torniamo alla “rivolta sociale” e alle piazze italiane ancora sonnolente (comunque non c’è tentazione più forte fra gli studenti di imitare ciò che fanno i loro coetanei all’estero). Sarebbe bene ricordarsi che è dal mitico “Sessantotto” che derivarono gli “anni di piombo”. Era un periodo in cui i comunisti italiani non avevano ancora rinnegato (almeno a parole) le teorie marxiste-leniniste. Per carità, per il PCI solo teorie, tant’è vero che nel 1981 arrivò Berlinguer a dire che l’Urss aveva “esaurito la sua spinta propulsiva” (ma c’erano state la Primavera di Praga e la repressione di Solidarnosc in Polonia). Comunque, anche il terrorismo italiano (rosso e nero) a quel punto stava ormai esaurendo la sua “spinta” eversiva, che, per quanto riguarda quello “rosso”, si ispirava al marxismo-leninismo puro e duro. Anni di gravi attentati, di sequestri, ferimenti e morti, anni in cui governi che sembravano fragili si rivelarono invece abbastanza solidi da salvare le istituzioni democratiche.
Insomma, prima di sottolineare il “torpore” italiano, vero o presunto che sia, bisognerebbe augurarsi che non torni quel tempo tempestoso che ebbe origine dalle piazze giovanili. E poi, spesso il ribellismo giovanile si nutre del disagio psicologico dovuto a un’età in cui le idee non sono ancora molto chiare e la voglia di sentirsi in qualche modo protagonista è molta, nel bene come nel male.
Che poi tutto non vada così male lo sostiene proprio il Corriere della Sera, in un altro articolo, a firma Ferruccio De Bortoli. L’articolista cita Il rapporto sull’economia non osservata, allegato al Documento programmatico di finanza pubblica (Dfp). Emerge che la lotta all’evasione sta dando risultati positivi, grazie alla maggiore efficienza della macchina fiscale, che in questi anni è stata anche più attenta “al rapporto con i contribuenti”. Ebbene: “Nel 2006 il recupero dell’evasione toccava lo 0,5 per cento del Pil, ora si arriva all’1,7 per cento”. Dal rapporto emergono “due tendenze rilevanti: la propensione all’evasione e l’efficacia delle politiche di contrasto. La prima è in discesa, la seconda migliora vistosamente”. Questo spiega anche perché, nonostantre le “limature” fatte dal governo, cresce la pressione fiscale. Scrive De Bortoli: “Più evasione si recupera più sale il dato di pressione fiscale rispetto a un Pil che cresce poco”.


