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Pier Carlo Sommo

 In questi giorni sui media, si parla ampiamente e spesso  a sproposito dell’ Ordine Mauriziano. Politici, giornalisti e social media, per disinformazione alcuni e altri per interesse politico, fanno molta confusione. Vediamo di vedere la questione su un piano strettamente storico e giuridico. Prevalentemente quando oggi si parla di Ordine Mauriziano, spesso si fa impropriamente riferimento a una istituzione che per secoli riunì sotto un’unica organizzazione ordine cavalleresco, dimensione religiosa, patrimonio, assistenza e attività ospedaliera, ma che oggi  non esiste più nella forma che aveva prima della Repubblica Italiana, ai tempi del Regno d’Italia. Oggi l’eredità dell’antico Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro è distribuita fra più realtà giuridiche e istituzionali, che hanno natura, funzioni e collocazioni completamente diverse. Vediamo di fare un po’ di chiarezza, per rispondere alla domanda, è apparentemente semplice: quanti sono oggi gli enti che possono essere definiti “mauriziani”?

Pier Carlo Sommo in tenuta da chiesa da cavaliere dell’Ordine Mauriziano

L’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro nasce formalmente nel 1572, quando Papa Gregorio XIII approva l’unione dell’Ordine di San Maurizio con quello di San Lazzaro. Nel corso dei secoli l’istituzione sabauda assume caratteristiche molto più ampie rispetto a quelle di un semplice ordine cavalleresco. Diventa un’istituzione cavalleresca, un’istituzione religiosa, un organismo assistenziale,  un proprietario fondiario e amministratore di ospedali, una importante realtà patrimoniale e culturale. Il patrimonio accumulato comprendeva terreni, cascine, boschi, palazzi, chiese, abbazie, ospedali, commende, archivi e collezioni artistiche. Tra i beni più celebri vi è la Palazzina di Caccia di Stupinigi,  le abbazie di Staffarda e Sant’Antonio di Ranverso e numerose altre proprietà.

La fine della monarchia nel 1946 pone il problema che l’antico Ordine era strettamente collegato alla monarchia sabauda, ma contemporaneamente gestiva una importante funzione ospedaliera e assistenziale. La Costituzione italiana regolamentò la questione con la XIV disposizione transitoria e finale che stabilì: «L’Ordine Mauriziano è conservato come ente ospedaliero e funziona nei modi stabiliti dalla legge.» La Repubblica così conservò la componente ospedaliera dell’antico Ordine, separandola dalla precedente dimensione dinastica. La legge n. 1596/1962, diede all’Ordine personalità giuridica di diritto pubblico e ne disciplinò l’organizzazione nell’ordinamento repubblicano. Per alcuni decenni l’Ordine Mauriziano fu un grande ente pubblico, contemporaneamente sanitario e patrimoniale. A seguito di una grave crisi patrimoniale nel 2004 – 2005 il legislatore intervenne con due norme che divisero il vecchio organismo in due grandi componenti: una sanitaria e una patrimoniale. Il patrimonio storico e immobiliare venne trasferito alla nuova Fondazione Ordine Mauriziano, mentre la componente ospedaliera venne inserita nel sistema sanitario piemontese. Questa riforma spiega perché oggi esistano due enti pubblici accomunati dal nome “Mauriziano”.

Logo Fondazione Ordine Mauriziano

La prima realtà è la Fondazione Ordine Mauriziano, con sede a Torino. che  ha ricevuto la pluralità del patrimonio storico, artistico, culturale e immobiliare dell’antico ente, suo compito è oggi quello di conservare, gestire e valorizzare l’eredità patrimoniale mauriziana. Tra i beni più importanti figurano: la Palazzina di Caccia di Stupinigi; l’Abbazia di Santa Maria di Staffarda; la Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso; l’Archivio Storico dell’Ordine; altri edifici storici, chiese e beni culturali. La Fondazione è quindi la principale erede di patrimonio e cultura storica dell’antico Ordine. La Presidenza del Consiglio dei Ministri indica la Fondazione Ordine Mauriziano tra gli enti pubblici vigilati e la definisce ente con personalità giuridica di diritto pubblico.

Logo Azienda ospedaliera

La seconda realtà è l’Azienda Ospedaliera Ordine (AO) Mauriziano di Torino, la cui funzione è completamente diversa, Si  occupa principalmente di sanità pubblica, proseguendo la funzione ospedaliera dell’antico Ordine e opera oggi all’interno del Servizio sanitario regionale piemontese con l’Ospedale Mauriziano Umberto I di Torino, e collabora con l’ IRCCS di Candiolo (attualmente INOC ), che era un suo presidio fino al 2009, è dunque una realtà pubblica e sanitaria. All’interno dell’Azienda Ospedaliera, opera anche la Fondazione Scientifica Ordine Mauriziano.  E’ conservato il nome “Ordine Mauriziano” perché  identifica la continuità storica della funzione ospedaliera, ma giuridicamente non coincide con la Fondazione Ordine Mauriziano.

Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro

Esiste poi una terza realtà, che deve essere tenuta nettamente distinta dalle due precedenti che sono enti pubblici. Si tratta dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro nella sua dimensione dinastica, inserito oggi dagli organismi della Casa di Savoia fra gli Ordini Dinastici della Real Casa. Gli  Ordini Dinastici sono: Ordine Supremo della Santissima Annunziata; Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro; Ordine Civile di Savoia; Ordine al Merito di Savoia. L’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro è un ordine cavalleresco e religioso organizzato attraverso delegazioni in Italia e all’estero, è presente in 33 Paesi e conta circa 4.000 membri.

Logo Ordini dinastici AICODS

È però fondamentale non confondere questa realtà con la Fondazione e l’Azienda Ospedaliera. L’Ordine dinastico NON è un ente pubblico della Repubblica Italiana, giuridicamente è una associazione privata con sede operativa in Svizzera.

A riguardo delle onorificenze, la Repubblica italiana, non conferisce più le onorificenze mauriziane come proprie onorificenze statali, come un tempo faceva il Regno d’Italia: la legge n. 178/1951 stabilì la cessazione del conferimento statale delle onorificenze dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro. La continuità dell’Ordine è gestita dalla Casa di Savoia sul piano dinastico.

Questa distinzione è essenziale per comprendere la situazione attuale.

Amici della Fondazione Ordine Mauriziano

Esistono poi inoltre associazioni private  che sostengono, valorizzano o promuovono il patrimonio mauriziano. Vi  è l’Associazione Amici della Fondazione Ordine Mauriziano (AFOM), realtà associativa che collabora alla valorizzazione dei beni e delle attività della Fondazione. Altra associazione privata è l’Arciconfraternita dei S.S. Maurizio e Lazzaro, che supporta la gestione della Basilica dei Santi Maurizio e Lazzaro (detta Basilica Mauriziana) che è Torino in via Milano.

Arciconfraternita dei S.S. Maurizio e Lazzaro

Riferire  queste realtà nel complesso all’ “l’Ordine Mauriziano” è corretto, ma non significa che siano tutte la stessa istituzione. È più corretto parlare di gestione dell’eredità dell’Ordine Mauriziano. La Fondazione rappresenta la continuità patrimoniale e culturale. L’Azienda Ospedaliera rappresenta la continuità sanitaria e assistenziale. L’Ordine dinastico rappresenta invece la continuità cavalleresca e dinastica facente capo a Casa di Savoia.

Sono tre piani culturalmente collegati ma sostanzialmente e giuridicamente diversi. Quello che esiste oggi è una pluralità di soggetti e funzioni, nati dalla progressiva separazione di una grande e gloriosa istituzione storica

Per completezza esiste anche una Medaglia Mauriziana al merito di dieci lustri di carriera militare, che è una importante decorazione

Medaglia Mauriziana al merito

italiana legata alla lunga carriera nelle Forze armate. Il nome “Mauriziana” deriva direttamente dalla tradizione dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro.  La medaglia viene concessa con decreto del Presidente della Repubblica. Si chiama ancora “Mauriziana” perché fu istituita da Carlo Alberto di Savoia nel 1839 ed era inserita originariamente nella tradizione dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro. La  Medaglia è oggi una decorazione ufficiale dello Stato italiano  concessa  agli ufficiali e sottufficiali delle Forze armate e della Guardia di Finanza.  La sua denominazione e simbologia conservano però la memoria dell’antica tradizione dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro.

Venendo ai nostri  giorni si è discusso delle iniziative legate agli Ordini dinastici di Casa Savoia e l’attività dell’associazione AICODS, presieduta da Emanuele Filiberto. Il 26 settembre 2026, al Lingotto di Torino, si è svolto un incontro dedicato agli “ammittendi e promuovendi”, cioè nuovi membri e persone destinate ad avanzare negli ordini. Secondo le ricostruzioni giornalistiche, per l’ammissione sarebbe stata prevista quota di iscrizione e partecipazione. Per la cena di gala alla Reggia di Venaria erano inoltre previste diverse formule di partecipazione e donazione.

Re Carlo Felice in tenuta da Gran Maestro dell’ Ordine

Tutto ciò rientra a pieno titolo tra le attività che svolge una associazione privata, come tale è l’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro,  ordine dinastico di Casa Savoia. Per la Repubblica italiana è una associazione privata come il Rotary o il Lions Club, che appunto hanno  anche loro quote associative e raccolte fondi per beneficienza. Non vi è alcuna vendita di titoli nobiliari perché il cavalierato è una condizione all’interno di una associazione privata, titoli sono elargiti anche da altre associazioni. Inoltre, l’antica consuetudine per la quale l’insignito del cavalierato mauriziano godeva della nobiltà personale, è abrogata dal 1894.

Essere poi insigniti del cavalierato è un fatto totalmente privato, è assurdo e scorretto che sia sottoposto da chicchessia  a critica o censura, è come una qualsiasi altra carica elargita da una associazione privata. Come il fatto di essere di fede monarchica è più che lecito, salvo che non sia una cospirazione contro la Repubblica. Non dimentichiamo che 10.718.502 di italiani  (pari al 45,73% dei voti validi) che nel 1945 votarono per la monarchia.

In Italia poi i titoli nobiliari non hanno alcun valore giuridico né riconoscimento legale. La materia è regolata dalla Costituzione e dalla giurisprudenza della Corte Costituzionale e della Cassazione. “Non riconosciuti” significa che lo Stato italiano non cancella o vieta l’uso privato di un titolo (es. nei circoli, in famiglia o nei contesti sociali), ma lo ignora totalmente sotto il profilo del diritto pubblico. ad esempio i funzionari pubblici non possono inserire titoli nobiliari all’interno di documenti ufficiali, atti pubblici o carte d’identità.

In ultimo è stata poi sollevata l’assurda questione sull’utilizzo del titolo di S.A.R. di Emanuele Filiberto di Savoia. Ha pieno diritto di usarlo ma, ovviamente, il titolo NON è riconosciuto ufficialmente dalla Repubblica. Lui è l’erede al trono d’Italia, tale condizione sussiste ovviamente solo a livello dinastico, se poi tale ruolo sia contestato a livello familiare è altresì una questione privata che riguarda lui e i suoi nobili parenti.

A conclusione delle sconnesse e imprecise diatribe che si leggono in questi giorni di opinionisti e politici  può essere solo citata la frase di Luigi Einaudi “Prima conoscere, poi discutere, poi deliberare.” (tratto dalle Prediche inutili).

 

 

 

Author: Pier Carlo Sommo

Torinese, Laureato in Giurisprudenza, Master in comunicazione pubblica e Giornalista professionista. Dal 1978 si occupa di comunicazione e informazione nella pubblica amministrazione. Ha iniziato la carriera professionale presso la Confindustria Piemonte. Dopo un periodo presso l'Ufficio Studi e Legislativo della Presidenza della Regione Piemonte nel 1986 è diventato Vice Capo di Gabinetto e Responsabile Relazioni Esterne della Provincia di Torino Dal 1999 al 2020 è stato Direttore delle Relazioni Esterne e Capo Ufficio Stampa dell'ASL Città di Torino. Autore di saggi, articoli e ricerche, ha pubblicato numerosi volumi e opuscoli dedicati alla comunicazione culturale - turistica del territorio. È docente in corsi e seminari sui problemi della comunicazione e informazione presso le società di formazione pubbliche e private . Professore a contratto di Comunicazione Pubblica presso l'Università di Torino e Università Cattolica. embro del Direttivo del Club di Comunicazione d'Impresa dell’Unione Industriale di Torino, dal 2005 al 2008 è stato Vice Presidente. Presidente del Comitato scientifico di OCIP Confindustria Piemonte Membro del Comitato Promotore dell' Associazione PA Social, È stato Segretario Generale Nazionale dell'Associazione Comunicazione Pubblica e Istituzionale dal 2013 al 2020.