Dario Gedolaro
Quante sciocchezze, quante esagerazioni, quante parole inutili e quanta propaganda. La politica italiana non ha nulla da invidiare allo stile “esagerato” che contraddistingue soprattutto in questo periodo quella degli Stati Uniti d’America. Ormai ci siamo adeguati, d’altronde la sinistra di oggi è in gran parte una “sinistra” radical in stile americano. Per non parlare dei populisti alla Conte e Vannacci.
L’ultimo esempio viene dal tanto discusso decreto legge proposto dal ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara con cui il governo mette, fra l’altro, un tetto massimo del 30% agli alunni stranieri che non sanno l’italiano (ma anche il divieto di portare il burqa a scuola). E così da un lato il governo Meloni cerca di “solleticare” chi della lotta all’immigrazione incontrollata fa un suo cavallo di battaglia e dall’altro l’opposizione coglie la palla al balzo per accusare l’esecutivo di “razzismo” e “discriminazione”.

Giorgia Meloni, che non si fa certo incastrare tanto facilmente, tira fuori il suo asso dalla manica e in tv da Bruno Vespa ricorda: “Macchè provvedimento discriminatorio, anche l’attuale Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, quando era ministro dell’Istruzione, emise una circolare per mettere un tetto agli studenti stranieri nelle classi”. Tutto vero, era il 1990. Ma c’è di più, nel 2016 la ministra all’Istruzione, Mariastella Gelmini, fece una circolare analoga.
Dunque nulla di nuovo. Fra l’altro chi conosce un po’ il mondo della scuola sa che la grande maggioranza degli insegnanti impegnati in classi multietniche solleva da tempo questo problema: per non far restare indietro i troppi che in classe non sanno o non sanno bene l’italiano, si rischia di penalizzare gli altri che lo sanno (italiani o stranieri)rallentando il programma scolastico. Ma c’è forse un altro tipo di preoccupazione fra chi osteggia il decreto? La norma infatti prevedrebbe una distribuzione di studenti stranieri che non sanno l’italiano in altre classi o in altri plessi scolastici: e Matteo Salvini avanza il dubbio che la preoccupazione sia anche di chi ha figli “privilegiati”, che abitano in quartieri borghesi, dove gli alunni stranieri sono pochi o non ce ne sono proprio.
Detto questo, un’opposizione seria e “serena” avrebbe potuto facilmente dire che il governo butta solo fumo negli occhi, che il decreto non dice nulla di nuovo e che Giorgia Meloni svicola da altri argomenti più importanti (ad esempio, le liste d’attesa nella sanità, il caro bollette, la situazione internazionale). Macché, fuoco alle polveri e toni da tregenda. Ma se dal M5S e da Avs c’era da aspettarselo, il Pd avrebbe potuto, almeno in questo occasione, mostrare maggiore maturità politica, visto che si candida a governare il Paese. E invece la solita barricadera (a parole) Elly Schlein ha usato i soliti toni propagandistici. L’ultima battuta data in pasto ai giornalisti è stata: “Il governo vuole cacciare i bambini dalle scuole”. Intanto i sondaggi sono chiari: il 58% degli italiani approva il decreto legge, mentre i contrari sono intorno al 25% e i restanti non hanno un’opinione certa.
Ovviamente anche buona parte dei mass media ha immediatamente fatto sfoggio del solito “politicamente corretto”, con fiumi di inchiostro sulla bellezza della “diversità”, sull’arricchimento del confronto fra culture diverse e via discorrendo, come se si parlasse di mettere un tetto a scienziati,ricercatori e uomini di cultura stranieri.
Ora, di fronte all’evidenza dei fatti, e cioè ai chiarimenti sul testo del decreto dati dal ministro all’Istruzione, Giuseppe Valditara, si assiste ad alcune parziali marce indietro. Scrive il Corriere della Sera che, secondo sue informazioni, il Presidente Sergio Mattarella “firmerà il testo del decreto Valditara”. Ohibò, che fine ha fattolo lo scontro di questi giorni tra Mattarella e la Meloni? Scrive, sempre sul Corriere della Sera, Monica Guerzoni: “«Il presidente non si lascerà condizionare dalla propaganda elettorale di una parte o dell’altra. E non è contrario in linea di principio all’idea di stabilire un tetto, ma pensa che gli studenti non possano essere spostati come pacchi. Per cui ha suggerito come bussola il “criterio di prossimità”. E così bambini e ragazzi che non potranno frequentare la scuola prescelta, non saranno costretti a spostarsi in altri quartieri o comuni”. Con un’abile mossa tutti i meriti si spostano dal governo al Presidente della Repubblica, in quanto ora nel decreto “le obiezioni presidenziali sono state largamente recepite”.
“La sensazione è che la questione riguardi in realtà una platea alquanto ridotta di studenti e che sia stata, come dire, amplificata”, sentenzia ancora il Corriere, che aggiunge: “Ma un’opposizione serena potrebbe riconoscere che i risultati del braccio di ferro con il Quirinale – grazie al braccio di ferro col Quirinale – non sono così male. Alla fine, abbiamo norme per cui i bambini «spostati» non potranno che essere pochissimi. E abbiamo un governo che, magari senza rendersene conto del tutto, si è impegnato a spendere oltre 14 milioni di euro all’anno per corsi di italiano per i bambini alloglotti (che cioè parlano male l’italiano) non spostabili dal loro quartiere, e anche per i loro genitori”.
C’è da scommettere che il suggerimento del quotidiano a un’ “opposizione serena” cadrà nel vuoto. Pensare che Conte, Fratoianni e Bonelli rinuncino ai loro strali e alla loro demagogia è pura illusione. Ma bisogna stare attenti, se la politica non sa rassicurare e offrire prospettive l’elettore perde la bussola. Con quali risultati a medio/lungo termine è facile immaginarlo, perché un elettorato sempre più bombardato da messaggi allarmanti o solo biecamente propagandistici di solito reagisce votando gli estremi: i casi Francia e Germania lo dimostrano. E il caso Vannacci (tanto per stare a casa nostra) anche. E allora sarebbe meglio smetterla.


