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Dario Gedolaro

Si allunga il rosario di trasferimenti di funzioni manageriali e direzionali  da Torino. L’ultimanotizia viene riportata con grande enfasi dal Corriere della Sera: dal 10 settembre Tatiana Rizzante, amministratore delegato della torinese Reply, ha aperto il suo nuovo ufficio in Piazza della Scala a Milano. La donna, ricorda il Corriere: “Guida la multinazionale dell’hi-tech che fattura 2,5 miliardi di euro”.

Complesso Lingotto (Torino)

Dunque la manager dà addio alla Palazzina del Lingotto, dove Reply ha la sede legale. Il perché è una stilettata per i torinesi:  “Per gran parte della mia carriera professionale –  spiega Tatiana – ho vissuto avanti e indietro sull’asse Milano-Torino…Cosa è Milano per Reply? Il centro  del Paese, la culla di un melting pot culturale che altrove non si trova: la diversità è un motore potente”. Ergo Torino va stretta a questa manager che in gioventù voleva fare la pittrice.

E il Corriere affonda il coltello nella piaga: “Il fondatore di Reply, Mario Rizzante, è suo padre: ha gettato le basi di quella che oggi è una multinazionale che offre servizi di consulenza informatica e trasformazione digitale. L’azienda macina utili attraverso un network di 200 società specializzate, sfiora i 17 mila dipendenti («la metà in Italia») ed è presente in Europa, Stati Uniti e Brasile. Proprio a Milano, però, il 10 settembre ha inaugurato un fiore all’occhiello: tremila metri quadrati nel cuore del cuore del centro, Piazza della Scala, ai piani superiori del civico 5, ossia il palazzo che nei ricordi dei milanesi si collega a Trussardi (e ora al piano terra vede affacciarsi lo showroom di Poliform)”.

Ci si potrebbe consolare pensando che Mario Rizzante, presidente e secondo amministratore delegato di Reply, rimane a Torino. Ma Mario Rizzante ha 78 anni e ha già ampiamente delegato la conduzione dell’azienda ai figli (oltre a Tatiana, Filippo).Quando ci sarà il definitivo cambio generazionale che cosa accadrà? Comunque Tatiana Rizzante accetti un consiglio: non si faccia incantare dalla “Milano da bere”, che ha prodotto le “Terrazze sentimento” (dove scorrevano fiumi di cocaina) e le “Chiare Ferragni”, in cui è inciampata un’altra manager piemontese dell’azienda Balocco.

Il discorso va evidentemente oltre questo evento di cronaca e fa riflettere sulla incapacità di Torino di trattenere le sedi direzionali delle proprie aziende e di attrarne di nuove. L’esempio più macroscopico è quello della ex Fiat. Ancora con Sergio Marchionne, quando da Fiat era diventata FCA (Fiat Chrysler Automobiles), il “cuore” e la “testa” del Gruppo erano a Torino. Poi, con la nascita di Stellantis tutto è finito in Francia. Oggi John Elkann, forse per rendersi meno inviso ai torinesi con cui non scorre buon sangue, ha riportato a Torino almeno la direzione Europa, ma è poca cosa rispetto ai tempi in cui il Lingotto era il luogo dove si disegnavano le strategie e si prendevano le decisioni per un Gruppo di livello mondiale.

Un altro esempio? Si sa che in Intesa Sanpaolo alcuni alti dirigenti (ma anche funzionari e impiegati) che sulla carta dovrebbero essere operativi a Torino in realtà stanno la maggior parte del tempo (se non sempre) a Milano. Le due operazioni che hanno fatto scomparire l’Istituto bancario Sanpaolo e la Cassa di Risparmio di Torino sono state delle sciagure. Un manager bancario diceva in confidenza poco tempo fa: “Ma che ci faccio a Torino, se a Milano tutte le mattine ho l’opportunità di incontrare l’amministratore delegato e il suo stretto giro di collaboratori?”. A Milano si è creata una community, un econosistema per cui nella capitale lombarda ci si trasferisce perché si possono frequentare in svariate occasioni e facilmente colleghi con incarichi di vertice,  si crea una rete di rapporti anche extralavorativi che favorisce le occasioni di carriera.

Se la città non è attrattiva è anche per deficit di idee, di proposte e di peso politico. Dobbiamo parlare della trasferimento di gran parte dello Staff College dell’ONU a Ginevra? Ha persino votato a favore il rappresentante italiano all’Onu, pur muovendo qualche critica di prammatica (inutile) al provvedimento. E’ evidente che a livello nazionale e governativo i nostri rappresentanti locali contano come il due di picche, a cominciare ahimè dal sindaco Stefano Lorusso.  I cinque anni da sindaco di Chiara Appendino sono stati un disastro e un accumulo di ritardi. Dilettantismo, disattenzione, l’ideologia della decrescita felice (in una città che già perdeva pezzi). Ricordiamo la vicenda del Tribunale Europeo dei Brevetti: con l’uscita dall’Unione Europea dell’Inghilterra, l’Italia aveva diritto a una delle tre sedi principali (le altre sono a Parigi e a Monaco di Baviera). Dopo la mobilitazione della società civile (sollecitata dalle cosiddette “madamine” protagoniste delle manifestazioni sì-Tav), il Comune si fece avanti, per contrastare la solita concorrenza di Milano, che ovviamente si era mossa per prima. La prode Appendino (che già non aveva detto nulla quando si stava per vendere Iveco ai cinesi) poteva contare su alcuni punti di forza notevoli: faceva parte dello stesso partito del Presidente del Consiglio (Conte) e del Ministro degli Esteri (Di Maio); poteva ben argomentare che l’assegnazione di questo Tribunale poteva servire per il rilancio di una città in crisi, che era inutile scegliere una città già satura,  poteva spiegare ai compagni di partito che le sarebbe servita per recuperare almeno in parte il consenso perso con la vicenda del voto No alla TAV da parte della sua giunta.

La città è carente nel marketing territoriale, perché  non c’è una classe dirigente, soprattutto politica, capace dimettere in campo strategie e attività coordinate e forti per promuovere e sviluppare economicamente un’area geografica. Tutto il contrario di Milano.

 

Author: Pier Carlo Sommo

Torinese, Laureato in Giurisprudenza, Master in comunicazione pubblica e Giornalista professionista. Dal 1978 si occupa di comunicazione e informazione nella pubblica amministrazione. Ha iniziato la carriera professionale presso la Confindustria Piemonte. Dopo un periodo presso l'Ufficio Studi e Legislativo della Presidenza della Regione Piemonte nel 1986 è diventato Vice Capo di Gabinetto e Responsabile Relazioni Esterne della Provincia di Torino Dal 1999 al 2020 è stato Direttore delle Relazioni Esterne e Capo Ufficio Stampa dell'ASL Città di Torino. Autore di saggi, articoli e ricerche, ha pubblicato numerosi volumi e opuscoli dedicati alla comunicazione culturale - turistica del territorio. È docente in corsi e seminari sui problemi della comunicazione e informazione presso le società di formazione pubbliche e private . Professore a contratto di Comunicazione Pubblica presso l'Università di Torino e Università Cattolica. embro del Direttivo del Club di Comunicazione d'Impresa dell’Unione Industriale di Torino, dal 2005 al 2008 è stato Vice Presidente. Presidente del Comitato scientifico di OCIP Confindustria Piemonte Membro del Comitato Promotore dell' Associazione PA Social, È stato Segretario Generale Nazionale dell'Associazione Comunicazione Pubblica e Istituzionale dal 2013 al 2020.