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Carola Vai

#Joseph Ratzinger ama i #gatti. Non è un segreto. Una passione con radici lontane, nata quando il #Vaticano è probabilmente un piccolo-grande sogno per il futuro pontefice tedesco. Tra le prime testimonianze dell’attrazione di Papa Benedetto XVI per i gatti, le cronache giornalistiche riportano quella del cardinale Tarcisio Bertone ai tempi in cui è arcivescovo di Genova

#Bertone conferma che Papa Ratzinger, da prelato, in Vaticano era noto per la sua attenzione verso i felini. Con loro parlava. “Si fermava, diceva loro alcune parole in tedesco, probabilmente in dialetto bavarese. Portava loro sempre qualcosa da mangiare e se li tirava dietro fino al cortile della Congregazione della dottrina per la fede”.

Papa Ratzinger non è mai stato un tipo granché sportivo. Allo sport ha sempre preferito libri e musica. Da ragazzino comincia a suonare il pianoforte con Georg, il fratello maggiore, sacerdote che fin da giovane dirige cori parrocchiali. Tra i musicisti preferiti di #BenedettoXVI ci sono Mozart e Beethoven.  Ratzinger nasce il 16 aprile 1927. Quando arriva allo studio della teologia e dell’esegesi biblica, insieme alla filosofia e all’antropologia, ha già letto molta letteratura tedesca e francese con particolare attenzione per autori cattolici come Paul Claudel, George Bernanos e Francois Mauriac.  In gioventù abita nella casa al numero 11 della piazza principale di Marktl sull’Inn, in Baviera.

La passione del pontefice per i gatti comincia in quegli anni quando i mici circondano la casa dove abita con la famiglia. I gatti, definiti da qualche studioso “sensibilità pura”, fino a quando Joseph Ratzinger vive in #Germania gli fanno molta compagnia. Giunto in Vaticano il prelato-professore non trascura questo interesse. I gatti randagi attirano la sua attenzione. Coglie ogni occasione per osservarli e trascorrere un poco del suo tempo con loro. Nel camposanto fuori dalle mura del Vaticano l’incontro con gli amici a quattro zampe è assai facile. “Il luogo era pieno di gatti – rivela Konrad Baumgartner, capo del dipartimento di Teologia dell’Università di Regensburg – e quando il cardinale usciva dalla chiesa, correvano dietro di lui. Lo conoscevano e lo amavano: stava con loro e li accarezzava a lungo”. Probabilmente fin dagli anni in Germania, Ratzinger intuisce, come scrive il direttore degli archivi Sigmund Freud, lo psicoanalista Jeffrey Moussaieff Masson nel suo libro “La vita emotiva dei gatti”, che i felini non sono narcisisti, egoisti ed egocentrici come pensa qualcuno. Piuttosto “i gatti dedicano molti pensieri agli altri, inclusi gli umani. Quali che siano questi pensieri è un’altra faccenda”.  Lo psicoanalista sostiene inoltre che i gatti “non solo pensano a noi con una certa regolarità, ma riescono anche a leggere quali sono le nostre intenzioni o, in modo più profondo, quali sono i nostri veri sentimenti nei loro confronti”.

L’idea di attribuire tra gli aspetti del carattere del gatto anche “l’ipocrisia” è definita “assurda”. Forse è anche per questo che i felini ascoltano le parole e seguono il cardinale Ratzinger. Del resto il gatto, secondo molti studiosi, è devoto quanto il cane ed è altrettanto consapevole del suo bisogno di venire incontro alle necessità umane. Arrivato sulla Cattedra di San Pietro, Ratzinger non vuole o non ritiene opportuno seguire l’esempio di alcuni suoi predecessori che non si erano separati dalle loro bestiole. Le cronache riferiscono ad esempio che #PioXII porta nel Palazzo Apostolico i suoi due cardellini, mentre chi conobbe da vicino #PaoloVI rammenta che arrivò in Vaticano con il suo bel gattone.

Papa Ratzinger invece lascia il suo soriano di nome #Chico, che tante volte ha coccolato, in terra bavarese e nemmeno porta uno dei gatti romani nell’appartamento papale. In realtà Chico era il gatto dei suoi vicini di casa, in Bavaria, ma pare  che al felino piacesse stare con Ratzinger. Nell’appartamento di papa Benedetto XVI arrivano comunque due gatti “ma di porcellana” rivela Ingrid, la fedele “governante”.  Chico, diventato una celebrità dopo l’arrivo di Ratzinger al trono di San Pietro, è quantificato in termini di valore arrivando a costare sui 200mila euro, cifra superiore ai 188mila euro della Golf del cardinale Ratzinger venduta all’asta dopo la sua elezione a pontefice. Il gatto, pelo chiaro e striature marrone, resta con i signori Rupert e Therese Hofbauer a pochi metri dalla villa che il futuro Papa, negli anni Sessanta, quando insegna all’università, fa costruire per sé, il fratello Georg e la sorella Maria, a Pentling.  La coppia pensa di fare una sorpresa a Ratzinger e di portare Chico a #Roma per la cerimonia del suo insediamento a pontefice in piazza San Pietro. Poi cambia idea. Si rende conto dei rischi. Chico, assurto a celebrità mondiale, può finire nel mirino di qualche malvivente che potrebbe rapirlo e poi chiedere un riscatto. Il gatto del resto attrae la curiosità dei giornalisti di tutto il mondo e alcuni esponenti di una TV americana lo filmano trattandolo come un divo. Tra le immagini anche quella mentre bussa con la zampetta sulla porta d’ingresso della stanza del padrone.

Accanto a Papa Benedetto XVI c’è dunque sempre un gatto e questo svela una profonda sensibilità d’animo. Il suo segretario, padre George, in un’intervista una volta  rivelò che Zorro, il vecchio gatto di Papa Ratzinger stava molto male ed era in terapia intensiva. Alla cattiva notizia, ne aggiunse subito una più allegra. Cortesina, la gatta più giovane di Ratzinger aveva partorito sette gattini che cominciò accudire con straordinario amore. E allora, posiamo immaginare l’espressione felice del Papa che, abbandonate per un attimo le letture sacre, accarezza e sorveglia i gattini assicurandosi della loro salute.

 

 

 

Author: Carola Vai

Laureata in Lingue e Letterature straniere, giornalista e scrittrice. Ha lavorato in varie testate tra le quali: “la Gazzetta del Popolo”, “La Stampa”, “Il Mattino” di Napoli, “Il Giornale” di Montanelli. Passata all’AGI (Agenzia Giornalistica Italia) dal 1988 al 2010, è diventata responsabile della redazione regionale Piemonte-Valle d’Aosta. Relatrice e moderatore in convegni in Italia e all’estero; Consigliere dell’Ordine Giornalisti del Piemonte fino al 2010, poi componente del consiglio di amministrazione della Casagit (Cassa Autonoma Assistenza dei Giornalisti Italiani) dove attualmente è sindaco effettivo. Tra i libri scritti “Torino alluvione 2000 – Per non dimenticare” (Alpi Editrice); “Evita – regina della comunicazione” (CDG, Roma ); “In politica se vuoi un amico comprati un cane – Gli animali dei potenti” (Daniela Piazza Editore).