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Tag Archives: Torino

Dario Gedolaro

Chiara Appendino sa mostrare i muscoli e lo ha dimostrato nel suo intervento con tanto di fascia tricolore (uso un po’ improprio, ma pazienza) alla manifestazione indetta in piazza Castello dalle associazioni favorevoli al ddl Zan sull’omotransbifobia (mi scuso per il termine, non è una parolaccia, ma quello che viene usato per questo provvedimento). Ebbene, dal palco Appendino si è scatenata: “Sono qui con la fascia tricolore perché la città in tutte le sue parti ha già deciso da che parte stare… la strada è questa, non un passo indietro, non un passo indietro. Se ne facciano una ragione (sottointeso, credo, i contrari, ndr.), perché chi sbaglia sono loro… Se qualcuno sta lottando per questi diritti, è perché qualcuno ha un privilegio (chi? quale? Ndr.) …”.

Dario Gedolaro

 In questi giorni mi è capitano per le mani uno dei quei libri-strenna con carta patinata ed elegante veste tipografica, dal titolo: “Torino Metropoli d’ Europa”.  Datato 1969, ospita, fra le altre, le firme di Guido Piovene, Carlo Casalegno, Marziano Bernardi, Mario Salvatorelli, Luigi Firpo, Leo Pestelli, Rinaldo De Benedetti. Vi si parla di una città “periferica in Italia e centrale in Europa”, che ha quindi necessità di avere collegamenti efficienti e rapporti stretti con l’ estero, di tutelare e favorire il proprio sviluppo industriale, di primeggiare in campo scientifico/universitario, senza trascurare la cura delle proprie bellezze architettoniche e naturali. Le conclusioni sono raccolte al fondo. Si afferma che la città presto “avrà cominciato a darsi un nuovo volto più razionale e armonico”, perché “ospiterà alla fine di questo secolo (cioè entro il 2000, ndr) 2 milioni e 100 mila abitanti”, ma non sarà una “pomposa Babilonia”, perché “già ora si intravedono i lineamenti di un nuovo ordine”.

Dario Gedolaro

Il panorama delle prossime elezioni amministrative di Torino si sta delineando. Nel Pd ci sono 4 candidati a sindaco, l’estrema sinistra ne presenta uno, nel centrodestra appare scontato (anche se non ancora ufficializzato) l’ appoggio al “civico” Paolo Damilano. Di donne nemmeno l’ ombra, a dimostrazione che a sinistra  spesso agli slogan “politicamente corretti” per ingraziarsi l ‘elettorato femminile non seguono i fatti (a Roma è accaduto lo stesso).

Pier Carlo Sommo

La cittadina di Rivoli, per un certo periodo del Medioevo, fu più importante della vicinissima Torino. Superato l’anno mille,  dopo due secoli di possesso del Vescovo di Torino, Rivoli entrò a far parte del dominio dei Conti di Savoia. Amedeo VI Conte di Savoia (1334- 1383), detto il Conte Verde dal colore dell’abito scelto nel 1353 per cimentarsi in un torneo, fece del piccolo centro la capitale del suo regno dove dimoravano anche i membri della sua corte costruendo splendidi palazzi. Rivoli rimase sede della corte dei Savoia fino al 1563, quando Emanuele Filiberto trasferì a Torino la capitale del suo regno. Amedeo VI è sepolto nell’ Abbazia di Hautecombe in Savoia. Curiosamente di lui non è rimasta alcuna immagine.  Di quel periodo di splendore rimane nella cittadina il palazzo conosciuto oggi come "Casa del Conte Verde" , rara testimonianza di quel tempo: simbolo e memoria della storia della città.

Pier Carlo Sommo

 Torino, tra le eredità di essere stata capitale ha quella di essere una città costellata di monumenti,  un centinaio immortala e rende omaggio a eventi storici, corpi dell’esercito, generali, re, politici, scienziati, santi. Per non parlare delle innumerevoli lapidi e bassorilievi sparse su case e palazzi. Nel complesso costituiscono una vera e propria lezione di storia patria, sparsa per le strade e giardini della città. Tra le tante testimonianze non molte sono quelle dedicate alle glorie sportive. Di certo il più grande e interessante omaggio ad un personaggio dello sport è il monumento dedicato all’alessandrino Fausto Coppi (1919 - 1960), il “campionissimo” del ciclismo, gloria dell’Italia e del Piemonte sportivo.

Pier Carlo Sommo

 I municipi dei paesi del Piemonte spesso hanno sede in palazzi nobiliari,  ottenuti dai comuni attraverso lasciti, eredità, donazione o venduti dai nobili perché troppo costosi da mantenere. Quasi sempre di grande valore architettonico, sono abbelliti con affreschi o reperti artistici d’epoca. Poco conosciuto, ma di grande pregio artistico, a brevissima distanza da Torino, possiamo visitare Palazzo Grosso di Riva presso Chieri oggi municipio del comune, che porta l’impronta del grande architetto del barocco piemontese Bernardo Vittone.

Pier Carlo Sommo

 Il palazzo Carignano di Torino è un prezioso concentrato di storia del Piemonte e d’Italia. Ma non tutti sanno che conserva due “segreti”: uno antico, l’altro più recente. Prima di parlare dei segreti, parliamo del prezioso contenitore. Collocato nel cuore della capitale sabauda, il palazzo fu costruito per ordine di Emanuele Filiberto di Savoia-Carignano, detto "il Muto" dal celebre architetto Guarino Guarini. I lavori iniziarono nel 1679, e  nel 1694 divenne dimora dei Principi di Savoia-Carignano, ramo cadetto di casa Savoia, poi regnante dal 1831 con Re Carlo Alberto, nato nel palazzo di famiglia, come suo figlio Vittorio Emanuele, che sarà il primo Re d’Italia.

Dario Gedolaro

Cinque anni persi, per pregiudizi, superficialità, incompetenze, mentre la città diventava sempre più fanalino di coda dei più importanti centri urbani del Nord. Il duro giudizio sulla giunta comunale pentastellata trova ulteriore conferma dal caso Iveco, il più importante produttore europeo di veicoli industriali, la cui sede è a Torino e che nelle prossime ore potrebbe passare dalla famiglia Agnelli ai cinesi della Faw. E il sindaco Appendino che fa? Tace, così come tace sugli ulteriori ritardi accumulati sul fronte della Tav, per cui si rischiano di perdere centinaia di milioni di contributi Ue.

Carola Vai

Anno complicato il 2021 con notizie sempre più allarmistiche sulla salute (complice il Covid), sull’ambiente, sull’economia. Persino sui consumi delle tradizionali uova di Pasqua al cioccolato. Il simbolo per eccellenza delle feste pasquali, soprattutto in Italia, contribuirebbe a penalizzare l’ambiente. Motivo? La deforestazione dei Paesi produttori di zucchero e cacao con gravi ripercussioni sul riscaldamento globale e la perdita di biodiversità. A lanciare l'allarme è stato il WWF. Convinzione che non si intende mettere in dubbio. Tuttavia le uova di Pasqua al cioccolato sono una minuscola “goccia”  nel mercato dolciario, mentre occupano un ruolo importante nella storia della cultura dell’Europa.

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