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Tag Archives: Mario Draghi

Carola Vai

Personalmente non ho mai creduto all’introduzione per legge delle quote rosa per aiutare le donne a conquistare posizioni apicali . La soluzione per frenare la disuguaglianza di genere può solo venire da provvedimenti governativi . Una convinzione, la mia, non sempre condivisa. Ma con il premier Mario Draghi, forse, si possono auspicare cambiamenti. Lui stesso nel suo primo intervento in Senato ha detto: “Una vera parità di genere non significa un farisaico rispetto di quote rosa richieste dalla legge: richiede che siano garantite parità di condizioni competitive tra generi. Intendiamo lavorare in questo senso”.

Dario Gedolaro

“Armata brancaleone”, “Subgoverno dei peggiori”. La lista dei 39 sottosegretari e viceministri del governo Draghi non ha fatto in tempo ad uscire che ha suscitato perplessità e battute ironiche. Simili a quelle dopo la diffusione della lista dei ministri “politici”.  Pur facendo la doverosa tara, visto che in Italia si fa polemica su tutto e su tutti, non si può proprio dire che ci si possa entusiasmare. Si è utilizzato a piene mani il famoso “manuale Cencelli”, dando ai partiti praticamente mano libera nell’ indicare i nomi. Per il Piemonte e per Torino, poi, se non è una nuova Caporetto poco ci manca. Sparuta la presenza numerica: un ministro di scarso peso – Fabiana Dadone, alle Politiche giovanili – e solo due sottosegretari, un esponente un po’ stagionato di Forza Italia, il viceministro allo Sviluppo Economico Gilberto Pichetto Fratin , e una giovane sprovveduta “leonessa” del Movimento 5 Stelle, la viceministra all’ Economia Laura Castelli.

Carola Vai

L’Italia, con Mario Draghi premier, è tornata ad avere fisicamente una first lady, assente da quattro anni. E’ la consorte, Maria Serena Cappello, chiamata affettuosamente Serenella. Donna di origini venete, e nobili natali per via della discendenza da Bianca Cappello, moglie del Granduca di Toscana, Francesco de’Medici .  La signora Draghi, sobria eleganza, come il marito in pubblico preferisce il silenzio quasi sempre ingentilito da un lieve sorriso. Abituata da almeno vent’anni ad essere catapultata al centro dell’attenzione da un uomo che ha fatto della conquista dei massimi vertici un traguardo, prima in Banca d’Italia nel ruolo di governatore, poi alla Banca Centrale Europea (Bce)come presidente,  la nuova first lady trasmette a chi la osserva sicurezza e simpatia mescolata ad una sorta di soggezione che frena domande indiscrete anche da parte dei giornalisti più audaci. Per sapere come la nuova first lady affronterà pubblicamente sia a livello nazionale che internazionale il nuovo ruolo bisognerà forse aspettare il vertice di capi di Stato e di governo del G20 a presidenza italiana previsto i prossimi 30 e 31 ottobre.

Carola Vai

Cavour sarebbe stato felice se gli avessero profetizzato che ci sarebbe stato un Premier di fama mondiale, Mario Draghi, a celebrare i 160 anni dell’Italia Unita. Un primo ministro difensore dell’Unità d’Italia che debutta in Senato il 17 febbraio  e alla Camera proprio il 18 febbraio, lo stesso giorno di quando nel 1861 Camillo Benso Conte di Cavour, Presidente del Consiglio dei Ministri, riunì a Torino il primo Parlamento dell’Italia Unita, su convocazione del re Vittorio Emanuele II di Savoia. Unità che sarebbe stata ufficializzata  poche settimane dopo: il 17 marzo. Perciò non si può nemmeno considerare azzardata l’idea di  Mino Giachino, ex sottosegretario ai Trasporti, oggi candidato sindaco a Torino con la lista SiTav Silavoro, di scrivere al neo Premier per chiedere che il vertice dei Capi di Stato e dei Capi di governo a chiusura del G20 in programma i prossimi 30 e 31 ottobre a Roma si tenga invece a Torino, in quanto prima capitale d’Italia.

Dario Gedolaro

A sentire il discorso di Mario Draghi una prima sensazione viene immediata: il premier parla di cose che conosce. Non è uno di quegli “avvocati della Magna Grecia”, che, secondo la battuta di Giovanni Agnelli, affollano un po’ troppo le aule parlamentari. “Conoscere per deliberare”, diceva Luigi Einaudi, cioè la competenza è un requisito indispensabile per un politico. Non si pretende che sia un Pico della Mirandola o un Leonardo da Vinci, ma una persona che se fa il ministro della Sanità si intende di sanità, se parla di infrastrutture conosce come si costruiscono, a che cosa servono, quali problemi risolvono (vero, Danilo Toninelli?), se è ministro dell’ Istruzione ha un’ idea dei problemi dell’ insegnamento, dell’ organizzazione di una scuola o di un’ Università, delle esigenze di ragazzi e famiglie (erano i requisiti della ministra Lucia Azzolina?), se fa il ministro dell’ Agricoltura ha lavorato in questo fondamentale settore dell’ economia italiana (che c’ entra un Stefano Patuanelli?), se deve prendere decisioni in campo economico e finanziario è persona che si è dovuta confrontare con questi temi nella sua vita lavorativa.

Dario Gedolaro

Un governo ”dragocentrico”. Questa l’impressione a caldo. Il premier non ha voluto politici troppo ingombranti, punta su se stesso e sui tecnici. Come spiegare altrimenti alcune riconferme? Da Franceschini a Speranza, da Patuanelli a Di Maio. Sì, anche il Di Maio ministro degli Esteri che, come dice Antonio Polito sul Corriere della Sera, “con Draghi premier avrà ampia autonomia sull’Oceania”. Basterà dunque un Premier forte per rilanciare il Paese?

Dario Gedolaro

Un primo passo è stato fatto: affidare il Paese in un momento di straordinaria difficoltà sanitaria ed economica a un presidente del consiglio competente e preparato, con un passato di importanti incarichi pubblici, esattamente il contrario di Giuseppe Conte. Su questo sito avevo scritto http://www.viavaiblog.it/renzi-ipocrita-stracciarsi-le-vesti-la-crisi-non-e-la-fine-del-mondo/ che non consideravo Renzi un irresponsabile per l’apertura della crisi di governo (come a quel tempo pare lo ritenesse il 70% degli italiani) e l’incarico a Mario Draghi dimostra che ha centrato il suo obiettivo: puntare a un “governo dei migliori” in grado, fra l’ altro, di redigere un Recovery Plan efficace e di essere sostenuto da un’ampia maggioranza.