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Pier Carlo Sommo

IL viale di accesso

Risalendo la strada statale della valle d’Aosta verso il Monte Bianco, superato il capoluogo, vicinissimi tra loro, ci sono quattro castelli: Sarre, massiccio e austero, frequentata residenza di caccia di casa Savoia; Saint Pierre, fiabesco, con le sue torrette, risultato di un restauro ottocentesco forse un po’ troppo fantasioso; Sarriod de la Tour, giunto fino a noi nel suo spartano aspetto medievale originario e infine l’imponente Aymavilles, con quattro alte torri medievali unite da strutture rococò che lo hanno reso una lussuosa dimora nobiliare da cui traspare un passato guerriero.

I primi tre sono aperti e visitabili da molti anni (salvo Saint Pierre, attualmente in restauro), il quarto, Aymavilles è in attesa di apertura dopo lunghi lavori di restauro. In occasione di

Lo stemma della famiglia Challant sull’ingresso

un convegno, si è avuto la possibilità di visitarlo in anteprima, grazie alla cortesia della Regione Valle d’Aosta che oggi ne è proprietaria.

Il maniero di Aymavilles è visibile da  chilometri di distanza grazie alla sua posizione su una collina. Il castello, a una pianta quadrangolare con agli angoli quattro torri cilindriche merlate, è stato costruito in una posizione strategica per controllare la valle centrale dove passava la via delle Gallie che portava al valico del Piccolo san Bernardo.

Le prime tracce dell’edificio risalgono al 1287. Il suo aspetto iniziale era molto austero: una “casaforte” con esclusivo scopo difensivo. Era circondato da due alte mura di cinta e un ponte levatoio, parti che oggi non esistono più. Nel 1354, i conti di Savoia affidarono il castello a un ramo della famiglia valdostana degli Challant, (che prenderà così il nome di “Challant-Aymavilles”), che lo ampliarono e rinforzarono le difese. All’inizio del Quattrocento, Amedeo di Challant, aggiunse le quattro torri che lo caratterizzano ancora oggi.

Ritratto di uno degli Challant

Nel 1728, il barone Joseph-Félix de Challant, cessate le esigenze militari, fece demolire le fortificazioni esterne e il castello prese la forma che vediamo ancora oggi di residenza nobiliare dotata di parco, caratterizzata da uno scalone monumentale all’ingresso e una grande fontana. Vennero realizzate anche le logge barocche che uniscono le torri, conformi allo stile rococò di moda allora.

Decorazioni all’ “egizia”

Nel corso dei secoli XIX e XX, in seguito ai diversi passaggi di proprietà, successivi all’estinzione degli Challant (Maria Teresa di Challant morì nel 1837, suo figlio Vittorio Cacherano Osasco della Rocca-Challant nel 1857), il castello subiì numerosi rimaneggiamenti interni, legati al suo utilizzo per le villeggiature estive. Tra i proprietari si ricordano il conte Clemente Asinari Verasis di Castiglione, nel 1870, a cui seguì nel 1882 il senatore Giovanni Bombrini, i cui successori furono gli ultimi proprietari privati.

Dal 1970 il castello è proprietà della Regione autonoma Valle d’Aosta, che ha eseguito importanti interventi di restauro e ristrutturazione degli interni e degli esterni, evidenziando specialmente le caratteristiche settecentesche della dimora. Nei secoli l’edificio è stato oggetto di grandi rimaneggiamenti e trasformazioni, per cui il restauro e l’adeguamento ad un uso museale è stato particolarmente lungo e difficoltoso. Il lavoro, iniziato nel 2013, dovrebbe terminare nel 2020. Nel frattempo ci sono state alcune apertura straordinarie.

Il conte Vittorio Cacherano Osasco della Rocca-Challant, ultimo discendente diretto della nobile famiglia Challant, aveva curato una grande campagna

Le decorazioni interne restaurate

decorativa degli interni. Le decorazioni presenti in numerose sale della dimora purtroppo si erano perdute al di sotto di tinteggiature o di carte da parati, dovute ai successivi proprietari del castello. I restauratori sono riusciti a recuperarle, ricostruendo con un lungo e ammirevole lavoro le decorazioni all’interno delle singole stanze, sono così tornate alla luce immagini di personaggi, animali e paesaggi, oltre a raffigurazioni di castelli.

A lavori ultimati, l’allestimento interno museale del castello di Aymavilles prevede da un lato di raccontare la sua storia, attraverso l’illustrazione del recupero dell’edificio e delle fasi salienti della sua trasformazione, dall’altro di ospitare l’importante raccolta d’arte e archeologia della Société académique réligieuse et scientifique Saint-Anselme. La raccolta, formatasi a partire dal 1855, ben si presta per rappresentare l’identità assunta dal castello nel XIX secolo. A quest’epoca, il castello ospitava una ricca collezione d’arte della famiglia Cacherano della Rocca, dispersa alla morte del conte Vittorio. La collezione dell’Accademia, da anni non visibile al pubblico, testimonia l’archeologia locale e la ricerca delle vestigia antiche.

Come abbiamo anticipato il 2020 dovrebbe esse l’anno dell’apertura di tutto il complesso, l’Assessore alla cultura del comune di Aymavilles, Alex Borinato ci ha assicurato inoltre che il comune sta operando per adeguare la viabilità comunale e i parcheggi alle esigenze dei visitatori.

I vigneri di Aymavilles, prossimi alla vendemmia

Aspettiamo al più presto l’apertura, ma comunque oggi, anche solo la visita dall’esterno, merita una deviazione, magari per fermarsi anche a gustare i pregiati vini prodotti nei famosi dolci vigneti,che completano il paesaggio, dominato dalla severa mole del castello.

Author: Pier Carlo Sommo

Torinese, Laureato in Giurisprudenza, Master in comunicazione pubblica e Giornalista professionista. Dal 1978 si occupa di comunicazione e informazione nella pubblica amministrazione. Ha iniziato la carriera professionale presso la Confindustria Piemonte. Dopo un periodo presso l'Ufficio Studi e Legislativo della Presidenza della Regione Piemonte nel 1986 è diventato Vice Capo di Gabinetto e Responsabile Relazioni Esterne della Provincia di Torino Dal 1999 al 2020 è stato Direttore delle Relazioni Esterne e Capo Ufficio Stampa dell'ASL Città di Torino. Autore di saggi, articoli e ricerche, ha pubblicato numerosi volumi e opuscoli dedicati alla comunicazione culturale - turistica del territorio. È docente in corsi e seminari sui problemi della comunicazione e informazione presso le società di formazione pubbliche e private . Professore a contratto di Comunicazione Pubblica presso l'Università di Torino e Università Cattolica. embro del Direttivo del Club di Comunicazione d'Impresa dell’Unione Industriale di Torino, dal 2005 al 2008 è stato Vice Presidente. Presidente del Comitato scientifico di OCIP Confindustria Piemonte Membro del Comitato Promotore dell' Associazione PA Social, È stato Segretario Generale Nazionale dell'Associazione Comunicazione Pubblica e Istituzionale dal 2013 al 2020.