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Pier Carlo Sommo

Gavi dagli spalti del Forte

La cittadina di Gavi (Alessandria) è oggi giustamente famosa  per l’ottimo vino che porta il suo nome, ma anche per l’imponente fortezza che la sovrasta. Un tempo era alla frontiera del territorio al confine tra la Repubblica di Genova e i domini dei Savoia, area che fu per secoli teatro di lotte e contese. Gavi, e il territorio che la circonda, è definitivamente passata al Piemonte nel 1815 dopo il Congresso di Vienna che soppresse la Repubblica di Genova.

Queste travagliate vicende storiche fanno sì che il forte, che si erge su una rocca naturale a strapiombo sul borgo antico di Gavi, sia oggi una fortezza genovese in territorio piemontese. Il luogo fu probabilmente fortificato già in epoca romana, perché da Gavi passava la via consolare Postumia che nell’antichità congiungeva per via di terra, passando per il  Basso Piemonte e la Lombardia, i due principali porti romani del nord Italia: Aquileia e Genova.

Il  forte di Gavi che vediamo oggi è una fortezza  di tipo difensivo costruita dai genovesi su un pre

Ingresso del Forte

esistente castello di origine medioevale che, fino al 1528 ebbe vari feudatari e passaggi di proprietà, in quell’anno passò definitivamente alla Repubblica di Genova che lo trasformò in fortezza e ne ebbe il possesso fino al 1815. Anno nel quale, dopo la caduta di Napoleone, l’antica Repubblica genovese fu soppressa e il suo territorio annesso al restaurato Stato Sabaudo.

La trasformazione del Castello nella Fortezza che oggi vediamo, avvenne nel corso del XVII secolo. I lavori per la trasformazione iniziarono nella primavera del 1626 e terminarono nell’estate del 1629. Altre opere di perfezionamento e ampliamento, interni ed esterni, però proseguirono sino agli albori del XIX secolo. All’esterno, sul lato di levante, fu costruita la “ridotta” di Monte Moro, collegata al Forte attraverso una “galleria” fortificata. All’interno furono edificati alloggi per militari e ufficiali, cisterne, polveriere, corpi di guardia e piazze d’armi. Il tutto progettato dai più famosi ingegneri militari dell’epoca.

L’accesso scavato nella roccia

Vittima  delle mire espansionistiche sabaude, il forte subì diversi assedi, fu assalito ed espugnato una prima volta nel 1625 dalle forze franco-savoiarde. Fu riconquistato dai genovesi dopo pochi giorni, che ne decisero, al termine della guerra, la trasformazione in fortezza, più adeguata a resistere alle artiglierie dell’epoca.  Attaccato nuovamente nel 1746 dagli austriaci si arrese. Nel 1799, dopo la sconfitta dei francesi  nella battaglia di Novi, ad opera degli austro russi del generale Suvorov, resistette e restò uno dei pochi capisaldi ancora in mano ai francesi. Passato alla Francia nel 1804, fu definitivamente attribuito al Regno di Sardegna nel 1815.

Lapide che ricorda gli ufficiali Italiani imprigionati nel 1943

Cessata la sua funzione militare di difesa dei territori liguri, fu disarmato nel 1859 e trasformato in penitenziario civile. Nella prima guerra mondiale fu utilizzato come campo di prigionia per gli Austro-Ungarici, durante la seconda guerra mondiale fu utilizzato come campo di prigionia per gli ufficiali Anglo-Americani, dopo l’otto settembre 1943 vi furono rinchiusi dai tedeschi gli ufficiali italiani.

Nel 1946 il Forte fu smilitarizzato e consegnato alla Soprintendenza per i Beni Ambientali e Architettonici del Piemonte, la quale dal 1978, ha avviato una costante e progressiva opera di restauro e salvaguardia, che lo ha trasformato in monumento- museo accessibile al pubblico.

Interno della polveriera trasformata poi in cappella

La fortezza oggi è visitabile nei vari ambienti principali che la compongono: i cortili interno ed esterno, le torrette di guardia, le celle adibite a prigione, i magazzini che servivano  per conservare le provviste, la polveriera, gli ingressi al forte dotati di ponti levatoi difensivi.  In alcune sale del nucleo centrale sono esposti reperti bellici e una sezione di tavole descrittive e storiche completano il percorso museale. La parte alta del forte non è ancora accessibile perché è tuttora in restauro.

La fortezza è inserita nel circuito Castelli Aperti,  all’interno si tengono periodicamente rievocazioni storiche in costume, cicli di conferenze, dibattiti e mostre fotografiche e pittoriche. Le visite sono guidate e ben illustrate, unico rilievo la strada di accesso che è particolarmente stretta e richiede molta attenzione .

Per chi fosse interessato alla visita, sul sito del polo museale del Piemonte MIBAC trova orari e giorni di vista  aggiornati:

http://polomusealepiemonte.beniculturali.it/index.php/musei-e-luoghi-della-cultura/forte-di-gavi/visita-il-forte-di-gavi/

Altre informazioni utili sul sito dell’Associazione Amici del Forte di Gavi

http://www.associazionefortedigavi.it/orari/

Author: Pier Carlo Sommo

Torinese, Laureato in Giurisprudenza, Master in comunicazione pubblica e Giornalista professionista. Dal 1978 si occupa di comunicazione e informazione nella pubblica amministrazione. Ha iniziato la carriera professionale presso la Confindustria Piemonte. Dopo un periodo presso l'Ufficio Studi e Legislativo della Presidenza della Regione Piemonte nel 1986 è diventato Vice Capo di Gabinetto e Responsabile Relazioni Esterne della Provincia di Torino Dal 1999 è Direttore delle Relazioni Esterne e Capo Ufficio Stampa dell'ASL Città di Torino. Autore di saggi, articoli e ricerche, ha pubblicato numerosi volumi e opuscoli dedicati alla comunicazione culturale - turistica del territorio. È docente in corsi e seminari sui problemi della comunicazione e informazione presso le società di formazione pubbliche e private e presso le Università di Torino, Siena, Bologna e Milan). È Segretario Generale dell'Associazione Italiana per la Comunicazione Pubblica e Istituzionale. Membro del Direttivo del Club di Comunicazione d'Impresa dell’Unione Industriale di Torino, dal 2005 al 2008 è stato Vice Presidente.