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Pier Carlo Sommo

Vercelli è celebre per essere la capitale italiana del riso, fama che fa spesso dimenticare che è un’antica città con palazzi nobiliari, chiese con capolavori unici e tre musei importantissimi. Nel complesso può essere considerata il maggior polo culturale del Piemonte dopo Torino. Dal 2007 l’ex chiesa San Marco è stata trasformata in un luogo espositivo chiamato ARCA. L’edificio religioso costruito nel 1266 distribuito su tre navate sorrette da pilastri cilindrici è un esempio di architettura gotica; all’interno è decorato da diversi pregevoli affreschi recentemente recuperati. Sconsacrato nel periodo napoleonico da allora fu utilizzato in vari modi profani fino a quando nel 2007 è stato convertito nello spazio espositivo ARCA che ha ospitato alcune grandi mostre in collaborazione con la Fondazione Guggenheim. Recente una rassegna di opere dello scultore Francesco Messina, seguite oggi da alcuni capolavori di Giacomo Manzù.

Cardinale 1983

La mostra intitolata “La scultura è un raggio di luna”,  comprende 30 capolavori dell’ artista Giacomo Manzù, uno dei protagonisti dell’arte del Novecento in Italia,  messi a disposizione dalla Fondazione Manzù, dallo Studio Copernico e da collezionisti privati. Organizzatori dell’evento: il Comune e l’Arcidiocesi di Vercelli. Curatori:  Marta Concina, Daniele De Luca, Alberto Fiz.

L’esposizione si sviluppa in chiave tematica e non cronologica, con l’obiettivo di presentare l’arte di Manzù e tutti i temi da lui affrontati: gli aspetti religiosi, quelli laici, l’erotismo e l’attenzione verso l’oggetto. Il percorso spazia dagli anni Quaranta sino al 1990, l’anno precedente alla sua scomparsa, dove spicca  la grande scultura di Ulisse, eterno simbolo della conoscenza.
La scelta delle opere consente di apprezzare i ritratti femminili, le nature morte oltre i celebri Cardinali, sua serie famosa iniziata negli anni Trenta.  “La prima volta che vidi i Cardinali”, affermava Manzù, “fu in San Pietro nel 1934; mi impressionarono per le loro masse rigide, eppur vibranti di spiritualità complessa. Li vedevo come tante statue, una serie di cubi allineati e l’impulso a creare nelle sculture una mia versione di quella realtà ineffabile fu irresistibile”. La più grande delle sculture dedicata ai cardinali, alta oltre due metri, modellata nel 1983 è posta all’ingresso davanti allo spazio espositivo.

Busto in bronzo della moglie Inge 1961

Una costante della sua ritrattistica è la moglie Inge, conosciuta nel 1954 quando Manzù insegnava all’Accademia di Salisburgo e da allora sua musa. A Vercelli è presente il busto di Inge, opera in marmo realizzata nel 1979. Dal matrimonio  con l’amata modella nacquero i due figli Giulia e Mileto che ispirarono una serie di sculture sul tema del gioco; in mostra compaiono fratello e sorella in carrozza in un bozzetto in bronzo del 1967. All’ ingresso è posta una carrozza arcaica dominata da una grande ruota.
Altra testimonianza dell’indole di sperimentazione di Manzù è la Donna che guarda, scultura monumentale del 1983 di 252 centimetri d’altezza realizzata in legno d’ebano.
Degno di nota anche il  Fauno del 1968 dove l’atteggiamento dell’uomo con le membra ripiegate esprime la potenza e l’energia del corpo.
Dalla mostra di Vercelli emergono – afferma il curatore Alberto Fiz – le diverse anime di uno scultore che, senza retorica, si è fatto interprete dell’umanità sapendo cogliere la sacralità profonda anche nel quotidiano”.

Una mostra ricca di testimonianze di tutta l’opera del grande artista, valorizzata da un allestimento sobrio ma di emozionante effetto. Nel complesso un evento da non perdere assolutamente.

Panoramica dell’ allestimento

 

 

 

ORARIO:  Dal giovedì alla domenica ore 10-  19 dal 10 marzo al 21 maggio 2023

Per maggiori informazioni:  www.manzuvercelli.it

 

Author: Pier Carlo Sommo

Torinese, Laureato in Giurisprudenza, Master in comunicazione pubblica e Giornalista professionista. Dal 1978 si occupa di comunicazione e informazione nella pubblica amministrazione. Ha iniziato la carriera professionale presso la Confindustria Piemonte. Dopo un periodo presso l'Ufficio Studi e Legislativo della Presidenza della Regione Piemonte nel 1986 è diventato Vice Capo di Gabinetto e Responsabile Relazioni Esterne della Provincia di Torino Dal 1999 al 2020 è stato Direttore delle Relazioni Esterne e Capo Ufficio Stampa dell'ASL Città di Torino. Autore di saggi, articoli e ricerche, ha pubblicato numerosi volumi e opuscoli dedicati alla comunicazione culturale - turistica del territorio. È docente in corsi e seminari sui problemi della comunicazione e informazione presso le società di formazione pubbliche e private . Professore a contratto di Comunicazione Pubblica presso l'Università di Torino e Università Cattolica. embro del Direttivo del Club di Comunicazione d'Impresa dell’Unione Industriale di Torino, dal 2005 al 2008 è stato Vice Presidente. Presidente del Comitato scientifico di OCIP Confindustria Piemonte Membro del Comitato Promotore dell' Associazione PA Social, È stato Segretario Generale Nazionale dell'Associazione Comunicazione Pubblica e Istituzionale dal 2013 al 2020.