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Pier Carlo Sommo

 Il Rinascimento in Piemonte ha lasciato poche tracce, la sua valenza è spesso è schiacciata dal successivo preponderante barocco.  Pensiamo alla severa, spoglia e un po’ solitaria, in una città barocca, presenza del  Duomo di Torino, realizzata da Meo del Caprino da Settignano nel 1491. Una delle più interessanti testimonianze del Rinascimento in Piemonte si può ammirare a Palazzo Centoris a Vercelli. Tale presenza è dovuta al fatto che i Tizzoni e i Centoris (o Centori) erano tra le più antiche e potenti famiglie locali, entrambi di parte ghibellina. I Tizzoni erano parenti della famiglia torinese dei Della Rovere, a cui apparteneva il vescovo Domenico, che aveva introdotto il Rinascimento romano in Piemonte, con l’edificazione del Duomo di Torino. A Vercelli il Palazzo della famiglia Tizzoni è vicinissimo al Palazzo Centoris, forse ciò spiega perché varcando l’ingresso di palazzo Centoris, inserito in una sobria facciata ricostruita dai restauri si incontra un prezioso cortile di rappresentanza rinascimentale, inconsueto e unico in Piemonte.

Palazzo Centoris – Vercelli – Facciata

A differenza di quanto vediamo oggi, palazzo Centoris era un esteso complesso edilizio, gli innumerevoli interventi e modifiche rendono oggi di difficile lettura una delle più significative testimonianze architettoniche della storia vercellese, appartenente al periodo storico in cui Vercelli era uno dei più importanti Comuni dell’Italia Settentrionale. L’edificio, come altri della zona, era strutturato come nucleo abitativo organizzato in più fabbricati e spazi interni, destinati ad accogliere la famiglia nobile e i vari dipendenti, praticamente una casa-forte, dominata e protetta da una torre. Dal Duecento in poi negli immobili si sono susseguiti interventi di modifica,  demolizione e ricostruzione, rispondenti ai bisogni e orientamenti decorativi di ogni epoca, che va dal periodo medievale in poi, fino XVI secolo. Nel Seicento la famiglia Centoris si estingue, da quel momento complesso lentamente si fraziona, non vi saranno più interventi architettonici significativi fino ai restauri degli anni 30 del 900’.

Il complesso Centoris ha la facciata principale sul corso Libertà. Uno dei lati è delimitato da un passaggio coperto detto “Volto dei Centori“. Dai cortili interni, oggi frazionati tra più proprietà private, si può intuire la complessa articolazione dei fabbricati originari. Sono ancora visibili particolari architettonici  medievali, tipiche murature a vista, loggiati, finestre in cotto con decorazione e due torri, una quadrata, forse duecentesca, e una ottagonale trecentesca.

Portone di ingresso

Il palazzo è di proprietà del Comune di Vercelli dal 1928, negli anni immediatamente successivi all’acquisto  fu restaurato dall’architetto Carlo Nigra, noto autore di molti importanti restauri in Piemonte. Il Nigra intervenne sulla facciata, tentando di restituire al prezioso cortile un contenitore edilizio adeguato. Cogliendo la relazione del cortile con le cortine sul corso e su via Giovenone, progettò delle facciate simili a quelle originarie perdute, seguendo moduli e apparati decorativi dell’architettura lombarda presente nel cortile interno, dopo uno studio delle dimore tra Quattro e Cinquecento di quell’area, dipinte anche all’esterno. L’odierna facciata di palazzo Centoris è del tutto inventata, ma filologicamente corretta.

Il cortile è la parte più rilevante, integra e interessante del palazzo. Nigra intervenne sul cortile solo liberandolo dalle modifiche dettate dall’improprio uso abitativo, così da tornare  all’immagine originaria, di luogo di rappresentanza, centrale rispetto a tutto il complesso.

La parte interna oggi visibile del complesso Centoris è appunto il cortile. E’ un gioiello architettonico di autori sconosciuti, certamente artisti di primaria importanza. Gli ignoti maestri hanno creato un elegante locale di rappresentanza, che come prima accoglienza proiettava un’immagine prestigiosa della famiglia proprietaria.

Particolare affreschi del cortile

Il cortile ha due leggeri ordini di loggiato a tutto sesto, quello superiore ad archi ridotti e raddoppiati, l’ultimo piano finestrato che lo copre è una sopraelevazione successiva.  E’ uno spazio isolato dal mondo, silenzioso e suggestivo dove si possono ammirare i colori caldi e raffinati di un apparato decorativo ricco ma calibrato.

Tra i lineari profili in cotto si apprezzano capitelli, con scudi araldici ed eleganti elementi ornamentali, timpani dipinti e fasce pittoriche, ordinate in sequenze illustrative continue e ripetute. In motivi sono iconografici e letterari del repertorio classico,  finte modanature, medaglioni di Cesari, elementi di grottesca, temi e allegorie mitologiche, fra cui divinità marine e scene di centauri.

Particolare affreschi del cortile

Gli studiosi attribuiscono il cortile alla cultura milanese bramantesca. Alla fine del Quattrocento Donato Bramante, tornato da Roma, portò in Lombardia l’impronta rinascimentale. Quasi certa è la pluralità degli autori, che comunque,  dovrebbero collocarsi nella cerchia lombarda di allievi e collaboratori del Bramante. Fonti documentarie confermano la presenza in zona, nella stessa epoca, di artisti e maestranza lombarde, tra cui alcuni impegnati nel Duomo di Milano. Tali legami sono confermati dalle testimonianza sugli intensi contatti fra artisti locali e quelli milanesi, cremonesi, lodigiani, e della Lombardia occidentale in genere, fra tutti il più importante è quello fra Bramantino (Bartolomeo Suardi) e il più autorevole esponente della scuola pittorica vercellese Gaudenzio Ferrari.

Particolare decorazioni del cortile

I rapporti tra vercellese e l’area lombarda erano frutto del legame politico tra Milano e Vercelli, che fu ceduta ai Savoia solo nel 1427, ma gli influssi tra i due territori non si interruppero mai.

L’ambito vercellese si ispirava al panorama culturale lombardo, ma  i decori  del palazzo Centoris, testimoniano che manifestava una autonoma capacità espressiva. Gli affreschi, in ambito locale, vanno a collocarsi nella serie di grottesche e in genere di pittura profana colta, classica e mitologica, che troviamo sulle pareti di molti altri edifici civili e religiosi di Vercelli.

È stato recentemente restaurato per essere adibito a usi culturali,  non è ancora riaperto al pubblico. Dal cortile una scala con corrimano originale conduce dal piano terra al piano superiore sul quale si affacciano due sale. La prima ha un soffitto cinquecentesco a travi; la seconda ha un grande camino secentesco in pietra che riproduce lo stemma di famiglia.  Oggi, di regola, è accessibile solo il cortile su richiesta.

 

Palazzo Centori – Vercelli – Corso Libertà 204 (rione Monferrato) – La visita del cortile affrescato è possibile a richiesta contattando il Comune di Vercelli.

Da vedere a Vercelli:

http://www.viavaiblog.it/il-museo-borgogna-di-vercelli-la-seconda-pinacoteca-del-piemonte/

 

Author: Pier Carlo Sommo

Torinese, Laureato in Giurisprudenza, Master in comunicazione pubblica e Giornalista professionista. Dal 1978 si occupa di comunicazione e informazione nella pubblica amministrazione. Ha iniziato la carriera professionale presso la Confindustria Piemonte. Dopo un periodo presso l'Ufficio Studi e Legislativo della Presidenza della Regione Piemonte nel 1986 è diventato Vice Capo di Gabinetto e Responsabile Relazioni Esterne della Provincia di Torino Dal 1999 al 2020 è stato Direttore delle Relazioni Esterne e Capo Ufficio Stampa dell'ASL Città di Torino. Autore di saggi, articoli e ricerche, ha pubblicato numerosi volumi e opuscoli dedicati alla comunicazione culturale - turistica del territorio. È docente in corsi e seminari sui problemi della comunicazione e informazione presso le società di formazione pubbliche e private . Professore a contratto di Comunicazione Pubblica presso l'Università di Torino e Università Cattolica). È stato Segretario Generale dell'Associazione Italiana per la Comunicazione Pubblica e Istituzionale dal 2013 al 2020. Membro del Direttivo del Club di Comunicazione d'Impresa dell’Unione Industriale di Torino, dal 2005 al 2008 è stato Vice Presidente. Membro del Comitato Promotore dell' Associazione PA Social