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Carola Vai

I Musei Capitolini sono, senza dubbio, tra le meraviglie di Roma. A cominciare dalla sede storica: il Palazzo dei Conservatori e il Palazzo Nuovo.  I due edifici affacciati sulla michelangiolesca Piazza del Campidoglio, colmi di affreschi, statue, oggetti, documenti, quadri, testimoniano la storia millenaria della capitale. E non solo. Sono indispensabili vari giorni per vedere tutto. Ma in tempo di Covid la scarsa presenza di visitatori consente di sostare in tranquillità davanti alle opere preferite, o a quelle più famose. Ed anche con sole quattro-cinque  ore si può cogliere il meglio di quello che è considerato il museo pubblico più antico del mondo. Infatti, l’origine della collezione risale al 1471 quando papa Sisto IV donò delle sculture in bronzo, (tra i quali la lupa capitolina), che fece collocare all’aperto, dunque visibili a tutti.

Carola Vai in una sala del Palazzo dei Conservatori

Con gli anni vari altri pontefici regalarono a Roma un gran numero di opere. Finché nel 1734, sotto papa Clemente XII,  i due edifici vennero aperti al pubblico. Ed oggi sono pure collegati da una galleria sotterranea arricchita da storiche testimonianze romane. Tra le curiosità non è da trascurare il “Tabularium” con il magnifico “affaccio” sulla zona archeologica sottostante e il Colosseo in lontananza.

La storia e la bellezza della parte storica dei Musei Capitolini  è nota da secoli in tutto il mondo. Napoleone, durante l’occupazione di Roma, li visitò e si impadronì di molte opere. Tra queste: Lo Spinario,  la Venere Capitolina, il Galata Morente. Solo dopo il Congresso di Vienna tali tesori vennero restituiti, ma tanti altri rimasero al Louvre come, ad esempio, il Sarcofago delle Muse.

La Statua Equestre autentica di Marco Aurelio

La visita inizia dal Palazzo dei Conservatori, sede per secoli della magistratura cittadina, decorato all’esterno e all’interno da varie sculture oggi visibili a tutti. Nel cortile si possono osservare i resti famosi di una colossale statua di Costantino: la testa, i piedi, la mano destra, fotografati in molte cartoline cartacee con i famosi gatti romani, e in vendita ovunque a Roma. Percorsa la scalinata si sale al primo piano dove si arriva nella splendida sala degli Orazi e Curiazi, detta anche Aula Grande, destinata agli incontri pubblici. Poi si prosegue tra enormi stanze affrescate, statue e busti. Da non trascurare almeno con uno sguardo i pavimenti, i soffitti e i giganteschi lampadari. Camminando si raggiunge la nuova aula vetrata dove si trova la monumentale e autentica statua equestre di Marco Aurelio.  Quella al centro della piazza del Campidoglio è una copia. L’opera, pur rivelando solo qua e là il colore oro originario, esprime una maestosità emozionante. Nella stessa sala in questo periodo sono state collocate lo Spinario (bambino seduto, sorpreso a togliersi una spina dal piede) e la Lupa

La Lupa Capitolina

Capitolina a lungo ritenuta etrusca del V secolo a.C.,  e solo da poco tempo fatta risalire al XII secolo. Tutte e due le opere hanno sempre avuto una sala propria che, forse, torneranno a riavere in futuro. Nella stessa aula si trova la colossale testa di Costantino I e altri tesori come l’impressionante gruppo scultoreo in marmo del cavallo attaccato dal leone. L’opera, ammirata da Michelangelo, fu a lungo  simbolo stesso di Roma e del suo glorioso passato. Proseguendo si arriva davanti al Galata Morente, anche lui trasferito da poco dalla collocazione avuta per anni per motivi tecnici. La statua raffigura un guerriero semisdraiato, il volto rivolto in basso, sorpreso negli ultimi istanti di vita. L’opera, copia in marmo di una scultura bronzea del 230-220 a.C., scoperta durante gli scavi a villa Ludovisi, faceva parte della collezione della potente famiglia romana. Nell’edificio sono innumerevoli gli altri “pezzi” che meritano attenzione. Ma, ripeto, occorrono giorni per vederli tutti.

Lo spinario

Dunque passando al Palazzo Nuovo , per rimanere nel tempo di 4-5 ore di visita, si scoprono altri capolavori conosciuti in tutto il mondo. L’edificio costruito nel XVII secolo ha una facciata basata su un progetto attribuito a Michelangelo Buonarroti. A metà dell’atrio del palazzo esiste un piccolo cortile con una fontana. Sulla vasca è stata inserita un’enorme statua in marmo, il Marforio, così chiamata perché trovata durante gli scavi nel Foro di Marte, nel Cinquecento. Molti studiosi ritengono Marforio la raffigurazione del Tevere o un’altra divinità fluviale. Superata la galleria dei monumenti egizi, poi la Galleria con la raccolta di statue e vari altri locali, si arriva in una minuscola sala dove domina la “Venere Capitolina”. Si tratta di una statua in marmo pregiato bianco, ritrovata durante gli scavi presso la Basilica di San Vitale durante il pontificato di papa Clemente X (1670-1676).E’ una giovane ritratta uscente dal bagno mentre con le mani si copre il pube e il seno. E’ tra le opere più note del museo.

Il Galata morente

Un altro punto interessante del Museo è la sala degli Imperatori, una delle più antiche. Qui si vedono i ritratti di imperatori romani mostrati per data di regno. Tra i più noti: Augusto giovane e Augusto anziano.  Poi ci sono personaggi dell’ambiente imperiale. E persino molte donne con le loro pettinature complicate. In tutto una settantina circa tra busti e ritratti disposti su due livelli di mensole marmoree.

Al centro si trova una figura femminile seduta. Pare rappresentare Flavia Giulia Elena, donna bellissima e concubina (o forse moglie) dell’imperatore Costanzo Cloro, oltre che madre dell’imperatore Costantino I. Per i cattolici si tratta dell’amata Sant’Elena imperatrice.

Venere Capitolina

Segue la sala dei filosofi. Teste in marmo che raffigurano i personaggi celebri dell’antichità: Omero, Socrate, Pindaro, Pitagora e tanti altri. Infine, monumentale appare il Salone di Palazzo Nuovo con al centro lo stemma di papa Innocenzo X, colui che fece completare l’edificio. Ai lati e al centro della sala spiccano alcune delle più belle sculture del Museo. Particolare attrazione suscitano le grandi statue in bronzo del Centauro Vecchio e del Centauro Giovane. Da notare pure una serie di busti di personaggi tra i quali Marco Aurelio in abiti militari, Augusto, Adriano. Proseguendo si arriva alla sala del Fauno dal nome della statua. L’opera, in marmo rosso antico, è stata rinvenuta nel 1736 a Tivoli, nella villa di Adriano. E’ la figura di un giovane vigoroso, il volto sorridente incorniciato da capelli e basette, in mano enormi grappoli di uva e frutta a proiettare l’abbondanza del raccolto. Di grande attrazione pure la piccola statua in marmo di “Amore e Psiche” posta davanti ad una finestra affacciata sul Campidoglio. Tra i busti visibili pure quello del guerriero macedone Alessandro Magno, statua in marmo, copia romana da una greca del III-II secolo a. C. .

Il Fauno rosso

Molto ricca la Pinacoteca con un’importante collezione di dipinti, Tra questi pure opere del Caravaggio, di Guido Reni e numerosi artisti del Barocco, del Rinascimento e tanto altro. Insomma moltissimo altro resta da vedere. Per questo vale la pena ritornare più volte. Al momento è possibile entrare anche acquistando i biglietti direttamente e con code di pochi minuti. Applicate con attenzione tutte le regole anti-covid. Unico problema: ci sono poche descrizioni delle varie opere esposte, e quelle presenti sono appena indicative. Inoltre , da non dimenticare che occorre camminare molto. Comunque, la sede storica dei Musei Capitolini resta assolutamente una tappa tra le migliori di Roma. Da non perdere!

 

 

 

Musei Capitolini  – Piazza del Campidoglio 1 – 00186 Roma – Email – info.museicapitolini@comune.roma.it

Orario: Tutti i giorni 9.30-19.30 – 24 e 31 Dicembre 9.30-14.00 – Ultimo ingresso un’ora prima della chiusura

 

 

Author: Carola Vai

Laureata in Lingue e Letterature straniere, giornalista e scrittrice. Ha lavorato in varie testate tra le quali: “la Gazzetta del Popolo”, “La Stampa”, “Il Mattino” di Napoli, “Il Giornale” di Montanelli. Passata all’AGI (Agenzia Giornalistica Italia) dal 1988 al 2010, è diventata responsabile della redazione regionale Piemonte-Valle d’Aosta. Relatrice e moderatore in convegni in Italia e all’estero; Consigliere dell’Ordine Giornalisti del Piemonte fino al 2010, poi componente del consiglio di amministrazione della Casagit (Cassa Autonoma Assistenza dei Giornalisti Italiani) dove attualmente è sindaco effettivo. Tra i libri scritti “Torino alluvione 2000 – Per non dimenticare” (Alpi Editrice); “Evita – regina della comunicazione” (CDG, Roma ); “In politica se vuoi un amico comprati un cane – Gli animali dei potenti” (Daniela Piazza Editore).