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Dario Gedolaro

Chiara Appendino può appuntarsi al petto un’ altra “medaglia” : non è stata in grado di  far insediare a Torino, la più in crisi fra le grandi città del Nord, la cosiddetta Gigafactory di Stellantis, cioè la fabbrica delle batterie per le auto elettriche. Ovviamente non è l’ unica colpevole per questo smacco, che può condividere con  altri  amministratori e politici regionali,  ma la scelta di mettere a Termoli questo importante stabilimento penalizza la “sua” città e il primo azionista e presidente di questo grande gruppo automobilistico è il  torinese Johan Elkann, con cui evidentemente non ha intrattenuto in questi anni proficui rapporti. Anzi, sarebbe meglio dire: con cui non ha intrattenuto alcun serio rapporto.

Chiara Appendino

Comprensibile, il nostro sindaco era troppo impegnato a disseminare la città di assurde e pericolose piste ciclabili, di fioriere per chiudere in modo cervellotico tratti di vie, facendo infuriare persino i vigili del fuoco intralciati nei loro interventi, a tentare di proibire il traffico automobilistico nel centro cittadino, a combattere contro i grandi eventi, a fare trasferte all’ estero per seguire la sua amata Juventus mentre a Torino succedeva il pandemonio, a partecipare a Gay Pride e manifestazioni LGBT e a fare l’ attivista No Tav (salvo fuggire quando in Consiglio Comunale la sua maggioranza approvava una mozione contro l’ alta velocità).

Insomma, come si dice, si raccoglie quello che si semina. E così il nostro sindaco – come ho già scritto – ha dovuto incassare altri smacchi: il no del governo a mettere a Torino la sede del Tribunale Europeo dei Brevetti (i suoi amici Conte e Di Maio hanno designato Milano) e la beffa dell’ Istituto per l’ Intelligenza Artificiale, promesso a Torino e poi, a quanto pare ormai scontato, diventato uno spezzatino con una suddivisione di sedi e risorse in una decina di città.

Torino – Palazzo Reale

Forse ho dimenticato qualcosa, ma il bilancio mi pare già abbastanza corposo. D’ altronde, è stato un azzardo affidare una grande città, che annaspava da anni per la crisi economica e occupazionale, a una ragazza senza significative esperienze politiche, associative e lavorative, pur di penalizzare una sinistra che non era riuscita a invertire il trend economico negativo. Una sinistra che aveva cercato di gettare un po’ di fumo negli occhi ai torinesi con gli slogan sul mirabolante sviluppo turistico, che avrebbe dovuto in gran parte compensare la forte riduzione della manifattura.

Ma la realtà, la dura realtà di questi anni è sotto gli occhi di tutti, con periferie degradate, con una disoccupazione, soprattutto giovanile, a livelli di città del sud, con la scomparsa di grandi aziende (abbiamo perso due importantissime banche e gran parte dell’ attività di produzione di auto di quella che era la Fiat, tanto per citare qualche esempio). E  soprattutto è evidente il decadimento di una classe politica torinese  che a livello nazionale conta poco o nulla. Pensiamo che nel centro sinistra non c’ è più un solo dirigente di qualche peso: Sergio Chiamparino, che pure non era proprio una primissima fila, è scomparso dai radar, Piero Fassino fa lo sdegnoso dopo la bocciatura elettorale (d’ altronde da anni si era trasferito  a Roma e faceva il sindaco “in trasferta”). Il centro destra ha come “uomini di punta” Gilberto Picchetto Fratin, che è biellese, e il capogruppo alla Camera della Lega, Riccardo Molinari, che è alessandrino.

Ho dimenticato qualcuno? Non credo. Fra l’ altro, nelle ultime due tornate elettorali per l’ elezione del sindaco si è fatto fatica a trovare candidati e i principali esponenti della cosiddetta “società civile” hanno risposto “no grazie”. Unica consolazione è che si è toccato il fondo e forse non si potrà non risalire. Già qualche segnale in controtendenza c’ è. All’ Unione Industriale di Torino (oggi si chiama Confindustria Torino) c’ è  un presidente di valore, Giorgio Marsiaj, con una solida e lunga esperienza imprenditoriale alle spalle, alla Fondazione Crt, per anni sonnacchioso salotto bene torinese, si è insediato un presidente attivissimo, Giovanni Quaglia, concreto cuneese trapiantato nella nostra città, cui si deve il merito di avere investito nella Ogr, facendole diventare non un monumento di archeologia industriale, ma una fucina di innovazione. Infine, alla presidenza di Intesa Sanpaolo il torinese Gian Maria Gros Pietro non fa solo rappresentanza, ma cerca di riportare o portare a Torino qualche attività dopo la spogliazione perpetrata dai milanesi nel momento della fusione.

Paolo Damilano Candidato Sindaco di Torino

Il compito del futuro sindaco rimane molto difficile. Dice una recentissima ricerca dell’ Università: “La prossima classe dirigente potrà essere ricordata come quella che ha salvato la città oppure che l’ ha affondata”.  Un messaggio impegnativo per i due principali candidati a sindaco, Paolo Damilano e Stefano Lo Russo. Un imprenditore contro un professore universitario ed è già un passo avanti rispetto alla precedente sfida: un vecchio politico emarginato da ruoli nazionali e una giovane incompetente. Damilano parte favorito, Lo Russo parte con qualche ambiguità, cerca l’ appoggio del centro moderato, ma anche della parte più radicale del suo partito. Intanto assicura di non voler imbarcare organicamente i disastrosi 5 Stelle torinesi: una promessa che andrà verificata se si farà il ballottaggio, quando più della coerenza peserà la voglia di vincere a tutti i costi.

Stefano Lo Russo – Candidato s Sindaco di Torino

Un’ ultima annotazione: il maggior quotidiano cittadino ha riassunto la delusione della città per la vicenda Gigafactory in un articolo a pagina 39, dove la mischia insieme al caso Embraco, tanto per annacquare la cosa. Eppure aveva dedicato 10 pagine (sì proprio 10) alla morte di Raffaella Carrà e non c’ è giorno in cui il direttore Massimo Giannini non compaia sulla prima pagina del giornale online per parlare del ddl Zan, cui dedica sempre ampissimo spazio sul cartaceo. Evidentemente il romano Giannini ha delle sue priorità (di comodo?) che, forse, non sono le priorità della città del suo giornale.

 

Author: Pier Carlo Sommo

Torinese, Laureato in Giurisprudenza, Master in comunicazione pubblica e Giornalista professionista. Dal 1978 si occupa di comunicazione e informazione nella pubblica amministrazione. Ha iniziato la carriera professionale presso la Confindustria Piemonte. Dopo un periodo presso l'Ufficio Studi e Legislativo della Presidenza della Regione Piemonte nel 1986 è diventato Vice Capo di Gabinetto e Responsabile Relazioni Esterne della Provincia di Torino Dal 1999 al 2020 è stato Direttore delle Relazioni Esterne e Capo Ufficio Stampa dell'ASL Città di Torino. Autore di saggi, articoli e ricerche, ha pubblicato numerosi volumi e opuscoli dedicati alla comunicazione culturale - turistica del territorio. È docente in corsi e seminari sui problemi della comunicazione e informazione presso le società di formazione pubbliche e private . Professore a contratto di Comunicazione Pubblica presso l'Università di Torino e Università Cattolica). È stato Segretario Generale dell'Associazione Italiana per la Comunicazione Pubblica e Istituzionale dal 2013 al 2020. Membro del Direttivo del Club di Comunicazione d'Impresa dell’Unione Industriale di Torino, dal 2005 al 2008 è stato Vice Presidente. Membro del Comitato Promotore dell' Associazione PA Social