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Paola Claudia Scioli

“Est Est Est” (c’è, c’è, c’è) è la prima cosa che viene in mente quando si parla di Montefiascone (Viterbo). È il nome del vino bianco che deriva, secondo la tradizione, dall’espressione di giubilo per aver trovato un buon vino pronunciata dal servitore del vescovo Defuk, che accompagnava Enrico V a Roma per essere incoronato imperatore nel 1111. Il vino è realmente il prodotto locale d’eccellenza, ed è buono e profumato grazie al terreno tufaceo.  La tomba di Defuk all’interno della chiesa di San Flaviano, la più antica dentro le mura della città, prova che lui qui c’è stato.

Montefiascone vista sul lago di Bolsena dal belvedere della Rocca dei Papi

Ma Montefiascone è anche famosa per essere stata nel Medioevo un’importante città lungo la via Francigena, affacciata sul lago di Bolsena, frequentata dai papi, nobili, imperatori, santi, predicatori e condottieri, spesso al centro di lotte tra Guelfi e Ghibellini. Il suo nome, sulla base di una dubbia credenza del XV secolo, fu attribuito ai Falisci (Mons Faliscorum = Monte dei Falisci) che si sarebbero rifugiati lì quando i Romani iniziarono la conquista dei territori a nord di Roma. In realtà, la prima citazione del borgo compare solo nell’anno 850 nel privilegio di papa Leone IV e la seconda ricorrenza si ha su un’epigrafe del 1032 che ricorda la costruzione della chiesa di San Flaviano intorno alla quale si sviluppò il primo borgo fortificato, distrutto nel 1187 dai viterbesi in un attacco contro un conte ghibellino. La posizione sul versante sud-orientale dei Monti Volsini, a circa 600 mt/s.l.m., e sul bordo del cratere

Montefiascone Rocca dei Papi – Museo Sangallo

vulcanico riempito dalle acque del lago di Bolsena, è spettacolare e strategica. Non a caso, sorge lungo la via Cassia e la via Francigena (al Km 100!), che collegava la Cattedrale di Canterbury alla Basilica di San Pietro a Roma, passando per la Francia e la Svizzera ed entrando in Italia dal passo del Gran San Bernardo per proseguire in direzione di Pavia, Piacenza, il passo della Cisa, Lucca, San Gimignano, Siena e Viterbo.  Questo tratto risale all’Alto Medioevo, quando nel VII secolo i Longobardi ebbero l’esigenza strategica di collegare il Regno di Pavia con i ducati meridionali tramite una via sufficientemente sicura, caratterizzata dalle cosiddette strade “rupte” (da cui deriva il termine rotte per indicare la direzione da prendere).  Una sorta di sentieri tracciati dal Passaggio continuo di pellegrini, mercanti e viandanti più che una vera e propria strada romana selciata.

Montefiascone – Cattedrale di Santa Margherita

Ed è stato proprio questo flusso continuo di gente che ha determinato la fortuna e il grande sviluppo culturale ed economico delle cittadine sorte lungo il percorso, come Montefiascone, borgo affascinante con le sue architetture tipicamente medievali e rinascimentali, le sue scalinate interminabili, le sue dimore signorili, le sue numerose chiese affacciate su piazzette e vicoletti. Tra queste, una si impone all’attenzione dei visitatori più di tutte le altre: il Duomo. Dedicato a santa Margherita, martirizzata e sepolta ad Antiochia alla fine del III secolo, con il suo cupolone – terzo in Italia dopo San Pietro a Roma e Santa Maria delle Grazie a Firenze – è visibile a grande distanza ed è diventato il simbolo della città insieme alla Rocca dei Papi. Il primo impianto risale al X secolo e la sua costruzione è legata alla leggenda di un pellegrino che percorreva appunto la via Francigena di ritorno da Antiochia verso Pavia con le reliquie trafugate della santa.  Di sicuro fu papa Urbano V che la elevò a cattedrale della città nel 1369.La realizzazione della chiesa attuale iniziò nel XV secolo per volontà di Alessandro Farnese, futuro papa Paolo III, e vi lavorarono artisti di grande prestigio, quali il Bramante e Antonio Sangallo il Giovane. Distrutta da un vasto incendio nel 1670, fu fatta ricostruire in 4 anni dal cardinale Altieri su progetto di Carlo

Montefiascone interno del Duomo

Fontana. La facciata, con i due campanili laterali, risale invece al 1840. Finemente decorate in oro sono la cripta, con ingresso separato sulla salita che porta alla piazza del Duomo, e la sagrestia. Di fronte all’ingresso della Cattedrale si trova il Palazzo Vescovile del 1369. Da qui, percorrendo la via S. Lucia Filippini in direzione di Largo del Plebiscito dove sorgono la romanica chiesa di Sant’Andrea e il Palazzo del Comune, si attraversa una parte interessante del centro storico con palazzi del Cinquecento costruiti per la nobiltà cittadina e per alcune istituzioni religiose e ci si imbatte nell’antico Monte di Pietà, fondato nel 1647 dal vescovo Gaspare Cecchinelli con lo scopo di soccorrere i poveri e i bisognosi mediante prestiti a interesse contro pegno. Due sono le cose interessanti: era suddiviso in due sezioni – una per il grano e l’altra per i pegni e i depositi – ed è sempre stato sotto il controllo dei Vescovi! Rimase operativa fino al 1947 quando il Ministro del Tesoro Pella ne decretò la chiusura. A Montefiascone nel 1321 Papa Giovanni XXII trasferì anche la zecca papale. Nell’aprile del 1368 Papa Urbano V elesse la Rocca di Montefiascone come residenza estiva, tanto che vi trasferì l’intera corte papale e fece costruire il primo pozzo per l’approvvigionamento d’acqua all’interno delle mura, in piazza del Plebiscito. Da qui la Rocca, il monumento più affascinante di Montefiascone, iniziò ad essere chiamata la Rocca dei Papi o Rocca dei Borgia. La sua posizione, nel punto più alto del borgo antico, garantisce un panorama incredibile sul lago di Bolsena e su tutto il circondario. La sua storia risale all’epoca delle invasioni barbariche, dei Normanni e dei Saraceni, quando fu edificata la prima roccaforte a difesa del borgo sorto intorno alla chiesa di San Flaviano. Fu allora che i Papi iniziarono a rifugiarsi qui per scappare da Roma, accogliendo all’interno della fortificazione anche gli abitanti delle campagne circostanti. Ma è con Papa Clemente III (1187-1191) e soprattutto con Innocenzo III (1198-1216) che la Rocca assume una solida struttura difensiva e residenziale, subendo lavori di ampliamento e di fortificazione secondo l’architettura militare del tempo, a pianta trapezoidale con 4 torri angolari. Una quinta torre era adibita a scopo residenziale, funzione accresciuta dall’intero complesso durante la riconquista papale dell’Italia centrale da parte del Cardinale Egidio Albornoz, delegato nel 1353 con a preparare l’agognato rientro del Papato dall’esilio avignonese. In epoca rinascimentale sotto il papato dei Borgia e dei Farnese nel XV e XVI secolo, sono stati fatti importanti interventi da Antonio da Sangallo il Vecchio e poi da Sangallo il Giovane, che hanno trasformato la Rocca in una residenza con la realizzazione del cortile interno. L’inizio della decadenza della residenza è dovuto a papa Paolo III Farnese e ai suoi successori che la abbandonarono. Solo verso la fine del ‘900 è stata sottoposta a lavori di restauro, con l’apertura di un polo museale dedicato all’architetto Sangallo, il restauro della Torre del pellegrino e la sistemazione dei giardini interni. Oltre al museo e all’osservatorio posto sulla Torre del Pellegrino, oggi il complesso ospita un centro congressi comunale.

 

La Rocca dei Papi è visitabile tutti i giorni dalle 10 alle 13 e dalle 15.30 alle 18.30 (il lunedì solo alla mattina).

Il biglietto di ingresso intero costa 5 €, ridotto 3,50 €

 

 

Author: Carola Vai

Laureata in Lingue e Letterature straniere, giornalista e scrittrice. Ha lavorato in varie testate tra le quali: “la Gazzetta del Popolo”, “La Stampa”, “Il Mattino” di Napoli, “Il Giornale” di Montanelli. Passata all’AGI (Agenzia Giornalistica Italia) dal 1988 al 2010, è diventata responsabile della redazione regionale Piemonte-Valle d’Aosta. Relatrice e moderatore in convegni in Italia e all’estero; Consigliere dell’Ordine Giornalisti del Piemonte fino al 2010, poi componente del consiglio di amministrazione della Casagit (Cassa Autonoma Assistenza dei Giornalisti Italiani) dove attualmente è sindaco effettivo. Tra i libri scritti “Torino alluvione 2000 – Per non dimenticare” (Alpi Editrice); “Evita – regina della comunicazione” (CDG, Roma ); “In politica se vuoi un amico comprati un cane – Gli animali dei potenti” (Daniela Piazza Editore).