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Carola Vai

Visitare i Musei Vaticani al tempo del Covid-19 offre, per l’enorme riduzione di pubblico, l’occasione di vedere quasi in tranquillità le numerose opere E’ un pensiero egoistico, ma che corrisponde alla realtà, come ho potuto constatare nelle mia visita di 4 ore. E’ comunque consigliabile, anche in questo periodo, prenotare i biglietti per evitare lunghe code all’entrata. Certo 4 ore sono un tempo riduttivo. Per scoprire i Musei Vaticani, chiamati al plurale perché insieme di vari musei e collezioni, ci vorrebbero settimane. Ed io che ci sono stata già cinque volte, posso dire di aver visto solo una minima parte. Del resto, si tratta di una delle più grandi raccolte di opere d’arte del mondo, distribuite su un percorso di 7 chilometri, e per la prima volta sotto la direzione di una donna: Barbara Jatta. Italiana, storica dell’arte, Barbara Jatta è stata nominata da Papa Francesco il primo gennaio 2017.

Entrata storica dei Musei Vaticani.

Libri in tutte le lingue parlano del Vaticano.  Dislocato su 44 ettari, è il più piccolo Stato al mondo. Di questo territorio, 22 ettari, ossia la metà, sono occupati da boschi e giardini, e 7 chilometri dai Musei. Il resto da Palazzi ed edifici vari. Curiosamente, mentre i Musei Vaticani sono interamente in territorio Vaticano, l’ingresso principale si trova in territorio italiano, in viale Vaticano 6, Roma. Qualche anno fa è stata ricavata un’altra entrata, a pochi metri di distanza, affiancata dall’uscita.

Dunque, non potendo vedere tutti i Musei in un solo giorno, offro qualche suggerimento per un tour di 4 ore che, in questo difficile periodo di pandemia, con la quasi totale assenza di turisti stranieri pari fino allo scorso gennaio 2020 ad oltre la metà dei visitatori quotidiani, consente di osservare al meglio opere e spazi.

La prima tappa è la Pinacoteca Vaticana. Da sola varrebbe una giornata. Del resto le opere, presentate in ordine cronologico attraverso 18 sale,  comprendono oltre 450 dipinti dal Medioevo al 1800. Da non perdere il Trittico Stefaneschi di Giotto,  il San Girolamo di Leonardo da Vinci , la Trasfigurazione di Raffaello, la Deposizione di Caravaggio.  Molto affascinanti gli arazzi di Raffaello per la Cappella Sistina, realizzati su disegno del maestro di Urbino, poi eseguiti da una delle botteghe più raffinate di Bruxelles. Molte altre opere uniche della Pinacoteca richiamano attenzione, per questo è indispensabile regolare il proprio tempo di visita.

Un angolo dei Giardini visto da una delle terrazze dei Musei Vaticani.

I Musei Vaticani offrono enorme spazio a Raffaello, a cominciare dalle quattro famose stanze con pareti e soffitti decorati completamente dal maestro e dai suoi allievi per volere di Giulio II della Rovere, il papa che si dice abbia fondato i Musei Vaticani nel 1506. In questi locali all’inizio abitò lo stesso pontefice. Ognuna ha un nome diverso basato sull’utilizzo. C’è la “Stanza della Segnatura, all’origine libreria personale e ufficio di Papa Giulio II, prima camera ad essere affrescata e nota per “La Scuola di Atene”, dipinto che copre tutta una parete e riporta l’immagine dei più grandi pensatori, filosofi, studiosi, matematici dell’epoca di Raffaello. Segue la “Stanza di Eliodoro” con la “La liberazione di San Pietro” raffigurato mentre viene salvato dal carcere da un angelo allorché le guardie stanno dormendo. Si passa poi nella “Stanza dell’ incendio di Borgo” con disegni riferiti ad ambizioni politiche e storie tratte dalle vite di alcuni pontefici antecedenti Giulio II. Per ultima c’è la “Sala di Costantino”, destinata a ricevimenti e cerimonie ufficiali, decorata dagli allievi di Raffaello secondo i suoi disegni, perché lui morì prima della fine dei lavori.

Un angolo della galleria delle Carte Geografiche

Di enorme fascino, anche per chi non è troppo attratto dalla geografia, è la “Galleria delle Carte Geografiche” che si incontra mentre si è diretti alla Cappella Sistina. La Galleria, voluta da Papa Gregorio XIII, riporta sulle pareti l’Italia immaginata divisa dagli Appennini. Da un lato si trovano le regioni affacciate sui mari Ligure e Terreno e dall’altro quelle bagnate dall’Adriatico. La curiosa esposizione termina con le immagini dei principali porti italiani del Cinquecento tra cui Genova, Venezia, Ancona e Civitavecchia.  Camminando lungo la luminosa Galleria si ha un’idea dell’Italia del Rinascimento, composta da tanti piccoli Stati, ma incredibilmente già immaginata come unica entità.

Di particolare attrazione è il Museo Pio-Clementino, dal nome dei due pontefici che lo vollero. Fondato da Papa Clemente XIV nel 1771, e ampliato dal suo successore, Papa Pio VI, conserva i più importanti capolavori greci e romani custoditi in Vaticano. Un susseguirsi di sculture distribuite in 12 sale. Tra le più famose meritano qualche minuto di osservazione in più, nel piccolo Cortile Ottagono, il Gruppo del “Laocoonte”,l’Apollo del Belvedere” e il “Perseo con la testa di Medusa tra due Pugilatori”, di Antonio Canova (1800-1801) . Del Laocoonte esistono varie copie di famosi artisti , ma quella conservata nei Musei Vaticani risale al primo secolo dopo Cristo ed è la copia romana di un originale greco in bronzo del secondo secolo avanti Cristo . Si tratta di una scultura greca già nota ai tempi di Plinio il Vecchio, quando stava nella casa dell’imperatore Tito. L’opera, ritrovata nel 1508 sul colle Esquilino, venne acquistata da Papa Giulio II e pare abbia affascinato pure Michelangelo. Tra i locali del Museo Pio-Clementino vale la pena soffermarsi nella Sala degli Animali e nella Galleria delle Statue.

Amando l’arte antica, ho incluso nelle mie quattro ore un rapido sguardo al Museo Gregoriano Egizio, fondato da Papa Gregorio XVI nel 1839. In nove sale sono visibili mummie, monumenti e reperti dell’antico Egitto in parte provenienti da Roma e da Villa Adriana (Tivoli). Nelle ultime due sale si trovano opere dell’antica Mesopotamia e dell’Assiria.

Percorribile nei Musei Vaticani in questa estate dilaniata dalla pandemia c’è anche l’incredibile enorme Scala a Spirale del Bramante. Senza gradini, dunque facile per chiunque, la scala sostenuta da colonnine , collega il cortile ottagono del Belvedere con il piano superiore dei Musei Vaticani.

Cappella Sistina, il Giudizio Universale.

Naturalmente la meta più conosciuta al mondo dei Musei Vaticani è la Cappella Sistina. Con sorpresa ho scoperto durante la mia visita di poterci sostare tutto il tempo voluto. Da anni era impossibile soffermarsi a piacimento, come in questa estate 2020. Pertanto ho colto l’occasione per rimanerci quasi un’ora, circondata da poche decine di altri visitatori. Osservare un’opera riportata in libri di storia dell’arte o semplicemente in libri turistici di tutte le lingue e dimensioni, crea sensazioni varie. Inutile ogni descrizione. Ognuno vive sentimenti del tutto soggettivi. Personalmente trovarmi davanti al Giudizio Universale, capolavoro di Michelangelo,  mi ha suscitato un’illusione di immensità e allo stesso tempo di piccolezza, come in effetti siamo noi esseri umani davanti all’Infinito. Stupore senza fine anche guardando gli affreschi della volta, distribuiti su 930 metri quadrati,  lontanissimi eppure quasi toccabili. Immaginare Michelangelo mentre lavora a tale altezza e con le difficoltà dell’epoca accresce l’ammirazione per la bellezza di quanto si ha la fortuna di vedere.  Instancabili allo sguardo anche gli affreschi sulle pareti laterali, realizzati da maestri come Botticelli, Ghirlandaio, Perugino . La Cappella Sistina, costruita nel quindicesimo secolo, non solo accoglie migliaia di visitatori ogni anno.  Ma fa parte della vita del Vaticano. In questo  luogo, a forma di unico ambiente, si svolge infatti il Conclave, cioè la riunione dove avviene l’elezione del Papa. La Cappella da sola vale la visita ai Musei.

La Papamobile sulla quale fu ferito Giovanni Paolo II.

Infine nel mio giro di quattro ore ho incluso una rapida tappa al Padiglione delle Carrozze. Il Museo, voluto da Papa Paolo VI, nel 1973, in un enorme locale rivela portantine,  veicoli storici fino alle ultime automobili usate dai vari pontefici. Il tutto accompagnato da varie fotografie. Ci sono carrozze ottocentesche, il modellino della prima locomotiva della Città del Vaticano(1929), la Berlina di Gran Gala costruita per Papa Leone XII e usata fino a Papa Pio XI. Con la firma dei Patti Lateranensi (11 febbraio 1929) le principali case automobilistiche fecero a gara per regalare ai Papi le loro migliori vetture. Così, nell’enorme padiglione si vedono una Fiat 525 M, donata nell’aprile del 1929; l’Isotta Fraschini 8, regalata il 1 maggio dello stesso anno; la Graham Paige 837, offerta nel dicembre 1929; la Citroën C6 Lictoria Sex, del 1930, creata per Pio XI; la Mercedes Benz, che Papa Pio XII usò il 19 luglio 1943 per visitare il quartiere San Lorenzo dopo il violento bombardamento che scosse Roma. Tra le vetture più fotografate c’è la “Papamobile” Nuova Campagnola Fiat 1107, famosa perché su di essa Giovanni Paolo II subì l’attentato del 13 maggio 1981.

Insomma questi sono i miei suggerimenti per un tour di 4 ore nei Musei Vaticani. Ma molto resta da vedere. Per questo è consigliabile, prima di vivere questa avventura, decidere almeno le principali cose che si vogliono visitare sapendo che per scoprire l’immensità di tale comprensorio occorrono visite distribuite in molti giorni.

Info Utili

Musei Vaticani

Fax: +39 06 6988510

Sito web: www.museivaticani.va

Telefono : +39 06 69883145 – 06 69884676 / info 06 6982

 

 

 

Author: Carola Vai

Laureata in Lingue e Letterature straniere, giornalista e scrittrice. Ha lavorato in varie testate tra le quali: “la Gazzetta del Popolo”, “La Stampa”, “Il Mattino” di Napoli, “Il Giornale” di Montanelli. Passata all’AGI (Agenzia Giornalistica Italia) dal 1988 al 2010, è diventata responsabile della redazione regionale Piemonte-Valle d’Aosta. Relatrice e moderatore in convegni in Italia e all’estero; Consigliere dell’Ordine Giornalisti del Piemonte fino al 2010, poi componente del consiglio di amministrazione della Casagit (Cassa Autonoma Assistenza dei Giornalisti Italiani) dove attualmente è sindaco effettivo. Tra i libri scritti “Torino alluvione 2000 – Per non dimenticare” (Alpi Editrice); “Evita – regina della comunicazione” (CDG, Roma ); “In politica se vuoi un amico comprati un cane – Gli animali dei potenti” (Daniela Piazza Editore). "Rita Levi-Montalcini. Una donna Libera" Rubbettino Editore)