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Dario Gedolaro

 Una coppia piemontese va in Ucraina fa inseminare una donna, ma, dopo la nascita della bimba, cambia idea e non ne vuole più sapere. Un po’ come si fa quando si acquista qualcosa su internet e poi, non soddisfatti, la si rimanda indietro, e tanti saluti. Una cantante rock americana di successo durante un suo concerto, come gesto anticonformista e trasgressivo, fa la pipì in faccia a un suo fan, tirandosi giù i pantaloni davanti al pubblico. Il governo destina milioni di euro di denaro pubblico alle associazioni LGBTQIA, tanto per consolarle della bocciatura del Ddl Zan. Comunque, avete letto bene l’ acronimo di origine anglosassone: L= Lesbiche, G= Gay, B= Bisessuali,T= Transgender, Q = QUEER, persone che si stanno ancora domandando se si sentono uomini o donne; I = Intersessuale (persone con cromosomi sessuali, i genitali e/o i caratteri sessuali secondari non definibili), A = Asessuale (persona che non sperimenta l’attrazione sessuale). Insomma, un caravan serraglio dove ciascuno si costruisce la sua gabbia e ci si rinchiude dentro. Mica male visto che si parla tanto di abbattere muri e preconcetti.

Bandiera simbolo della cultura LGBT

Sembrerebbero fake news e invece è tutto maledettamente vero. La società, si dice, corre più in fretta delle sue classi dirigenti. E’ la democrazia dal basso Bellezza! Quella dell’ uno-vale-uno, dei “vaffa day”. Chi si oppone alle offensive dei difensori dei “capricci civili” è un retrogrado, un negazionista da condannare come quelli che negano lo sterminio degli Ebrei vittime del genocidio nazista. E così i politici progressisti sono spiazzati di fronte a coloro che da un lato pretendono leggi sempre più permissive (ad esempio l’ utero in affitto, che è nient’ altro che una forma di sfruttamento del corpo di una persona in grave stato di necessità, perché ovviamente l’utero in affitto si paga) e dall’altro leggi sempre più repressive e imbavagliatrici per privilegiare la loro categoria  di appartenenza (come prevedeva in sostanza il Ddl Zan).

Insomma, stiamo passando dalla civiltà dei diritti a quella dei “capricci”. E’ il trionfo del radicalismo estremo, con il suo estremistico individualismo dove “ciascuno può fare quello che cavolo gli pare e piace”. Peccato che questa mentalità provochi non pochi guasti e cito, a titolo di esempio, il caso dei “No green pass”. Chissenefrega se io sono la causa maggiore del diffondersi dell’epidemia, non mi vaccino perché non me ne importa nulla che il Covid 19 continui a provocare morti e ammalati  cronici e rischi di travolgere le economie mondiali e, quindi, di impoverire miliardi di persone (perché queste sono le conseguenze peggiori).

Altri segnali vanno in questa direzione: pensiamo alle “terrazze” dove durante feste a base di droghe varie spregiudicati imprenditori rampanti drogano, per soddisfare il proprio piacere, incaute ragazzine e le stuprano; ragazzine che a loro volta rischiano l’osso del collo pur di raggiungere i loro scopi (fare soldi, diventare famose).

Purtroppo una certa Italia (quella che però influenza maggiormente la cultura e la politica) non si vergogna di voler importare anche nel nostro Paese il peggio del mondo anglosassone e Nord Europeo, le estremizzazioni più becere del pensiero liberistico/consumistico, espresse “magistralmente” dal rapper Fedez e da sua moglie, da Lady Gaga, dai Maniskin, ecc.. Maestri di pensiero, non c’ è dubbio.

C’ è comunque chi ancora si indigna e non solo tra le fila di quei “reazionari” del centro-destra.  Sul Ddl Zan c’ è stata una levata di scudi da parte di numerose associazioni femministe, di giuristi progressisti (gli ex presidenti della Corte Costituzionale Mirabelli e Flick, ad esempio), di esponenti del mondo dell’ Università (come Pier Giorgio Oddifreddi), ma anche di politici della sinistra storica, come Marco Rizzo e Stefano Fassina, che hanno contestato l’ andazzo  pseudoprogressista del Pd di Enrico Letta.

Ma, come chiedeva un noto conduttore televisivo ai suoi ospiti, c’ è da domandarsi: “Che cosa c’ è dietro l’ angolo?”.

 

Author: Pier Carlo Sommo

Torinese, Laureato in Giurisprudenza, Master in comunicazione pubblica e Giornalista professionista. Dal 1978 si occupa di comunicazione e informazione nella pubblica amministrazione. Ha iniziato la carriera professionale presso la Confindustria Piemonte. Dopo un periodo presso l'Ufficio Studi e Legislativo della Presidenza della Regione Piemonte nel 1986 è diventato Vice Capo di Gabinetto e Responsabile Relazioni Esterne della Provincia di Torino Dal 1999 al 2020 è stato Direttore delle Relazioni Esterne e Capo Ufficio Stampa dell'ASL Città di Torino. Autore di saggi, articoli e ricerche, ha pubblicato numerosi volumi e opuscoli dedicati alla comunicazione culturale - turistica del territorio. È docente in corsi e seminari sui problemi della comunicazione e informazione presso le società di formazione pubbliche e private . Professore a contratto di Comunicazione Pubblica presso l'Università di Torino e Università Cattolica). È stato Segretario Generale dell'Associazione Italiana per la Comunicazione Pubblica e Istituzionale dal 2013 al 2020. Membro del Direttivo del Club di Comunicazione d'Impresa dell’Unione Industriale di Torino, dal 2005 al 2008 è stato Vice Presidente. Membro del Comitato Promotore dell' Associazione PA Social