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* Pier Carlo Sommo

Rudolf von Jhering (1818 – 1892)

Il grande giurista tedesco Rudolf von Jhering ( 1818 – 1892) diceva che “La legge è l’arma indispensabile dell’intelligenza contro la stupidità”; oggi forse avrebbe qualche dubbio… Le norme devono essere create e applicate con professionalità e serietà, altrimenti il diritto diventa una buffonata o un sopruso.

Da molti anni mi occupo di comunicazione e informazione, ma sono laureato in Giurisprudenza. In gioventù ho esercitato la pratica legale e ho fatto parte per alcuni anni del servizio Legislativo e Studi della Regione Piemonte. I miei docenti della facoltà di Giurisprudenza  all’Università di Torino sono stati professori di alta caratura e chiara fama: Giovanni Conso, Carlo Federico Grosso, Marco Siniscalco, Claudio Dal Piaz, Elio Casetta, Silvio Romano, Giorgio Cansacchi, Mario Enrico Viora, solo per citarne alcuni. Mi sono laureato con Giommaria Deiana, luminare nazionale del diritto civile.  Questi Maestri del diritto, mi hanno lasciato, oltre a una buona preparazione sulla materia, saldi principi di democrazia, legalità e legittimità  che mi hanno accompagnato per tutta la mia vita sociale e professionale. Ho abbandonato la pratica legale negli anni 90’, perché la realtà applicativa del diritto non coincideva più con i miei ideali, tra scadimento della qualità della produzione legislativa, troppo complessa e di dubbia  applicazione.

A mio parere il dramma del coronavirus ha purtroppo accelerato questa crisi del diritto italiano in corso da molti anni: troppe leggi mal scritte e peggio applicate, da magistrati spesso troppo “disinvolti” e da burocrati che creano e gestiscono, in modo, a volte  follemente complesso  applicazioni  del diritto che sovente si trasformano in “mostri” senza cuore e cervello che divorano libertà e diritti dei cittadini con, addirittura, la giustificazione di difenderli.

Marta Cartabia

La Presidente della Corte Costituzionale prof.ssa Marta Cartabia, giurista di grande valore ed equilibrio, ha recentemente affermato: “La piena attuazione della Costituzione richiede un impegno corale, con l’attiva, leale collaborazione di tutte le Istituzioni, compresi Parlamento, Governo, Regioni, Giudici. Questa cooperazione è anche la chiave per affrontare l’emergenza. La Costituzione, infatti, non contempla un diritto speciale per i tempi eccezionali, e ciò per una scelta consapevole, ma offre la bussola anche per navigare per l’alto mare aperto nei tempi di crisi, a cominciare proprio dalla leale collaborazione fra le istituzioni, che è la proiezione istituzionale della solidarietà tra i cittadini”.  Parole chiare, sagge e profonde, costituzionalmente ineccepibili, di monito a chi crea e applica le norme, a tutti i livelli. Ma quanti hanno compreso?

In questi mesi di crisi abbiamo visto il susseguirsi di norme nazionali e regionali, malfatte sul piano del diritto e spesso anche sul mero piano della lingua italiana. Indicazioni poco chiare, scoordinate e rabberciate, spesso in conflitto tra loro. Spiegate poi anche peggio, da chi avrebbe il dovere di spiegarle e che, apparentemente, dovrebbe averne anche le capacità tecnico-politiche.

Il fenomeno è prevalentemente causato dalle ingerenze di una politica poco acculturata che invade campi dove solo il diritto  e i suoi studiosi dovrebbero prevalere. Il risultato è che poi, all’atto pratico, le interpretazioni sono lasciate a chi non dovrebbe, cioè ai poveri tutori della legge, costretti a soprassedere o reprimere, oscillando, tra mille dubbi, fra lassismo e rigore.

Norberto Bobbio

Il filosofo del diritto Norberto Bobbio già negli anni 50′ affermava che tutte le norme giuridiche possono essere sottoposte a tre diverse valutazioni, cioè se la norma:

  • Sia giusta o ingiusta;
  • Sia valida o invalida;
  • Sia efficace o inefficace.

Questi tre criteri Norberto Bobbio  li riteneva  indipendenti l’uno dall’altro,  per dimostrare l’indipendenza di tali criteri, affermava che esistono norme giuste che non sono valide, (es. principi universali non ancora acquisiti da diritto), norme valide che non sono giuste (es. le leggi razziali), norme valide che non sono efficaci (es. le leggi degli anni ’20 sulla proibizione degli  alcoolici negli USA), norme efficaci che non sono valide (es. le norme sociali seguite spontaneamente, come le regole della buona educazione, che non appartengono ad un ordinamento giuridico), norme giuste che non sono efficaci (Bobbio riteneva che quando la saggezza popolare afferma “non v’è giustizia in questo mondo”, ci si riferisca al fatto che molti a parole esaltano la giustizia, ma pochi la mettono in atto) e norme efficaci che non sono giuste (Bobbio riteneva che il fatto che una norma sia seguita NON provi la giustizia di essa). In buona sintesi le teorie di Norberto Bobbio affermano che le norme debbono essere valutate in termini di  giustizia,  validità ed efficacia, tutto il resto è inutile.

Modulo Autocertificazione

Orbene, senza trattare nel dettaglio tutto il contenuto dei DPCM emanati in questo periodo di coronavirus, della loro forma poco chiara, accompagnata (e aggravata) dalle confuse disposizioni integrative delle regioni, scoordinate e spesso addirittura sconfinanti dai poteri assegnati, soffermiamoci sull’aspetto più evidente e  purtroppo,  tragicomico: le autocertificazioni.

Prima di tutto si sono susseguite in brevissimi tempi ben quattro versioni con domande e attestazioni che vanno dal curioso allo strampalato. Alla fine si è aggiunto il fumoso e pressoché umoristico concetto di “congiunti” interpretato e re-interpretato più volte, senza giungere ad alcuna certezza.  In ultimo è stato definito che sono “congiunti” i coniugi, i partner conviventi, i partner delle unioni civili, le persone che sono legate da uno stabile legame affettivo, nonché i parenti fino al sesto grado (ad esempio, i figli dei cugini tra loro) e gli affini fino al quarto grado (ad esempio, i cugini del coniuge). Siamo in presenza di legislatori inesperti? Di involontari umoristi oppure vi sono oscure trame? A Roma in questi casi si dice ” ma ce sei o ce fai?”…

Prima di tutto chi controllerà la veridicità di migliaia di queste incredibili attestazioni? Come si accerta uno stabile legame affettivo”? Per la legge italiana il fidanzamento, inteso come rapporto tra due persone privo di un vincolo giuridico, non esiste, fatto salvo quanto previsto per la “promessa di matrimonio”  prevista dagli articoli 79, 80 e 81 del Codice civile. Chi controlla che il cittadino giunga davvero all’effettiva destinazione, dichiarata nei casi previsti di mobilità? Gli italiani sono circa 60 milioni e si muovono parecchio, i controllori  (carabinieri, polizia, finanza, vigili urbani ecc) sono circa 3/400 mila,  ma non fanno solo questo mestiere, nel frattempo debbono anche occuparsi della sicurezza pubblica che. vista la situazione piuttosto tesa. è cosa assai delicata…

Per cui, considerate le difficoltà di accertamento e verifica delle infrazioni, è molto probabile che i tribunali saranno investiti da centinaia di ricorsi contro le contravvenzioni e denunce e, se la giustizia non è un’opinione, saranno costretti ad annullarne buona parte per carenza di prove, con costi e perdite di tempo rilevanti per pubblica amministrazione e cittadini.

È stato giustamente affermato, e ammonito, che il diritto penale è come una spada senza elsa, metafora che significa che nel momento in cui si attiva il diritto penale la spada con cui viene inferto un colpo nel contempo ferisce chi la sta usando.  Il principio è valido anche per buona parte delle leggi che contengono sanzioni amministrative, spesso il procedimento per riscuotere costa allo Stato più di quanto incassa dalla sanzione stessa. Ragione per cui questi meccanismi devono essere attivati con grande cautela e attenzione agli effetti.

Sant’Ignazio di Loyola fondatore dei Gesuiti.

La cosiddetta “certezza del diritto” è il principio in base al quale  una norma giuridica  deve essere formulata in modo chiaro ed essere soggetta ad una interpretazione univoca. Ogni persona deve essere in grado di prevedere le conseguenze giuridiche della propria condotta. A tale obiettivo si giunge quando le norme giuridiche sono chiare, generali e astratte. Ma i legislatori sono a conoscenza dell’ esistenza di tale principio? Qui siamo in presenza di una incauta totale vaghezza…

Bisognerebbe veramente appellarsi a qualche santo, magari Padre Pio, venerato dal Presidente del Consiglio,  o forse, in modo più realistico,  il gesuita Papa Francesco potrebbe ricordare ai nostri attuali governanti e legislatori  il famoso detto della Compagnia di Gesù : Si non caste, tamen caute  (Se non casti, almeno cauti)….

 

 

 

 

*Pier Carlo Sommo – Segretario Generale dell’Associazione per la Comunicazione Pubblica e istituzionale – Professore a contratto di Comunicazione pubblica presso le  Università di Torino e Cattolica 

Author: Pier Carlo Sommo

Torinese, Laureato in Giurisprudenza, Master in comunicazione pubblica e Giornalista professionista. Dal 1978 si occupa di comunicazione e informazione nella pubblica amministrazione. Ha iniziato la carriera professionale presso la Confindustria Piemonte. Dopo un periodo presso l'Ufficio Studi e Legislativo della Presidenza della Regione Piemonte nel 1986 è diventato Vice Capo di Gabinetto e Responsabile Relazioni Esterne della Provincia di Torino Dal 1999 al 2020 è stato Direttore delle Relazioni Esterne e Capo Ufficio Stampa dell'ASL Città di Torino. Autore di saggi, articoli e ricerche, ha pubblicato numerosi volumi e opuscoli dedicati alla comunicazione culturale - turistica del territorio. È docente in corsi e seminari sui problemi della comunicazione e informazione presso le società di formazione pubbliche e private . Professore a contratto di Comunicazione Pubblica presso l'Università di Torino e Università Cattolica). È stato Segretario Generale dell'Associazione Italiana per la Comunicazione Pubblica e Istituzionale dal 2013 al 2020. Membro del Direttivo del Club di Comunicazione d'Impresa dell’Unione Industriale di Torino, dal 2005 al 2008 è stato Vice Presidente. Membro del Comitato Promotore dell' Associazione PA Social