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Carola Vai

Ci sono località di montagna dove il Covid-19 non sta riuscendo nella sua opera distruttiva contro il turismo. Una di queste è Courmayeur sotto il massiccio del Monte Bianco, in Valle d’Aosta. Certo camminando nella centrale via Roma si sente parlare solo italiano. Del tutto assenti gli abituali turisti stranieri. Ma Courmayeur ha iniziato agosto 2020 ugualmente all’insegna dell’affollamento, se non proprio del tutto esaurito ovunque. E si prepara a settimane di gran pienone. Alberghi pressoché al completo, seconde case quasi tutte occupate. Persino trovare posto per pranzare o cenare in uno dei molti ristoranti è difficile senza prenotazione, come ho avuto modo di sperimentare.

Courmayeur, dalla piazzetta, sullo sfondo l’hotel Royal

Del resto Courmayeur si trova ai piedi delle cime più alte d’Europa, amate da appassionati e curiosi. Ultimo comune prima di arrivare in Francia, attraverso il Traforo del Monte Bianco, la località, a 1.224 metri di altezza, è una delle più note in Europa. La sua popolarità iniziò con il turismo termale nel XVII secolo, grazie alle quattro fonti di acqua solforosa. Ma verso  il XVIII si sviluppò l’interesse per la montagna con la prima ascensione del Monte Bianco, nel 1786, dal versante francese. Così, con il tempo, divenne sede della prima Compagnia di Guide Alpine di Courmayeur. Poi arrivò l’epoca della costruzione di impianti sciistici e la località si è trasformata in una delle più importanti stazioni sciistiche dell’arco alpino, frequentata da turisti di tutto il mondo.

Ma anche per quando fa caldo, cioè in estate, Courmayeur si è costruita una ragnatela

Courmayeur, via Roma

di attività alpinistiche di varie difficoltà. Camminate, giri in mountain bike, corse in alta quota, lunghi percorsi attrezzati per ogni livello fisico. Per coloro che preferiscono avventure più semplici o per le famiglie con bambini sono invece possibili passeggiate, corsi   sportivi, gite sulle rive dei laghi e nei parchi.

Ma il gioiello più spettacolare della località, famoso a livello internazionale, è la funivia Skyway , riaperta dopo il lungo lockdown. La struttura, composta da cabine semisferiche trasparenti che ruotano durante la salita e la discesa, conduce da Courmayeur fino a Punta Helbronner. Durante il percorso si può godere di un panorama mozzafiato sull’arco alpino. Si parte da Palud, all’imbocco della Val Ferret. Prima fermata : il Pavillon The Mauntain, a 2.173 metri. Qui si scopre un’ampia terrazza dove lo sguardo può spaziare sul Monte Bianco e la Val Veny.

Carola Vai a Punta Helbronner

All’interno si possono gustare piatti valdostani nel ristorante Alpino, fare acquisti nella boutique con specialità dell’artigianato locale, comperare vini nella Cave Mont Blanc.  Ma di grande attrazione, soprattutto d’estate, è il Giardino Botanico con 900 specie differenti  di piante alpine. L’area è divisa in due zone dove si può passeggiare osservando la flora alpina. Ultima tappa del viaggio in funivia: l’avveniristica stazione Punta Helbronner/The Sky , a 3.466 metri di altezza, con l’affascinante sala cristalli e la sala Monte Bianco per ammirare il panorama anche nelle giornate fredde e ventose. Infine, per una pausa golosa, c’è il Bistrot Panoramic da dove si ha un panorama letteralmente tra le nuvole.Insomma, Courmayeur non è travolta dagli effetti devastanti del Covid-19 anche dal punto di vista economico.

Skyway Mont Blanc, stazione di Punta Helbronner

Del resto l’Agenzia Nazionale Italiana del Turismo aveva previsto nelle scorse settimane che il 60% degli italiani avrebbe vissuto la vacanza dell’estate 2020 in montagna dove il Covid-19 non crea preoccupazioni di contagio. Così, albergatori e ristoratori si sono attivati a soddisfare il più possibile la clientela italiana, anche con tariffe contenute, mentre il commercio ha organizzato orari dei negozi molto elastici con aperture continuate pure di domenica e in alcuni giorni fino a tarda sera.  La maggior parte degli abitanti residenti, 2.800 circa, si è ingegnata per affrontare con successo un’estate difficile per molte località turistiche italiane. Riproposte, o in molti casi, inventate molte manifestazioni letterarie, musicali, teatrali.

Punta Helbronner, la terrazza

Courmayeur, che ha visto i primi importanti insediamenti abitativi intorno al XIII secolo, diventata una località turistica di grande successo, ha assistito alla costruzione di importanti ville storiche, ancora oggi esistenti. Tra queste sono particolarmente famose Villa Marone Cinzano (1925) nota per aver ospitato Umberto II e Maria José del Belgio, ultimi sovrani d’Italia,  durante il loro viaggio di nozze. La coppia in quei giorni venne raggiunta da molti amici torinesi, compresi gli Agnelli cugini dei proprietari della Villa.

Il dolce “Monte Bianco”, specialità di Courmayeur

Altro edificio entrato nella storia è Villa Bagnara (1935) voluta dall’imprenditore genovese omonimo e noto per aver ospitato il 16 luglio 1965 Giuseppe Saragat e Charles De Gaulle  in occasione dell’inaugurazione del Traforo del Monte Bianco.

Molte delle storiche ville abitate e frequentate in passato da ospiti di fama internazionale, sono comunque state trasformate con il tempo in residence o eleganti condomini in questo periodo di Covid-19 tutte occupate.

 

 

Author: Carola Vai

Laureata in Lingue e Letterature straniere, giornalista e scrittrice. Ha lavorato in varie testate tra le quali: “la Gazzetta del Popolo”, “La Stampa”, “Il Mattino” di Napoli, “Il Giornale” di Montanelli. Passata all’AGI (Agenzia Giornalistica Italia) dal 1988 al 2010, è diventata responsabile della redazione regionale Piemonte-Valle d’Aosta. Relatrice e moderatore in convegni in Italia e all’estero; Consigliere dell’Ordine Giornalisti del Piemonte fino al 2010, poi componente del consiglio di amministrazione della Casagit (Cassa Autonoma Assistenza dei Giornalisti Italiani) dove attualmente è sindaco effettivo. Tra i libri scritti “Torino alluvione 2000 – Per non dimenticare” (Alpi Editrice); “Evita – regina della comunicazione” (CDG, Roma ); “In politica se vuoi un amico comprati un cane – Gli animali dei potenti” (Daniela Piazza Editore).