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Carola Vai

Tra i gravi aspetti rilevati in tutto il mondo, Italia compresa, dalla diffusione del #Covid-19 c’è la necessità per i Paesi di avere un piano di emergenza. E’ uno dei temi sottolineati da Vladimiro Zagrebelsky, giudice della Corte europea dei diritti umani dal 2001 al 2010, intervenendo all’incontro “Diritto alla salute e pandemia” organizzato dalla Fondazione Courmayeur Mont Blanc, al Jardin de l’Ange, cuore della cittadina valdostana. All’appuntamento aperto da Lodovico Passerin d’Entreves, presidente del comitato scientifico della Fondazione, Vladimiro Zagrebelsky, attualmente  direttore del Laboratorio dei Diritti fondamentali nel Collegio Carlo Alberto (Torino) ha ricordato un evento capitato anni fa in Francia allorché il ministro alla salute decise di distruggere migliaia di mascherine inutilizzate. Senza mai sostituirle. Insomma i Paesi devono essere preparati ad affrontare improvvise emergenze.

Vladimiro Zagrebelsky e Carola Vai

L’ex giudice davanti ad un folto pubblico distanziato come prevedono le norme anti-covid , e per nulla preoccupato da un improvviso acquazzone estivo,  ha ricordato che “il diritto alla salute è un diritto estremamente complesso”. Ed ha richiamato l’attenzione sull’ordinamento giuridico italiano, che definisce il diritto alla salute un «diritto fondamentale dell’individuo e interesse della collettività», sancito dall’articolo 32 della Costituzione italiana che recita: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge”. Ha poi rammentato la legge attuativa del 1978, per la quale il servizio sanitario nazionale «è costituito dal complesso di funzioni, strutture, servizi e attività destinati alla promozione, al mantenimento e al recupero della salute fisica e psichica di tutta la popolazione senza distinzione di condizioni individuali o sociali e secondo modalità che assicurino l’eguaglianza dei cittadini nei confronti del servizio». Poi ha rimarcato: “la Repubblica siamo tutti noi. Non è il governo. I medici durante l’emergenza hanno agito come istituzione della Repubblica, non hanno guardato gli orari benché siano dei dipendenti. Insomma l’osservanza delle tante disposizioni è apprezzabile, considerata la diffusa tendenza a ignorare obblighi e divieti. Probabilmente ha pesato la paura per la propria salute, ma anche l’invito a partecipare tutti insieme alla salute collettiva. Quando viene chiesto di indossare la mascherina per garantire la salute è un obbligo costituzionale. Non si può chiamare l’imposizione un fastidio”.

Il Jardin de L’Ange – Courmayeur

Sollecitato dalle domande a cominciare da Lodovico Passerin d’Entreves sul fatto che la vicenda Covid abbia creato “prassi mai esistite in precedenza”, l’ex giudice ha ammesso: “Certo. In ogni modo, pur rispettando chi ha dovuto decidere in breve tempo, bisogna analizzare i vari casi”. Senza mai fare nomi, Zagrebelsky ha osservato: “il Presidente del Consiglio con Decreto ha preso molte decisioni. Sono state accolte restrizioni alle libertà di circolazione, di riunione, di lavoro, di iniziative economiche, persino di libertà religiosa. Personalmente ho trovato sorprendente la chiusura per decreto di chiese, moschee e qualsiasi sede religiosa. Il provvedimento è stato accettato, e si può capire considerata la situazione. Ma non deve ripetersi. Si può dire che con la pandemia il ruolo del Parlamento e il ruolo del Governo sono stati messi in crisi”. Come già in altre occasioni, Zagrebelsky ha nuovamente lasciato intendere con chiarezza che sullo sfondo di quando accaduto c’è una questione politica che ha visto contrapporsi ai diritti sociali i diritti e le libertà civili e politiche individuali. Secondo Zagrebelsky  quanto si è verificato in Italia nei mesi di emergenza pandemia “è criticabile sulla qualità, non sul contenuto, perché i vari decreti erano incomprensibile persino per me che da tutta la vita mi occupo di temi riguardanti il Diritto. Su questo la Corte europea potrebbe avere qualcosa da dire”.

L’ex magistrato parlando di salute e uguaglianza ha comunque rammentato: “ci sono situazioni dove non c’è altro che lo Stato. In Italia fortunatamente lo Stato c’è”. A questo punto ha lanciato un invito a coloro che vorrebbero distruggere lo Stato: “l’attacco allo Stato è suicida per la società. Ciò che occorre: è farlo funzionare”.

 

 

Author: Carola Vai

Laureata in Lingue e Letterature straniere, giornalista e scrittrice. Ha lavorato in varie testate tra le quali: “la Gazzetta del Popolo”, “La Stampa”, “Il Mattino” di Napoli, “Il Giornale” di Montanelli. Passata all’AGI (Agenzia Giornalistica Italia) dal 1988 al 2010, è diventata responsabile della redazione regionale Piemonte-Valle d’Aosta. Relatrice e moderatore in convegni in Italia e all’estero; Consigliere dell’Ordine Giornalisti del Piemonte fino al 2010, poi componente del consiglio di amministrazione della Casagit (Cassa Autonoma Assistenza dei Giornalisti Italiani) dove attualmente è sindaco effettivo. Tra i libri scritti “Torino alluvione 2000 – Per non dimenticare” (Alpi Editrice); “Evita – regina della comunicazione” (CDG, Roma ); “In politica se vuoi un amico comprati un cane – Gli animali dei potenti” (Daniela Piazza Editore).