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Carola Vai

Ci sono infiniti modi di viaggiare. E in epoca di coronavirus sono tutti apprezzabili.  Tuttavia c’è una formula di viaggio che trovo tre le più istruttive: curiosare nella vita altrui per conoscere territori, idee, usanze. In che modo? Leggendo la biografia di un personaggio. Viaggiare nella vita altrui, bella o brutta che sia stata, consente di scoprire il passato, e spesso capire meglio il presente.  Soprattutto se la biografia narra l’esistenza della (o del) protagonista basandosi su ricerche approfondite, e se  analizza  il contesto storico e ambientale consentendo a chi legge di muoversi con l’immaginazione. Poi, se vuole, andare a visitare i luoghi trattati. E’ quello che ho fatto scrivendo la biografia di una grande viaggiatrice : “Rita Levi-Montalcini, una donna libera” (Rubbettino editore), 300 pagine, in vendita nelle librerie.

Copertina della biografia “Rita levi-Montalcini, una donna libera” (Rubbettino)

Nel periodo di lockdown per colpa del Covid-19, ho dedicato spazio alla lettura della vita di due donne opposte, eppure in qualche modo vicine all’esistenza degli italiani: Anna Maria D’Orleans, regina di Sardegna e Duchessa di Savoia, vissuta 59 anni (dal 1669 al 1728) tra Parigi, Torino e persino qualche mese in Sicilia; e l’imperatrice Cixi,  colei che accompagnò la Cina alla modernità, vissuta 73 anni (dal 1835 al 1908). Vi chiederete cosa hanno a che fare queste due donne con l’Italia di oggi. Secondo me, molto. Anna Maria D’Orleans contribuì a tracciare la storia del Piemonte. L’imperatrice Cixi  favorì lo sviluppo della Cina fino allora ferma a stili di vita che in Europa erano superati già da vari secoli. Ma ci sono volute due biografie, scritte da due penne femminili, per scoprire due donne lasciate per decenni in ombra. Anna Maria D’Orleans, come ricorda Maria Teresa Reineri, ricercatrice di Fisica Nucleare, nella biografia pubblicata  dal Centro Studi Piemontesi , 680 pagine, era nipote di Luigi XIV, Re Sole. Per motivi politici all’età di 15 anni venne data in sposa a Vittorio Amedeo II di Savoia, di due anni più grande. Il loro non fu un matrimonio d’amore. Tuttavia, Anna Maria D’Orleans, principessa francese di aspetto gracile, ma con un carattere di acciaio, nel 1713, quando il ducato di Savoia si trasformò in regno, diventò la prima “regina” della storia sabauda.

Anna Maria D’Orleans giovanissima e da poco arrivata a Torino

Nelle residenze sabaude di Torino e dintorni condusse una vita difficile, segnata da lutti, afflizioni e scarse gioie. Sopportò la presenza della duchessa di Verrua, favorita del marito. Ebbe dieci figli. Uno solo le sopravvisse: l’amatissimo Carlin, futuro re Carlo Emanuele III di Savoia. Tra le figlie delle quali dovette accettarne la morte prematura ci furono: Maria Adelaide, Delfina di Francia, uccisa a 26 anni dal morbillo lasciando orfano un bimbo ancora piccino e destinato diventare re Luigi XV; e Maria Luisa Gabriella, regina di Spagna, morta anche lei a 26 anni rendendo orfani due figli diventati, prima l’uno e poi l’altro, re di Spagna. Seguendo la vita della prima regina di Casa Savoia si viaggia nelle sale del Palazzo Reale e del Castello del Valentino di Torino, entrambi oggi visitabili, del Castello di Moncalieri e del Castello di Rivoli, tutte e due a pochi chilometri dal capoluogo piemontese. Poi la Reggia di Venaria, oggi completamente ricostruita e circondata da splendidi giardini. I primi sovrani di Casa Savoia viaggiarono spesso. La biografia riporta in modo dettagliato usanze, tradizioni, spostamenti sul territorio consentendo a chi legge di scoprire ambienti, palazzi, strade e persino porti. I viaggi hanno infatti interessato un territorio oggi compreso tra Francia, Piemonte, Liguria, con una parentesi di lunghi mesi in Sicilia.

copertina della biografia su Anna Maria D’Orleans

Viaggi avvenuti trecento anni fa, ma descritti attraverso documenti conservati in vari archivi. Dunque, una realtà dove sono cresciute le radici della nostra Italia. Per questo ritengo la biografia su Anna Maria D’Orleans non così lontana dalla nostra quotidianità. Di certo aiuta capire meglio quanta fatica si annida alle origini della costruzione del nostro Paese. Come lo consente la narrazione della vita di Rita Levi-Montalcini, lunga 103 anni, (1909-2012) ed ancora unica donna italiana ad aver ottenuto il Premio Nobel per la Medicina.

In tempi di coronavirus, di molti dubbi verso la Cina, stupisce scoprire attraverso il viaggio nella vita di una donna diventata concubina dell’imperatore a 16 anni, la realtà di un mondo lontano con ancora troppe analogie con il presente. La ragazza,  come ricorda Jung Chang, autrice della biografia  di circa 500 pagine pubblicata da Longanesi, con intelligenza , e per aver dato l’unico figlio maschio all’imperatore, (nonostante una moglie ufficiale e varie concubine) conquistò potere. In meno di dieci anni , con astuzia divenne la sovrana della Cina, riuscendo per alcuni decenni, come si legge nel libro, “tenere in pugno il destino di un terzo della popolazione mondiale con il titolo di Imperatrice Vedova Cixi”. In pratica governò la Cina fino alla morte avvenuta nel 1908, un anno prima che a Torino nascesse  Rita Levi-Montalcini .

L’imperatrice Cixi in una foto dell’epoca

Donna intraprendente (lo era anche Rita Levi-Montalcini) agì sempre in modo da volgere gli eventi come voleva. Atteggiamento che il figlio non mostrò di possedere quando a 16 anni, nel 1873, dopo le nozze, assunse il potere. Nonostante ciò, “Cixi si attenne alle regole e non interferì con il lavoro del figlio”. Fino al 12 gennaio 1875 quando l’imperatore, diciannovenne, morì di vaiolo. E la giovanissima moglie scelse il suicidio per accompagnare il marito nel viaggio dell’aldilà. “Che una donna si togliesse la vita alla morte del marito era considerata in Cina la più insigne delle virtù”, si legge nel libro. Privata del figlio naturale, Cixi, riguadagnò il potere. Cominciò inviare rappresentanze all’estero, Italia compresa, con l’idea di modernizzare la Cina chiusa in situazioni molto arretrate . In tutti i settori. Coraggiosa e determinata, affrontò battaglie senza esclusione di colpi.  Attraverso la biografia si può seguire il passaggio della Cina dal Medioevo all’epoca moderna. Una testimonianza utile  a capire qualcosa di più di un Paese ancora impenetrabile, come conferma l’emergere, e poi la diffusione, del mortale Covid-19. Dunque, le biografie sono un settore letterario capace di offrire esempi di vita reale dai quali si possono apprendere molte cose e viaggiare nei luoghi attraversati dal protagonista. Un genere che meriterebbe maggiore attenzione dal mondo editoriale. Ed anche dal settore del turismo perché in grado di favorire viaggi in territori vicini e lontani.

 

 

 

Author: Carola Vai

Laureata in Lingue e Letterature straniere, giornalista e scrittrice. Ha lavorato in varie testate tra le quali: “la Gazzetta del Popolo”, “La Stampa”, “Il Mattino” di Napoli, “Il Giornale” di Montanelli. Passata all’AGI (Agenzia Giornalistica Italia) dal 1988 al 2010, è diventata responsabile della redazione regionale Piemonte-Valle d’Aosta. Relatrice e moderatore in convegni in Italia e all’estero; Consigliere dell’Ordine Giornalisti del Piemonte fino al 2010, poi componente del consiglio di amministrazione della Casagit (Cassa Autonoma Assistenza dei Giornalisti Italiani) dove attualmente è sindaco effettivo. Tra i libri scritti “Torino alluvione 2000 – Per non dimenticare” (Alpi Editrice); “Evita – regina della comunicazione” (CDG, Roma ); “In politica se vuoi un amico comprati un cane – Gli animali dei potenti” (Daniela Piazza Editore).